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Politica lunedì 18 luglio 2016 ore 09:42

"Ora i giovani affossano l'Unione"

Paolo Marconcini

Dopo l'annunciata fuoriuscita di Ponsacco dall'ente, Paolo Marconcini ricorda le origini del progetto e dichiara: "La divisione ci vedrà perdenti"



PONTEDERA — Nel dibattito scatenato dall'imminente uscita dall'Unione Valdera di Ponsacco (ormai ribattezzata Ponsexit) si inserisce la voce di Paolo Marconcini: l'ex sindaco di Pontedera e presidente di Geofor pone l'accento sulle origini dell'Unione, evidenziando il ruolo preminente svolto dall'Alta Valdera nell'ideare un progetto che oggi scricchiola proprio in seguito alle scelte dei Comuni di quell'aera.

Di seguito pubblichiamo l'intervento integrale di Marconcini.

Io non so dove si sia sbagliato, ma qualcosa si sarà sbagliato di sicuro se questo è il risultato. Avremo seminato male, forse. Facemmo l'Unione dei Comuni della Valdera raccogliendo e dando vita ad un'aspirazione lontana, dei migliori di noi, che vedevano la Valdera come un grande contesto urbano e rurale di oltre 100 mila abitanti, unito o correlato.

Lo scopo era quello di dare servizi uguali o simili a tutti nei più grandi, come nei più piccoli centri del nostro comune territorio. Diminuire i costi ripetitivi di tali servizi e avere, in una prospettiva ravvicinata, un solo dirigente per l'urbanistica, uno solo per i lavori pubblici di tutti, uno per il sociale, un unico ufficio tributi, un ufficio personale, un solo ufficio scuola, biblioteche messe in rete e in comune, un unico reparto manutenzione, un solo centro per la protezione civile e così via.

Pensavamo di utilizzare i Sindaci e gli Assessori di ogni Comune, rispettivamente come la Giunta e i Consiglieri dell'Unione, eleggendo un Presidente della Valdera a rotazione. Non pensavamo infatti ad un'unione Pontederocentrica, ma policentrica. In questo modo avremmo risparmiato sui costi degli apparati pubblici e non avremmo incrementato quelli della politica, aprendo magari la strada a future fusioni dei Comuni di cui, strada facendo, avremmo rispettato intanto l'autonoma identità.

Ci accordammo su una fase transitoria di "geometrie variabili" che rendesse possibile ciò che in questo cammino era ancora più acerbo. Non fu Pontedera l'anticipatrice, ma fu l'Alta Valdera la progenitrice di questo processo. Non furono i "capitani di lungo corso" come me, la vera forza trainante che rese possibile l'Unione, la prima in assoluto della Regione Toscana. 

Furono piuttosto i più giovani Sindaci e Assessori che dettero il loro consenso e spinsero per realizzare quell'obiettivo. Guardavano avanti, anticipavano leggi e disposizioni che sarebbero venute successivamente per razionalizzare la cosa pubblica e contenerne la spesa crescente e dispersiva, impossibile a sopportarsi in un'epoca di grave crisi.

Norme che seguiteranno a venire e saranno sempre più severe e in questo caso giustificate: è più che giusto ridurre i costi e gli sprechi della burocrazia.

Non frequento i social e sopravvivo, cerco semmai la socialità nella vita reale, ma mi riferiscono di tante fesserie apparse nei vari siti, insieme a qualche presuntuosa e dotta riflessione sulla mancanza di strategie, condita del senno di poi di cui son pieni i fossi. Mi addolora soprattutto apprendere dalla stampa che oggi, in epoca di rottamazioni, i fattori sembra si siano invertiti: sono i "senatori" che difendono l'Unione e sono i giovani amministratori che tendono a crederci meno, quando non ad affossarla.

E l'Alta Valdera, progenitrice dell'Unione, si ritaglia un ruolo minore, tornando su suoi passi, anziché procedere insieme a tutti gli altri Comuni verso gli obiettivi più ambiziosi a cui aspirava. E poi alla fine, se noi abbiamo seminato male, mi chiedo quale semina si pensa di fare ora in alternativa? Qual è la speranza, la strategia con cui si pensa di rilanciare, razionalizzando, i servizi comuni e la stessa dimensione della cosa pubblica? Qual è la ricetta saIvifica? Il rifugio all'ombra del campanile? Il ritorno ai paesi in collina? È questa la grande strategia da cui deriveranno minori spese, più servizi, più equità, maggior consenso con il nostro elettorato circoscritto e populista?

O il problema è giustificabile con incompatibilità personali, private o caratteriali dei singoli? O si annida ancora nelle eterne rivalità strapaesane di noi maledetti toscani per cui è assai più facile essere gli uni contro gli altri che non gli uni per gli altri? La nostra unità, il concetto e il progetto di bene comune erano e sono la nostra forza. La divisione ci perderà e ci vedrà perdenti e non risparmierà nemmeno le "piccole patrie".



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