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PONTEDERA
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sabato 21 settembre 2019

Attualità domenica 18 agosto 2019 ore 07:52

​"Proviamo con Mussolini... "

La curiosa storia dei vecchietti del Lotti, prima messi in libera uscita e poi riportati 'dentro' dai socialisti che guidavano il comune. E i vecchietti scrissero al duce.



PONTEDERA — Cent'anni fa meno tre mesi - si votò il 16 novembre 1919 - i socialisti vinsero per la prima volta elezioni nazionali italiane. E un anno dopo conquistarono anche molti comuni del centro nord, Toscana in testa, compreso quello d Pontedera. (Che due anni dopo i socialisti persero con l'assalto alla città da parte dei fascisti soprattutto santacrocesi, sanminiatesi e fiorentini).

Ma i protagonisti di questo TuttoPontedera non sono da annoverare fra i politici. Sono semplicemente i vecchietti ospiti del ramo 'ospizio' - oggi si chiamerebbe casa di riposo o residenza sanitaria assistita - dell'ospedale. Vecchietti poveri che al Lotti godevano di colazione, pranzo e cena ma che non potevano uscire e rientrare in libertà come invece avrebbero voluto. (E fra loro ci fu anche un litigio che finì con un morto).
Ma quando il Psi conquistò Palazzo Stefanelli battendo i liberali e i popolari del giovanissimo Giovanni Gronchi (che, pensate un po', non fu eletto, anche se avrà di che rifarsi in futuro), i sindaci Fernando Caciagli prima e Narsete Citi dopo decisero che i vecchietti in grado di camminare potessero uscire e frequentare anche le bettole. Viva il socialismo libertario!

Ma la questione cominciò ben presto a ingarbugliarsi (come quella della tasse subito aumentate ai benestanti e ancor più ai ricchi della città, argomento che sollevò grandi polemiche) quando i cittadini cominciarono a protestare, a esempio, per le funzioni fisiologiche espletate in libertà stradale dai vecchietti spesso ubriachi, e per altri loro comportamenti non retti. E fu così che l'amministrazione comunale dovette restringere sempre più le libere uscite. Fino a eliminarle di nuovo.

Nel frattempo Benito Mussolini era diventato presidente del consiglio (con la marcia su Roma del 28 ottobre 1922) iniziando la sua ascesa e cominciando a ricevere lettere in quantità sempre maggiore. Fra le quali la lettera, forse i nostri lettori lo hanno già intuito, degli ospiti non ammalati del Lotti che si dichiararono 'reclusi' dai socialisti appellandosi al nuovo 'capo supremo' per poter tornare in giro per la città.
Come andò a finire non lo sappiamo con precisione ma sappiamo (come ha scoperto fra le carte Silvio Ficini) che il presidente del consiglio-duce girò la lettera al prefetto di Pisa affinché studiasse la situazione.
Ma se ricominciarono le uscite o no, purtroppo, non lo sappiamo. E sarà difficile saperlo dopo un secolo.



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