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Attualità domenica 08 maggio 2022 ore 19:00

Quando Riccardo Fogli era fattorino alla Piaggio

Riccardo Fogli durante la Notte bianca di Pontedera nel 2019

È uscita l'autobiografia del cantante, "Predestinato metalmeccanico". Ecco le pagine del libro di Cecconi e Testi dove viene ricordato alla Piaggio



PONTEDERA — Che la sua vita lavorativa fosse iniziata proprio alla Piaggio, nonostante prima avesse fatto qualche altro piccolo lavoretto, Riccardo Fogli non lo ha mai nascosto. Giovanissimo, a 15 anni, entrò nella fabbrica pontederese, per poi lasciarla un paio di anni dopo, quando con la famiglia si spostò a Piombino, dove il padre aprì un'officina.

E proprio da qui trae il titolo il suo ultimo libro-cd, "Predestinato metalmeccanico", con il quale l'ex frontman dei Pooh ripercorre la sua vita, dai suoi esordi come semplice dilettante della musica a vera e propria star. Per questo, pubblichiamo un brano del libro Il cielo sopra Varramista, scritto a due mani da Lando Testi e Giuseppe Cecconi, dove viene citato proprio Riccardo Fogli

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"Nelle officine Ausiliarie dove si richiedeva maggiore esperienza e più preparazione, dove c'erano i motoristi, i lattonieri, i falegnami, i modellisti, i verniciatori, i fresatori, i collaudatori, si respirava ancora quell'aria antica della gente che dava tutto per la Piaggio, per far bene, per far bella figura, per cercar di risolverei problemi aiutandosi fra loro.


Nonostante la dislocazione della fonderia a Nusco, nonostante la crisi di settore che aveva dimezzato le maestranze, nonostante la pratica invalsa delle buonuscite per rinnovare il personale, la vecchia guardia non era sparita del tutto. I capi di stampo antico si basavano sull'esperienza delle persone, non sulle raccomandazioni.

Erano proprio i capi squadra, nemmeno i capi officina, che gestivano il personale, e poi riferivano a chi di dovere: indicavano chi dimostrava un certo interesse, una certa voglia di fare, una certa consapevolezza che qualche volta ti devi sacrificare. In quel periodo là c'era per esempio un capo reparto dei collaudatori a cui mancava poco per andare in pensione. Lui veniva dalla gavetta, e pur conoscendo vizi e virtù di coloro che provano in strada la Vespa, questi gli davano ugualmente del filo da torcere.

I collaudatori partivano su tre turni, a piccoli gruppi. Come un nugolo di vespe andavano fuori a far chilometri su chilometri.

Gli assegnavano un certo percorso che dovevano seguire per filo e per segno. Minuziosamente erano previsti i tragitti, le soste, le pause pranzo.

Queste cose funzionavano per un periodo di tempo, ma poi qualcuno, capito l'andazzo, diventava furbo e magari faceva girare il contachilometri in su e giù sulla superstrada, anziché lungo le tortuose strade indicate.

Queste tentazioni naturalmente il caporeparto le conosceva bene, perché anche lui veniva da quella scuola.

Allora questo capo, ogni tanto, dopo cena, senza dir nulla a nessuno, faceva la sua parte .Siccome conosceva i percorsi, e magari sapeva che a mezzanotte i collaudatori dovevano passare da Volterra, prendeva la macchina e andava a Volterra ad aspettarli.

Se qualcuno non passava, il giorno dopo gli faceva una bella risciacquata. Lo prendeva da una parte e minacciava di riferirlo alla Direzione se sgarrava un'altra volta. Ma poi non lo faceva mai, perché quella lezione era sufficiente a riportarlo sulla via maestra.

Il capo dei collaudatori conosceva bene quel lavoro, perché c'era nato. Infatti prima, anche gli operai potevano diventare capi reparto, capi squadra e perfino capiofficina. C'era la mobilità sociale, come dicono i sociologi.

Pur dentro alla rigida organizzazione del lavoro della Piaggio, c'era ancora spazio per l'improvvisazione e per una certa arte di arrangiarsi.

Racconta in un libro di memorie Ilo Lorenzetti, di quando dovette recarsi a San Giovanni Rotondo in Puglia, per convincere di persona alcuni clienti sull'affidabilità in curva di un modello dell'Ape con il volante al posto del manubrio.

Ma occorreva caricare sul cassone dell'Ape una zavorra di sette quintali per rendere realistica quella prova di guida che avrebbe effettuato proprio Lorenzetti. Dato che non c'era nulla di pesante a portata di mano, gli stessi clienti furono Invitati a salire a bordo, tenendosi stretti stretti per non cadere.

Fu un azzardo perché qualcuno poteva scivolare e farsi male, ma per fortuna tutto funzionò, e con questa dimostrazione scientifica, Lorenzetti convinse tutti sulla bontà del mezzo.

Questo episodio sembra tratto da una di quelle novelle del Boccaccio dove la prontezza di spirito premia lo scaltro protagonista. Torna in mente Chichibio cuoco. D'altronde c'era a quei tempi una certa spavalderia fra le maestranze, e una gran voglia di farsi strada da soli.

A vedere coi propri occhi il successo travolgente di quella motoretta nata dal nulla, che sembrava la fiaba del brutto anatroccolo diventato uno splendido cigno, ognuno si sentiva più sicuro di sé. Tutti erano portati ad essere ottimisti, intraprendenti, e perfino baldanzosi.

Come successe sicuramente a Riccardo Fogli, che prima di diventare un cantante famoso era un umile fattorino della Piaggio. Molti se lo ricordano che passava da un reparto all'altro sempre fischiettando allegramente, con la testa fra le nuvole.

Il campione italiano di ping pong Mauro Galli usciva dai cancelli dello stabilimento alle cinque della sera e andava direttamente ad allenarsi all'Oratorio con in dosso la tuta blu e il suo sogno sportivo nel cuore. Spesso gli faceva da sparring partner proprio Riccardo Fogli.

I giocatori della seguitissima squadra di Pallacanestro entravano negli spogliatoi della Palestra Comunale con la divisa da metalmeccanico, mentre il loro focoso coach era un impiegato della Piaggio.

Solo per puro caso il campione mondiale di pugilato Alessandro Mazzinghi, da ragazzo, non lavorò nella fabbrica della Vespa".

(Dal Libro Il cielo sopra Varramista di Lando Testi e Giuseppe Cecconi edito da CLD)

La copertina del libro di Testi e Cecconi

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