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Cultura lunedì 28 giugno 2021 ore 15:00

Zingaretti emoziona con il suo "Angelo"

Al Teatro Era il celebre attore Luca Zingaretti, noto al grande pubblico tv per l'interpretazione del Commissario Montalbano, ha aperto FestiValdera



Prima Nazionale per “Poco più che persone – Angelo”, lo spettacolo andato in scena ieri sera per l'apertura di FestiValdera. Ne seguiranno altri quattro per un totale di cinque appuntamenti col teatro proposti da un festival che punta sul racconto e sull’omogeneità degli artisti coinvolti a creare una macro storia suddivisa in episodi indipendenti ma legati. 

Sul palco dell’Anfiteatro, intitolato a uno dei massimi esponenti del teatro del ’900 ‘Julian Beck’, si alterneranno attori di grande bravura. Rimangono invece costanti drammaturgia, regia e musiche, affidate rispettivamente a Michele Santeramo, Marco D’Amore, Marco Zurzolo (sax) Piero de Asmundis (piano). 

Zingaretti torna al FestiValdera dopo il successo del 2019. Proprio quell’anno si è partiti dalla suggestione de "I Giganti" come titolo della manifestazione. Non personaggi della fantasia, ma persone vere, in carne e ossa, persone comuni che la vita di tutti i giorni mette di fronte a prove, quelle sì, gigantesche, per affrontare le quali bisogna essere “un poco più che persone”.

Sono le musiche e il cambio delle luci a creare le pause all’interno dell’intenso racconto di Angelo, il personaggio interpretato da Luca Zingaretti che, con rinomata bravura, ha tenuto gli spettatori attenti ed emotivamente partecipi del suo dilemma. Una prosa asciutta e un’interpretazione sentita ma non enfatica porta gli spettatori con delicata determinazione al centro della questione. 

Quello che sappiamo del personaggio è legato all’essenziale per condividere la storia che sta per raccontarci: “Angelo ha una moglie, Renata, a cui oggi, forse troppo tardi, deve restituire una serenità che le ha sempre tolto. Ha dovuto vivere una vita che non si è scelto, fatta di compromessi e violenza. Oggi si ritrova a fare i conti con tutto questo suo passato, perché arriva sempre un momento in cui bisogna dimostrare che le giornate trascorse siano servite a qualcosa, ad essere pronti, a saper scegliere. Deve farlo, adesso, glielo impone la presenza di Salvo.” Il pubblico entra in sala nella luce rossa foriera di scelte nefaste, in scena un leggìo, una sedia vuota, un piano e un sax, poi compare colui che questa storia l’ha scritta, Michele Santeramo, che dedica lo spettacolo al sorriso e alla leggerezza di una collaboratrice del Teatro Era scomparsa recentemente, la scenografa Erica Artei.

Poi si entra nella storia, gli spettatori si fanno concentrati, composti e parola dopo parola veniamo a conoscenza di Angelo, Salvo e Renata. Salvo è un bambino destinato al sacrificio, il capro espiatorio che sin dall’inizio sa che verrà sacrificato per il bene di qualcos’altro: “Io domani l’alba, tu domani niente” gli dice Angelo, il suo carnefice. Dal suo corpo trarranno vita altri cinque bambini, destinatari dei suoi organi, perché Salvo è un bambino che il fato ha messo sulla strada di Angelo, un soldato della malavita implicata nel traffico di bambini: “Lo abbiamo fatto così questo mondo, io compreso” dice Angelo nel flusso dei pensieri che lo attraversano nello spazio di una giornata e attraverso cui si dà voce agli altri personaggi. 

Un monologo interiore che condensa in poco meno di un’ora, una giornata dall’alba all’alba e allo stesso tempo dilata quello che si è consumato in un attimo: Angelo deve scegliere, può (?) scegliere cosa fare con quel bambino che assume i tratti del figlio che lui e Renata, sua moglie non hanno mai avuto: “Per fare figli bisogna avere il coraggio di perderli” e i due in 22 anni di matrimonio quel coraggio non l’hanno trovato. Hanno invece perso tanto, perso il figlio che Renata portava in grembo, per volere di Angelo, hanno perso le notti consumate dall’angoscia, hanno perso il sorriso, hanno perso loro stessi. E’ il sorriso di Renata che Angelo nota appena si presenta a casa con il bambino che lui non ha avuto il cuore di consegnare alla clinica alla quale è destinato: “La cosa più divertente è stata la faccia di mia moglie Renata”. La gioia di vederlo ancora vivo illumina il volto di Renata e per tutto il tempo una parte di lei, con noi, spera che anche Angelo farà la cosa giusta e sottrarrà quel bambino alla sua orribile sorte. 

Ma un’altra parte di noi, sa che il destino opera secondo schemi ineluttabili e la tragedia dovrà compiersi. Solo un giorno in più, 24 ore di vita rubate alla morte che Angelo, Salvo e Renata trascorrono ad una festa di matrimonio, tra musica e spensieratezza. Il capo di Angelo però non abdica dal suo ruolo e richiama il soldato all’ordine: “Angelo che t’è preso?”. Ognuno deve fare la propria parte come in una tragedia greca. Un giorno solo in cui tutto sembra diverso, Salvo è un bambino normale, il loro bambino, Renata ha ritrovato il sorriso e Angelo può essere un’altra persona:Sei mio padre adesso? Mi dice Salvo e io nel petto sento il pianto del figlio che non abbiamo avuto”. Una festa, un gelato, tutti insieme: “Le cose belle sono una distrazione del destino che per un attimo si dimentica di te”. Ma poi la storia deve andare avanti e lo farà come è scritto sul copione. Una passeggiata ancora, lenta, con il bambino sulle spalle per sentirne tutto, fino in fondo, il peso, verso la clinica. La porta con la luce fioca è di nuovo davanti a loro e questa volta non c’è spazio per il dubbio. Salvo, salvo non sarà, perché Angelo non è il suo angelo e Renata non potrà ri-nascere. Il bambino si avvia con le sue gambe, si ferma prima di entrare, si volta e dice:

- “Io questa paura che avete voi, non la capisco”

- “Per forza! Sei un bambino!”

- “O forse siete voi che siete cresciuti troppo”

- “Perdonami Salvo, non siamo abbastanza innocenti, se puoi perdonaci”

Una preghiera che vale per tutti, perché tutti giochiamo un ruolo anche se nell’indifferenza anestetizzante con la quale guardiamo quello che ci accade accanto. Santeramo con questo testo riprende temi trattati già in precedenza come la mercificazione della vita ma porta la riflessione verso un valore scomparso quale quello dell’innocenza. Il buio ci coglie impreparati, amareggiati, delusi e ci lascia in compagnia di tante domande e dello sconforto per aver assistito, ancora una volta immobili, al compimento di una tragedia.

Dopo Zingaretti, all’Anfiteatro ‘Julian Beck’ sarà la volta di Fabrizio Gifuni con Italo il 30 giugno; il FestiValdera continua poi all’interno della rassegna estiva di 11Lune a Peccioli negli spazi dell’Anfiteatro Fonte Mazzola con Vittoria Puccini in Greta il 5 luglio e con Marco D’Amore in Salvo l’8 luglio, all’Anfiteatro del Triangolo Verde a Legoli con Toni Servillo in Candido il 12 luglio.

Il FestiValdera è organizzato da Fondazione PeccioliPer e Fondazione Teatro della Toscana, con il patrocinio dei Comuni di Peccioli e di Pontedera, realizzato con il sostegno di Belvedere spa e Fondazione Pisa.

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

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