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lunedì 09 dicembre 2019

Cultura mercoledì 29 gennaio 2014 ore 12:45

​Una falange per restituire la sensibilità perduta

Paolo Dario e Enrico Lanzone firmano la convenzione all'Istituto di Biorobotica a Pontedera

Sant’Anna e Inail studiano una protesi innovativa rivolta a chi ha amputazioni o malformazioni alla mano



PONTEDERA — Realizzare un’innovativa protesi della falange di un dito che restituisca al paziente la sensibilità che non ha per malformazioni congenite o amputazioni. Questa la sfida di dieci giovani ricercatori all’interno del progetto triennale finanziato da Inail che ha preso avvio con la convenzione sottoscritta a Pontedera dal direttore dell’Istituto di Biorobotica Paolo Dario e dal direttore del centro protesi Inail di Vigorso di Budrio Enrico Lanzone.

Il progetto sarà svolto sotto la responsabilità scientifica di Christian Cipriani, ricercatore dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna, in collaborazione con altri del centro bolognese, struttura di eccellenza nel campo della protesica e della riabilitazione. Parteciperanno anche dieci giovani ricercatori che svolgeranno la loro attività sia a Pontedera che a Vigorso di Budrio.

Gli scienziati dell’istituto pontederese di Biorobotica metteranno a disposizione la loro consolidata esperienza nello svolgimento di attività di ricerca sulle protesi di mano e gli studi fatti sulle intenzioni di movimento provenienti da segnali registrati sul paziente e sulla stimolazione del moncone dell’amputato per restituire un’esperienza di sensazione tattile utile per controllare la protesi.

La protesi innovativa avrebbe inoltre un’ampia platea. In Italia infatti sono oltre 3600 i casi di amputazione e di malformazione congenita degli arti superiori registrati. Più dell’80 per cento di questi riguardano la mano e le dita e avvengono in ambito lavorativo. “È una vera sfida – ha detto il responsabile scientifico Christian Cipriani – soprattutto considerando i ridotti spazi a disposizione dove alloggiare i dispositivi elettronici e meccanici tipici di una protesi e anche per la particolarità delle amputazioni di dita e di mano che rende complessa l’applicazione di tecniche chirurgiche e protesiche di tipo tradizionale”. Eppure replicare i movimenti delle singole dita con modalità di controllo simili a quelle utilizzate dalle protesi di nuova generazione sviluppare un sistema sensorizzato e connesso al suo utilizzatore sembra davvero possibile.



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