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venerdì 19 luglio 2024

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

​Drammaturgia dell’anno nuovo

di Gianni Micheli - martedì 23 gennaio 2024 ore 09:00

L’idea è un po’ strampalata ma a guardarlo da qui, dai primi di gennaio, la drammaturgia di un anno nuovo sembra quella di un (brutto) film capace di lasciare l’amaro in bocca.

Ragioniamoci. L’inizio è festoso, con i botti, addirittura, ma subito si precipita nella tragedia: le luci delle strade si spengono d’un tratto e i figli devono tornare a scuola, e poi il freddo, le giornate corte, il naso che cola, il mal di gola, l’influenza, il tampone per il covid e quello per lo streptococco, la bolletta della luce alle stelle, quella del gas sulla luna, le giornate che finiscono subito ma il lavoro che non finisce mai e whatsapp che continua a trillare.

Un po’ di svago, i nostri protagonisti sopravvivono alle code in autostrada dovute a quella nevicata imprevista, al ghiaccio inatteso - ma le temperature non s’erano alzate d’un grado e mezzo? - arriva il carnevale ed eccoci che qualcosa cambia: la primavera. Le giornate si allungano, le maniche si accorciano, i fazzoletti restano in tasca. La trama, qui, si fa romantica: il sole riscalda, i corpi si spogliano, che bello restare di notte a guardare le stelle. E l’acqua salata sulla pelle. Per chi può un bacio, per altri un bicchiere di vino. Finalmente le ferie.

Potrebbe finire così? No. Siamo a poco più di metà del film e l’anno che passa ti fa correre le oche sulla pelle. Le giornate si fanno sempre più brevi, l’autunno arriva ma non arriva, piove ma non piove, nevicherà o non nevicherà? Il cambio di stagione, le stagioni che cambiano, la peronospera sulle viti, la mosca sugli olivi, che ne sarà del futuro? Meno male che c’è Natale, facciamolo iniziare presto, facciamolo iniziare prima, così la gente sta allegra… eppure non basta. I figli si ammalano, i genitori si ammalano, i nonni si ammalano, gli addobbi natalizi si accendono ma i borselli si svuotano mentre le pance si rotolano nel burro di pandori e panettoni con le mani incapaci di sfogliare il giornale tra indifferenti, furbi, ladri, guerre e miserie.

La fine del film? Un pensiero che arriva a Capodanno: “Speriamo che il prossimo sia un anno migliore”.

Eppure lo sappiamo: che un anno inizi il 1° gennaio è una convenzione. Antica, ma scelta da qualcuno che aveva i suoi interessi. E, soprattutto, che non aveva pratica di drammaturgia.

Come sarebbe diversa la trama se l’anno iniziasse a primavera! Un po’ come accadeva un tempo per il Capodanno fiorentino.

Primavera, mese di speranza. Quale momento migliore per preparare il terreno per una storia solida, di personaggi a tutto tondo. Tra primavera ed estate c’è tempo di presentarli uno ad uno, senza corse, di concentrarsi sulla psicologia, sulle relazioni, sulla suspence, sui conflitti interiori, e lasciar da parte l’azione di una tragedia annunciata. Certo poi arriverà l’autunno e perfino l’inverno. D’altronde, senza inciampi, quale storia riuscirebbe a tenere sveglio il suo lettore/spettatore? La malattia verrà ma i personaggi si mostreranno eroici e il lieto fine, come dev’essere per far scendere le lacrime agli occhi, sarà da commedia: l’annuncio della primavera. L’inverno si smusserà, il picco influenzale passerà, le bollette torneranno a calare, ci sarà tempo per uno spritz al tramonto in attesa dell’anno che verrà.

I nostri personaggi si guardano: “Alla fine quest’anno non è stato peggiore degli altri”. “Dobbiamo ancora decidere dove andare in ferie”. “Già! È dopodomani!”. “Sì… Che luce che hai negli occhi stasera!” “Ah… Sai… pensavo… facciamo un figlio?”.

Gianni Micheli

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