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lunedì 18 novembre 2019

Politica mercoledì 01 agosto 2018 ore 15:38

Anche i comunisti per l'uscita da Toscana Energia

La lista d'opposizione "Una svolta in Comune" spiega perché ha votato favorevolmente alla vendita delle quote dell'azienda del gas



CASCIANA TERME LARI — Le modifiche allo statuto di Toscana Energia, che in pratica spalancano le porte a alla privatizzazione dell'azienda regionale di distribuzione del gas metano, continuano a far discutere. I Comuni, possessori di quote minoritarie negli anni capaci di produrre utili, si sono trovati di fronte a una scelta cruciale: vendere le quote, indirizzo preso da Casciana Terme Lari e dai sindaci dell'Unione Valdera ("Restare in Toscana Energia privata è un azzardo"), oppure restare nell'azienda, strada intrapresa da Peccioli (Il Comune di Peccioli resta in Toscana Energia).

A Casciana Terme Lari, assieme alla maggioranza ha votato per l'uscita da Toscana Energia anche il gruppo di minoranza comunista Una scelta in comune, che con un lungo comunicato - che riportiamo qui di seguito - ha spiegato i motivi di questa scelta.

"Il voto favorevole in Consiglio comunale alla decisione di uscire da Toscana Energia è stato per la Lista Una Svolta in Comune una scelta obbligata. Per noi si trattava di evidenziare che una sconfitta (la battaglia contro la privatizzazione di Toscana Energia) non si tramutasse in una rapina ai danni dei cittadini, con il capitale pubblico alla mercé del socio privato.

Spesso la politica gioca questi brutti scherzi e i paradossi sono dietro l'angolo. La lista Una svolta in Comune valutando le carte e la storia di questa società pubblico-privata, Toscana Energia, ha fatto una scelta di recedere dalla proprietà per salvare un capitale collettivo, senza scendere al compromesso di mantenere le quote in un semplice calcolo di speculazione finanziaria, eticamente inaccettabile. Le quote di Toscana Energia non appartengono al sindaco o ai consiglieri, ma appartengono ai cittadini di Lari – Casciana Terme, verso i quali i rappresentanti di qualsiasi colore politico, sono obbligati a rispondere in maniera concreta e non speculativa.

La storia di questo percorso in poche battute vede l'imposizione a giugno di una assemblea straordinaria dei soci, nella quale per la prima volta si dava la possibilità per il socio privato di rilevare quote azionarie, fino al raggiungimento della maggioranza. Da quel momento, con o senza un aumento di capitale, i comuni non sarebbero più stati in alcun modo proprietari della rete di gas metano, gestita fino ad allora con una redistribuzione equa degli utili e degli investimenti. Questa decisione è stata portata in consiglio di amministrazione di Toscana Energia dal socio di maggioranza della parte pubblica ovvero il Comune di Firenze guidato da Nardella e appoggiato ovviamente dai comuni più strettamente renziani (Empoli), e osteggiato con una presa di posizione netta dai comuni della Valdera e da tutte le forze di sinistra nei vari consigli comunali. Il patto di sindacato tra i comuni era scaduto un anno fa, ma in un anno non è stato fatto nulla. Difficile dire a chi ha giovato tutto ciò, sicuramente ai petrolieri di Snam rete gas di Italgas, forse ai comuni della Versilia (di centro destra) che da anni volevano uscire, sicuramente al Comune di Firenze, che aveva bisogno di fare cassa, e forse al Macelloni che ha insistito nella veste di buon padre di famiglia per salvaguardare l'interesse pubblico rimanendo dentro, non si sa mai.

Difficile valutare l'interesse pubblico dei rappresentanti di centro-destra dei comuni di Cascina e Pisa che hanno cavalcato solo per opportunismo politico l'interesse dei cittadini quando per decenni hanno promosso le privatizzazioni con lo slogan 'privato è bello'.

Questa vicenda si configura sopratutto come il fallimento della politica di convergenza dei servizi pubblici col profitto privato. Tutte le società pubblico-private, da Acque spa a Ecofor, da Enel, Eni sono a rischio di vedere il pubblico arretrare definitivamente e a breve termine. Il fatto che i comuni non siano in grado di riacquistare quote societarie non è una colpa, ma è la conseguenza di scelte di taglio dei bilanci degli enti locali, sostenute da tutti i governi, di centro-destra e di centro-sinistra.

Il nostro voto favorevole in consiglio comunale è stato quindi un voto teso a far chiarezza definitivamente su una vicenda di politica economica che non ha mai distinto i ruoli tra controllore e controllato: se si voleva difendere l'interesse pubblico si doveva mettere alla porta il profitto privato e reinvestire gli utili sull'ammodernamento, sulle assunzioni stabili, sull'interesse specifico delle comunità. Continuare a illudere i cittadini o peggio a prenderli in giro facendogli credere di essere proprietari di reti che non possono in realtà controllare ci è sembrata una ipocrisia criminale.

Auspichiamo e l'abbiamo dichiarato in consiglio, che il capitale venga investito in tutte le strutture pubbliche del comune di Casciana terme Lari perché rimangano pubbliche e che si allontani per sempre il rischio di veder nascere project financing per gestire cimiteri o piscine, commistioni pubblico-privato, che alla lunga finiscono per arricchire solo pochi speculatori a danno dei servizi per tutti. Sappiamo che per ora è solo un auspicio, i comuni (lo hanno già detto) useranno questo tesoretto come riterranno opportuno, ma adesso entrano in gioco i cittadini che devono pretendere un controllo degli investimenti, per rafforzare i settori sociali e proporre loro stessi, dal basso, una partecipazione pubblica per l'indirizzo della spesa, evitando che vengano usati solo per fini elettoralistici (il prossimo anno ci sono le elezioni in quasi tutti i comuni della Valdera), perché da una sconfitta si aprano delle opportunità per tutti".



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