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Attualità martedì 14 settembre 2021 ore 08:42

Il Biodistretto Valdera al Food Summit

E' un evento organizzato dalle Nazioni Unite, che si svolgerà tra pochi giorni e al quale parteciperà anche una realtà locale



CHIANNI — Il cibo non deve più essere sfruttamento di risorse, umane e ambientali, bensì nutrimento, natura, lavoro, visione di comunità, mercati intelligenti.

Per sottolineare e rendere concreta questa istanza, serve una nuova idea di filiera agroalimentare, basata sullo sviluppo di reti locali e di comunità resilienti.

E quest’idea, sviluppata grazie alla collaborazione del Biodistretto Valdera con l’Università di Pisa e l’Università di Torino, è stata selezionata tra oltre 500 idee pervenute dai 5 continenti e sarà al centro della discussione del Food Summit alle Nazioni Unite, dal 20 al 24 Settembre, che si svolgerà a New York in concomitanza con l'assemblea generale delle Nazioni Unite e dove si ragionerà a livello globale di sistemi alimentari.

Il comitato del Biodistretto Valdera è stato fondato all'inizio del 2020 da un piccolo gruppo di attori del settore alimentare biologico della Val D’Era. Oggi è ormai un’associazione riconosciuta e che aggrega 60 soci ed ha il patrocinio di 10 Comuni dell’area.

"Nella sua proposta, portata alla discussione nelle Nazioni Unite, il Biodistretto Valdera ha disegnato una Rete di Bio-distretti capaci di produrre e scambiare esperienze, conoscenze e, soprattutto, mettere a disposizione alimenti capaci di dare conto del loro contenuto nutritivo, sociale e ambientale perché capaci di narrare, misurare e tracciare con specifici indicatori, la produzione di gas serra, il consumo di acqua ed energia, la produzione di rifiuti inquinanti, il contenuto sociale, il contributo al paesaggio, alla biodiversità e alla rigenerazione del suolo", viene spiegato.

"Questa visione della produzione degli alimenti del futuro va ben oltre la definizione odierna di certificazione biologica e può, a ben ragione, considerarsi una certificazione olistica, misurabile e tracciabile, dalla terra al piatto, grazie sia ai progressi della tecnologia ma anche grazie ad una maggiore cooperazione delle comunità locali.

E proprio grazie ai progressi della tracciabilità degli alimenti ed alla certificazione olistica, i consumatori potranno orientare i loro consumi verso quelle produzioni locali e realmente sostenibili, facendo così prosperare le piccole comunità e rendendole resilienti."


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