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Politica venerdì 23 ottobre 2015 ore 14:30

Il Comune unico nella testa dei sindaci

Macelloni il più possibilista: "Subito il Parco Alta Valdera". Critici Guidi, Millozzi, Brogi e Fais. Terreni: "Noi l'abbiamo fatto, scelta vincente"



PONTEDERA — Sono circa 280, dovrebbero diventare 50. Stiamo parlando dei numeri relativi alla fusione dei Comuni in Toscana, un processo che ha avuto l'approvazione e la spinta del governatore della Regione Enrico Rossi e del Consiglio regionale.

Sui benefici economici si è espressa anche l'Irpet (Istituto regionale per la programmazione economica) quantificando tra 200 e 400 milioni il risparmio che si avrebbe dal taglio di circa 230 enti.

E in Valdera? I Comuni che fanno parte dell'Unione adesso sono dodici ma secondo le stime Irpet dovrebbero diminuire fino a diventare due, tre al massimo.

Abbiamo sondato gli umori di alcuni sindaci della Valdera. Il più possibilista e pronto a una rapida prima fusione è Renzo Macelloni: “E' fondamentale coinvolgere i cittadini in questo processo elencando vantaggi e svantaggi. Io sono per concretizzare subito una fusione a sei con Chianni, Terricciola, Capannoli, Lajatico e Palaia. Eventualmente penserei anche a coinvolgere Ponsacco”.

Il sindaco di Peccioli parte da un dato storico: “Nel 1997 abbiamo fondato il Parco Alta Valdera con gli altri cinque Comuni, unendo i servizi della polizia locale. Eravamo avanti coi tempi, potevamo procedere, invece adesso la fusione ci viene imposta. I cittadini conoscono già la realtà del Parco Alta Valdera. Per noi sarebbe più facile. Ma bisogna fare delle scelte, coinvolgere le persone. Dobbiamo fare i sindaci in piazza”.

Macelloni fa poi riferimento al referendum per la fusione tra Peccioli, Capannoli e Palaia, proposto nel 2013, che ebbe esito negativo: “Sarebbe bastato impegnarsi di più per farlo passare, coinvolgendo i cittadini con incontri in cui spiegavamo i vantaggi del si. Con le fusioni non si perdono i campanili, si rafforzano. Un domani potremmo anche avere un Comune unico della Valdera, con un sindaco, undici assessori e alti funzionari che guidano i vari servizi”.

Di diverso avviso è il primo cittadino di Bientina e neo presidente dell'Unione Valdera Corrado Guidi: “Andiamoci piano con gli studi matematici. Serve un ragionamento politico. Adesso esiste l'Unione e i primi risparmi economici coi servizi condivisi si vedranno in prospettiva. Per fare un esempio: sono d'accordo nell'istituire un unico amministratore urbanistico per Buti, Bientina e Calcinaia ma salvando le municipalità. Procediamo per gradi, poi arriveremo alle fusioni. Integriamo i servizi, creiamo aree omogenee”.

Simone Millozzi (Pontedera)è sulla stessa linea di Guidi: “L'Unione è la base di partenza di un processo graduale ma c'è bisogno di un coinvolgimento dal basso”.

Francesca Brogi, primo cittadino di Ponsacco, rafforza le posizioni di Millozzi e Guidi: “Ci vuole una riorganizzazione che porti il cittadino medio ad avvertire l'Unione come un'istituzione con la quale riconoscersi”.

Marco Gherardini, sindaco di Palaia, mette in guardia dal pensare che la fusione rappresenti la soluzione per sanare le difficoltà economiche delle amministrazioni: “Chi guarda alla fusione come a una terra promessa, con lo sblocco temporaneo del patto di stabilità, ovvero pensandola come panacea per le difficoltà dei comuni, sbaglia, guarda il dito anziché la luna. I progetti di fusione tra comuni hanno ragion d'essere se sono la risposta istituzionale utile a migliorare le risposte ai bisogni dei cittadini”.

Molto critica Maria Antonietta Fais (Terricciola): “Le fusioni fanno risparmiare lo stato centrale. In Piemonte o Lombardia ci sono Comuni con poche centinaia di abitanti, lì ha senso fondere. Non qua, noi abbiamo otto frazioni. Rappresentiamo presidi del territorio. Si rischia di smantellare enti che funzionano, come già stato fatto per le province”. 

Anche Alessio Lari, sindaco di Buti e segretario Pd di Pisa, sottolinea l'importanza delle realtà locali: "Il tema delle fusioni dovrà essere affrontato seriamente in sede politica e ha bisogno di essere studiato approfonditamente, non ci sono soluzioni precostituite che possano essere calate sui territori. E' fondamentale tenere presente il criterio di sussidiarietà, principio costituzionale dal 2001, che vuole che le funzioni amministrative siano esercitate dal livello più vicino ai cittadini, nella dimensione in cui siano massime l’efficacia e l’efficienza. Inoltre non si può prescindere dal considerare il valore immateriale che è rappresentato dai legami solidaristici che si creano all’interno delle comunità e che spesso hanno un risvolto positivo determinante in termini di sinergia sulle politiche territoriali".

Dello stesso avviso Alessio Barbafieri, a capo del Comune di Lajatico, il più piccolo della Valdera con circa 1400 abitanti: “Magari può rappresentare un'opportunità per il nostro Comune che è piccolo, ma l'idea di una fusione unica mi lascia perplesso”.

Chi invece non vuol sentire parlare di ulteriori fusioni è Mirko Terreni. Nel 2014 infatti il trentenne sindaco è stato scelto come primo cittadino del nuovo ente che riunisce Casciana Terme e Lari. Una scelta che sta portando vantaggi economici: “Lo studio Irpet spiega che i maggiori risparmi si fanno fondendo realtà che poi creano agglomerati tra 10 e 30mila abitanti. Noi siamo in quella fascia (circa 12mila, ndr). Siamo in fase di rodaggio e non possiamo fare altre fusioni. Avevamo studiato il processo, è stata una scelta vincente perché ci ha fatto risparmiare nel primo anno circa 400mila euro, lasciando i servizi invariati. Un eventuale Comune unico non lo vedo nel medio periodo e mi sembra ingiusto che un'istituzione ce lo imponga”.



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