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Attualità sabato 04 luglio 2020 ore 12:00

Peccioli firma la Porta Nord con l'arte di Remo Salvadori

Remo Salvadori accanto alla sua opera "Nel momento"

Nostra intervista all'artista invitato più volte alla Biennale di Venezia. Stasera l'inaugurazione dell'opera "Nel momento" di fronte al Polivalente



PECCIOLI — Ad introdurre il lavoro di Salvadori “Nel Momento”, nell'ambito delle iniziative di 11Lune, saranno gli interventi di Antonella Soldaini, storico dell’arte e curatore ed una lectio del filosofo Massimo Venturi Ferriolo dal titolo "Paesaggi". 

Remo Salvadori ha stabilito una relazione e un dialogo in particolare con i sette metalli, piombo, stagno, ferro, rame, mercurio, argento, oro come i tasselli per incidere un pentagramma, il cui linguaggio trova corrispondenze anche nelle sette note musicali. L’esito delle opere di Salvadori si risolve in un’armonia essenziale, in proporzioni, in geometrie e in una deliberata e intensa nuova versione metafisica. 

Per Salvadori l’opera nasce dall’esigenza di trovare un contatto, di entrare in relazione con il luogo dove il lavoro andrà collocato. La sua è una ricerca sottile, fatta di assonanze quasi impercettibili ma che trovano corrispondenze di segni tra la sua sensibilità e quelle della realtà in cui l’opera viene installata. 

Per Peccioli l’artista ha ideato “Nel Momento” appositamente concepita per l’imponente parete laterale di un antico palazzo posto alla Porta Nord dove inizia Corso Giacomo Matteotti, arteria principale del paese che conduce verso la Piazza del Popolo.

L’opera d’arte nasce sempre come volontà di percepire, ponendosi in relazione con la «sonorità» interiore dello spazio in cui essa viene creata. Secondo le parole di Salvadori, la creazione “è un percorso da fare con mente, cuore e membra, in direzione di un desiderio di consapevolezza, quasi fosse un’ascensione e l’ascendere è anche un vedersi”.

“Nel Momento” è legato, nella sua origine, al concetto di trasformazione, pratica rivolta all'evoluzione interiore: “ho agito tagliando il metallo con un taglierino come a farlo fiorire”. L’opera ha dimensioni che possono variare, così come il materiale con cui è realizzata (per Peccioli si tratta di un esemplare composto da un elemento in piombo di 2m x 2m più un elemento in oro di 2m x 2m. Un accostamento, quello dei due metalli, piombo e oro, mai fatto in precedenza dall’artista) e si sviluppa a partire da una griglia preliminare disegnata su una lastra, che delinea un pattern formato da una serie di figure geometriche come il triangolo, il quadrato e il rombo. A seguire, queste forme sono tagliate e ripiegate manualmente in modo che si venga a creare una struttura in cui i pieni si contrappongono ai vuoti, le zone di luce si alternano a quelle in ombra e la pesantezza del piombo contrasta con la leggerezza del vuoto.

Per Salvadori l’arte è una comunione di opposti. Le opere si fondano sulla dialettica, concettuale e formale, fra interno ed esterno, unicità e molteplicità, spiritualità e materia. In molte sculture e installazioni ricorrono forme geometriche interpretate come simboli: come in questo caso il quadrato, indice della dimensione terrestre, contrapposto al cerchio, metafora delle geometrie celesti e che sarà la figura che l’artista analizzerà nel secondo progetto in corso di realizzazione e che verrà presentato a Peccioli in autunno.

Remo Salvadori è nato a Cerreto Guidi, Firenze, nel 1947. Dal 1973 vive a Milano. Le sue opere sono il risultato di una conoscenza, una disciplina matematica che ha sempre praticato.

Ha tenuto mostre antologiche presso istituzioni come l’Art Gallery of Ontario, Toronto, nel 1987; Le Magasin, Grenoble e il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano nel 1991, il Museo Pecci di Prato nel 1997; la Fondazione Querini Stampalia a Venezia nel 2005, il Maxxi di Roma nel 2012. È stato invitato alla Biennale di Venezia nel 1982, 1986, 1993 e a Documenta a Kassel nel 1982 e 1992. Fra le mostre collettive a cui ha partecipato ricordiamo Chambres d’amis a Gent nel 1986, la mostra inaugurale del Museo Mori di Tokyo nel 2003 e Ytalia al Forte del Belvedere a Firenze nel 2017.

Remo Salvadori

Questa è la prima opera che realizzi per la città di Peccioli e come è nata l’idea di questo lavoro?

Sono stato invitato da Antonella Soldaini, che è la curatrice dell’arte contemporanea per il comune ed organizza questi eventi particolari; già prima, di quello che abbiamo vissuto in questi mesi, ho avuto un incontro con il Sindaco e ho visitato la città ed i luoghi circostanti. Per me è sempre un piacere venire in Toscana, sono nato in un paese vicino a Cerreto Guidi e qui ritrovo le mie radici; passare un periodo in questa città ha contribuito a trovare una sintonia, un’armonia con questa parete, dove è stata collocata l’opera, che inizialmente era un po' malmessa, mai poi, attraverso un accurato restauro, ha portato alla situazione attuale. Poi, con il lavoro in studio, sono riuscito a realizzare un’opera che riesce a dialogare, nelle sue dimensioni reali, con la parete che la ospita. “Nel momento” è il titolo del mio lavoro e il desiderio di una pratica: di avere la capacità di essere nel momento, cioè fuori dall’immaginazione ed essere esattamente qui, con la capacità di riuscire a disperdere la complessità dei pensieri che ci circondano, riuscire ad ascoltare il luogo che ci ospita, ad ascoltare il vento che ci porta emozioni. Questa evidenza visiva finale ha delle radici in una pratica che si vuole offrire per creare un momento di qualità, d’incontro, che non si esaurisca nella visione dell’opera, ma che riesca a portare dentro il mio lavoro un’esperienza più complessiva, dalla musica alla filosofia. Per questa ragione ho inviato, oggi, a parlare del mio lavoro e del paesaggio il filosofo Massimo Venturi Ferriolo, una persona che stimo molto, e trovandomi in un grande paesaggio toscano per avere le sue considerazioni e la sua esperienza legata non soltanto al suo sapere, ma al fatto di essere qui, con noi, in questo momento.

Italo Calvino indicava la leggerezza come uno dei valori fondanti del nuovo millennio. Ti ritrovi in questa definizione e anche la tua opera cerca di collocarsi in questo spazio di recupero della leggerezza?

Amo molto le Lezioni americane di Calvino e tutto il suo lavoro. Quello che è importante è riuscire a far sì che l’esperienza della pratica individuale si possa espandere e riuscire ad offrirla al territorio ed ai suoi abitanti; il modo come il sindaco Macelloni si è relazionato con me, nei nostri incontri, mi ha lasciato uno spazio importante, anche i silenzi sono diventati un valore. È l’esperienza complessiva del suono, delle parole, dell’opera che diventano un valore per questo luogo e per chi l’ho attraversa.

Un richiamo all’attualità, al Covid, un evento che ha cambiato le nostre vite. La tua opera “Nel momento” nasce da questa situazione che ha vissuto l’Italia?

Il titolo è nato negli anni settanta con altri miei lavori e continuamente si rinnova, come a significare che ogni giorno siamo anche nuovi e cambiamo. Sono momenti che si offrono al nostro stato di veglia più che al sonno della ripetizione, della meccanicità. Il Covid ci ha permesso, stando fermi nel luogo, ad acutizzare i nostri processi osservazione e stati interiori, ad amplificare certe caratteristiche e modalità che erano già presenti nel mio lavoro, ma questa condizione di chiusura forzata li hanno resi più evidenti e significativi. Ho un buon rapporto con il silenzio, ma in questi mesi vissuti a Milano c’è stato un silenzio assoluto, interrotto soltanto dal suono delle sirene delle autombulanze, una situazione non facile. La cosa importante, per chi si è saputo ascoltare, è che abbiamo rimesso il tempo al centro della nostra esistenza, siamo riusciti a portare, noi stessi, in una dimensione diversa e più profonda, rispetto alla meccanicità del ripetersi dei momenti e delle circostanze ordinarie.

Ogni autore ha spesso dei compagni di viaggio nel suo lavoro. Per te è importante la dimensione filosofica, ma quali sono gli autori a cui ti senti più vicino?

Mi sento un’artista europeo, nel 1986 ho partecipato ad una colletiva al Museo Stedelijk di Asterdam “Corrispondenze d’Europa”, dove ho conosciuto molti giovani autori, che adesso sono un po' più vecchi, ma con cui sono stato in rapporto negli anni. Credo di essere dentro una dimensione storica di sguardo e i miei compagni di viaggio sono quelli che possiedono una vibrazione storica nel presente, che scavano di più, che cercano più la profondità che la superficie delle cose. Non ho niente contro la superficie, ma io sento il valore delle radici storiche, è una mia attitudine. Quando si realizza un lavoro si fonda un luogo e questa simbiosi si crea anche attraverso la consapevolezza delle radici e dei rapporti personali.

Riccardo Ferrucci

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