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domenica 17 novembre 2019

Politica sabato 08 luglio 2017 ore 15:30

"L'antidoto al populismo è nei nostri valori"

In relazione all'emergenza migranti alle cronache in questi giorni interviene il segretario PD Ponsacco Luca Favilli



PONSACCO — "Di fronte a tutto questo, non possiamo che ribadire con forza la volontà di assumerci le nostre responsabilità e affermare convinti che l’accoglienza è un valore imprescindibile. Il pressappochismo e la superficialità con le quali questo argomento è trattato e troppo spesso strumentalizzato non rappresenta lo spirito della nostra comunità e certamente non favorisce la possibilità di trovare soluzioni umanitarie sostenibili e durevoli, oltre a ingenerare una vera e propria guerra fra poveri. Parafrasando Vittorio Arrigoni, abbiamo il diritto e il dovere di restare umani. Restiamo umani". Così la pensa il segretario Pd Ponsacco Luca Favilli in merito all'emergenza immigrazione che sta attraversando L'Italia, anche rispetto alla situazione che riguarda il territorio ponsacchino.

Secondo Favilli, il fenomeno dell'immigrazione che ha raggiunto livelli importantissimi, deve essere sostenuto da una "forte e strutturata politica dell’accoglienza. Nell’utilizzo di una terminologia impersonale profughi, migranti, rifugiati - spiega Favilli - spesso si dimentica la drammaticità delle condizioni di vita di coloro che a causa di guerre, torture, perseguimenti politici, povertà, fame o epidemie, decidono di mettere a rischio la loro stessa vita e di intraprendere traversate di migliaia di chilometri per mettersi in salvo e inseguire il sogno di un’esistenza migliore. Sono purtroppo innumerevoli e quotidiane le cronache dei disastri di cui l’Europa è spettatrice nel Mar Mediterraneo: sono già migliaia le vittime di questa prima metà di 2017. Non solo uomini in forze, ma anche donne e bambini, persone che ogni giorno, mosse dalla disperazione, tentano di raggiungere le coste italiane senza sapere se riusciranno mai ad arrivare a destinazione".

E ancora: "Il Partito Democratico ha da sempre sostenuto il cosiddetto modello dell’accoglienza diffusa, con la distribuzione di piccoli nuclei di profughi sul territorio, anziché la concentrazione di decine di immigrati in un unico stabile che rischiano di generare ghettizzazione, di essere un ostacolo all’integrazione e di produrre la percezione di una maggiore insicurezza. Il modello dell’accoglienza diffusa ha dimostrato di essere l’unico capace di risultare sostenibile per la comunità che accoglie e di garantire al tempo stesso un'accoglienza dignitosa agli ospiti. Ed è questo il riferimento al quale anche il Partito Democratico di Ponsacco vuole ispirarsi per continuare a fare la propria parte. Perché ciò sia possibile è imprescindibile concertazione e collaborazione istituzionale con la Prefettura, l’organo preposto alla distribuzione delle quote di migranti sui territori in base alle disposizioni di ANCI e del Ministero dell’Interno. Per la gestione delle quote assegnate, a cui nessuno può (né deve) sottrarsi, l’Amministrazione di Ponsacco ha sempre dimostrato la massima disponibilità per individuare con la Prefettura soluzioni ottimali e sostenibili, e ci auspichiamo che questa strada continui ad essere percorsa senza forzature, perché laddove venisse meno uno di questi elementi si indebolirebbero senza ragione gli avamposti democratici sul territorio, gli unici in grado di arginare pericolose derive populiste".

"La collaborazione dell’amministrazione - ha aggiunto Favilli - ha permesso finora di evitare ogni possibile situazione di tensione tra la popolazione e i profughi o tra i profughi e gli enti gestori, tant’è che nessun problema specifico si è finora registrato sul territorio. Questo grazie anche alla capacità di individuare attraverso i bandi le cooperative che avessero i requisiti e il curriculum necessari per gestire i migranti correttamente e favorire i meccanismi di inclusione sociale. La conoscenza del territorio e dei suoi attori ha permesso di scongiurare la possibilità che qualcuno trasformasse l’accoglienza in business, con i rischi a questo connessi. Se il sistema di collaborazione istituzionale tra enti locali e prefetture verrà meno e queste ultime si interfacceranno direttamente con i privati, by passando di fatto le amministrazioni, il rischio è che riescano ad aggiudicarsi bandi per la gestione dei profughi anche soggetti senza le necessarie competenze e attratti solamente dal rimborso spese di 35 euro che lo Stato italiano versa ogni giorno agli enti gestori. Occorre infatti ricordare che i migranti non percepiscono direttamente alcun indennizzo. Sono i gestori ad essere indennizzati per l’accoglienza, l’erogazione di servizi di assistenza generica e di pulizia e igiene, l’erogazione dei pasti e dei beni di prima necessità, oltre che dei cosiddetti servizi per l’integrazione (assistenza linguistica in primis). Vigilare affinché le disposizioni dei bandi siano interamente rispettate ed evitare che qualcuno possa lucrare sull’emergenza migranti e su condizioni di drammatica difficoltà è necessario e irrinunciabile".

Tornando al locale, Favilli dà alcuni numeri: "A Ponsacco oggi abbiamo circa 1 migrante ogni 260 abitanti. 60 profughi su 16000 persone. Un carico, come si intuisce, che non sconvolge gli equilibri sociali e che non può e non deve essere strumentalizzato o drammatizzato. Le associazioni del territorio possono darci una mano e rivelarsi uno spazio fondamentale per l’integrazione, capaci di mettere in relazione storie diverse e lontane tra loro: quelle dei migranti, quelle dei volontari, quelle dei cittadini. Storie che possono incontrarsi e arricchirsi in un territorio che per oltre un secolo è stato terra di emigrazione e che oggi ha la sensibilità necessaria per fronteggiare con serietà questa situazione. I progetti che le realtà associative del territorio hanno implementato e stanno implementando hanno un alto valore sociale e possono costituire un anello di giunzione preziosissimo".

E ha concluso: "Certamente tutto questo non è sufficiente. L’Europa deve fare la propria parte e far prevalere lo spirito solidaristico che è alla base del programma di Ventotene e che è stato il motore dell’Unione Europea. L’Italia non può essere lasciata sola in un contesto emergenziale che la vede più esposta di ogni altro Paese per la sua collocazione geografica. Come ha detto qualcuno, nello scempio di Tallin è crollato un altro pezzo di Unione Europea. Per questo occorre fare tutto il possibile perché si torni a un approccio differente sulle questioni fondamentali. L’Europa che il Partito Democratico sognava non è certamente questa. L’immigrazione non è e non può essere un tema italiano. Sicuramente occorre investire nella cooperazione internazionale, per cercare di migliorare il mondo in cui viviamo e per ridurre sensibilmente le situazioni di conflitto e di disperazione che spingono migliaia di persone a rischiare la propria vita per fuggire dalla loro terra natia. Ma questo non può bastare e non possiamo permetterci di chiudere le porte in faccia a chi arriva. Se l’UE saprà ritrovare i suoi valori fondanti saremo tutti più ricchi. E per questo dobbiamo batterci senza indugio. Tutti uniti".



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