Attualità Giovedì 05 Febbraio 2026 ore 13:00
Una piazza per ricordare Amato Chiarugi

Soldato, poi internato militare, trovò la morte durante la prigionia dopo aver scelto di non collaborare con il regime nazifascista
PONSACCO — È stata inaugurata nella mattinata di oggi, giovedì 5 Febbraio, la nuova piazza intitolata ad Amato Chiarugi, cittadino ponsacchino, internato militare deportato e morto in un campo di concentramento nazista durante la Seconda guerra mondiale.
Lo spazio intitolato a Chiarugi è quello del parcheggio antistante all'ufficio postale di via Rospicciano. "Intitolare una piazza ad Amato Chiarugi significa riportare simbolicamente a casa una storia che appartiene a tutta la comunità - ha detto il sindaco Gabriele Gasperini - è un atto di memoria civile che restituisce dignità a un cittadino ponsacchino che, come tanti altri, seppe scegliere la coerenza e la libertà, pagando quella scelta con la prigionia e con la vita".
Chiarugi nacque proprio il 5 Febbraio 1919 a Ponsacco, figlio di Ranieri e Amelia Rinaldi. Nel 1939 si presentò al distretto militare di Pisa dichiarandosi bracciante agricolo; le ricerche successive hanno restituito anche il suo lavoro di ambulante, abituato a muoversi tra borghi, mercati e campagne della Valdera.
Chiamato alle armi nel 1940, fu incorporato nel 2° Reggimento Bersaglieri con sede a Roma e successivamente destinato in Sicilia. Nell’Aprile 1941 si trovava a Palermo, dove rimase fino ai primi giorni dell'Agosto 1943, quando fu trasferito al carcere militare di Peschiera sul Garda, dove lo colse l’armistizio dell’8 Settembre. In quel passaggio cruciale della storia italiana, Chiarugi scelse di non collaborare con il nazifascismo e con la Repubblica Sociale Italiana, condividendo il destino di migliaia di Internati militari italiani.
La documentazione archivistica, scandagliata dal presidente del Consiglio comunale Roberto Russo, attesta il suo passaggio nel campo di concentramento di Dachau e il successivo trasferimento nel sistema concentrazionario di Flossenbürg, fino alla destinazione nel sottocampo di Hersbruck, uno dei luoghi più duri per gli internati militari italiani, impiegati in lavori forzati in condizioni estreme. Nel Novembre 1944, Chiarugi morì in prigionia.
"La ricerca su Amato Chiarugi è nata quasi per caso ed è diventata nel tempo un dovere morale - ha concluso Russo - ricostruire la sua vicenda ha significato restituire un nome e una storia a ciò che rischiava di restare solo una pratica amministrativa. Intitolargli una piazza vuol dire affermare che la memoria non è un esercizio astratto, ma una responsabilità collettiva".
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