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domenica 20 gennaio 2019

Attualità martedì 31 luglio 2018 ore 17:00

'Non luoghi' della Valdera

Area di servizio nel Comune di Palaia
Area di servizio nel Comune di Palaia
Foto di: René Pierotti

Cosa sono i 'non luoghi' e perché in molti ne sono attratti, anche senza sapere che si chiamano così. Una galleria di immagini scattate di notte



PONTEDERA — Come riporta l'enciclopedia Treccani il non luògo è un'espressione "introdotta dall’antropologo francese Marc Augé nel saggio Non-lieux. Introduction à une anthropologie de la surmodernité (1992) in riferimento agli spazi architettonici e urbani di utilizzo transitorio, pubblico e impersonale, destinati a essere utilizzati in assenza di ogni forma di 'appropriazione' psicologica e in cui il movimento e orientamento dei fruitori è prevalentemente affidato alla segnaletica". 

Alcuni esempi di non luogo sono parcheggi, aeroporti, supermercati, stazioni dei treni, aree di servizio, hotel. Nelle foto in gallery si possono vedere alcuni non luoghi della Valdera. 

Non luoghi sono ad esempio le zone industriali, vissute di giorno e vuote di notte, come quella vicino alle pale eoliche di Pontedera o quella della Bianca tra Peccioli e Capannoli.

Una lunga strada di non luoghi è via delle Colline per Legoli. Nel tratto che va da Forcoli al Romito, nel giro di pochi anni sono sorti diversi distributori. Al momento infatti sono quattro in meno di dieci chilometri come avevamo già sottolineato in quest'articolo.

Altra via piena di aree di servizio è la circonvallazione di Ponsacco dall'uscita della Fipili alla rotatoria che porta verso Perignano. Anche lì in pochissimi chilometri ci sono quattro fornitori di benzina. Intanto un nuovo punto di rifornimento sta nascendo tra Ponsacco e Pontedera, appena prima della Borra.

"Si tratta - continua la Treccani - di spazi altamente omologati nei quali l’uomo contemporaneo vive per tempi significativamente lunghi, non più riferiti a una struttura sociale organizzata in grado di favorire rapporti durevoli, privi di radicamento al contesto, alle tradizioni e alla storia, tipica espressione delle società globalizzate".

Allo stesso tempo un aeroporto o il bar di un'area di servizio sono non luoghi per i viaggiatori e per chi si ferma a fare benzina ma non lo sono per chi ci lavora in pianta stabile ed è quindi in grado di creare un rapporto familiare con i luoghi e con le altre persone che ci lavorano.

In riferimento agli aeroporti il musicista inglese Brian Eno ha realizzato nel 1978 un album intitolato Music for airports. Eno spiegò che: "Il suono ha il fine di disinnescare l'atmosfera di tensione ed ansietà tipica di un terminal aeroportuale e trasmettere all'ascoltatore la calma necessaria a placare il nervosismo per l'attesa e per il volo". 

L'idea gli venne qualche anno prima durante la lunga attesa per uno scalo all'aeroporto di Colonia/Bonn, quando per alcune ore si annoiò, anche a causa della brutta musica che secondo Eno veniva trasmessa dagli altoparlanti.

La cosa interessante di queste musiche rispetto ai non luoghi è che "le lunghe note scorrono davanti all'ascoltatore senza dargli alcun punto di riferimento a cui aggrapparsi" come se la musica fosse estranea all'individuo, allo stesso modo di un aeroporto. Una sensazione di estraniamento doppio dovuto al suono e al luogo che, controintuitivamente, può creare una situazione di tranquillità.

Ed è forse questa tranquillità, dovuta alla spersonificazione che avviene nei non luoghi, a rendere questi posti così affascinanti per alcune persone. Come se in un non luogo, un posto senza identità, uno potesse dimenticare, in qualche modo e per un breve momento, anche se stesso.

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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