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Politica venerdì 10 giugno 2022 ore 16:05

Base militare a Pontedera, tanti no e un sì

Una esercitazione Gis al Cisam di San Piero a Grado

Associazioni come Legambiente e Arci contrarie all'ipotesi di un insediamento dei corpi speciali dei carabinieri in Valdera



PONTEDERA — Dopo la disponibilità a discuterne del sindaco Matteo Franconi e il secco no dell'assessora Carla Carla Cocilova e di Progetto Pontedera, si susseguono le prese di posizione sull'ipotetico "piano B" - suggerito da Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana - di spostare da Pisa a Pontedera il progetto della base militare voluta dal Ministero della Difesa per i corpi speciali dei carabinieri (Gis, Tuscania e Cinofili).

Tra gli ultimi "No" decisi troviamo quelli di Legambiente Valdera, Arci Valdera e Associazione La Rossa di Lari. Un "sì" arriva invece da "Pontedera in Comune".

"Dopo soltanto una settimana dalla manifestazione a Coltano del 2 Giugno - hanno scritto da Legambiente Valdera -, cui come Legambiente abbiamo partecipato con entusiasmo, spunta adesso la proposta di realizzare la base militare nel comune di Pontedera. Lo slogan del 2 Giugno: No Base né a Coltano né altrove, è subito diventato: No Base né a Coltano né a Pontedera. Pisa e le immediate vicinanze sono uno dei territori più militarizzati d’Europa con 3 basi militari che occupano oltre 1.000 ettari di territorio, varie caserme e un poligono di tiro, un aeroporto militare, una linea ferroviaria dedicata al trasporto di armi. Molte di queste strutture si trovano all’interno di un Parco Naturale istituito con finalità completamente diverse da quelle militari. Una simile concentrazione, con la vicinanza di raffinerie di petrolio e un rigassificatore, non è certo una garanzia di sicurezza come abbiamo visto nelle tragiche vicende dell’aggressione russa all’Ucraina".

"Non c’è bisogno di nuove basi né nel comune di Pisa né nelle vicinanze - hanno ribadito dall'associazione ambientalista -; eventuali esigenze di strutture residenziali e di addestramento, possono essere soddisfatte senza consumo di suolo e utilizzando gli edifici militari esistenti, molti dei quali inutilizzati, anche a seguito dell’abolizione del servizio militare di leva obbligatorio. A meno che le strutture inutilizzate non siano già nel mirino di manovre speculative immobiliari, dato che alcune (caserme, ex Distretto Militare) sono situate in aree urbane molto “appetibili”. Per questi motivi, l’immediata disponibilità del sindaco di Pontedera a cementificare alcune decine di ettari del territorio comunale per ospitare la Base, ci ha lasciato veramente sconcertati".

"E’ possibile - conclude la nota di Legambiente - che lo “sviluppo” in Valdera debba passare per forza dalla cementificazione? Questo modello di consumo della risorsa non rinnovabile costituita dal suolo, che in Valdera si accompagna agli impianti di smaltimento dei rifiuti con una concentrazione che non ha uguali nel resto della Regione, è veramente così vantaggioso per le comunità locali? Invece di dare disponibilità allo sperpero di 190 milioni di euro per realizzare una struttura la cui utilità è tutta da dimostrare, avremmo preferito vedere la rivendicazione di investimenti nelle scuole, che mancano o sono da ristrutturare, o in strutture sanitarie o in servizi che invece vediamo continuamente diminuire. Anche a Pontedera sta nascendo un movimento come quello che contesta il progetto di Pisa, e in collegamento con il Coordinamento nazionale. Noi ci saremo, la nostra associazione farà la sua parte".

Sulla stessa linea l'Arci Valdera: "La nostra posizione di contrarietà sulla base di Coltano è una posizione che va ben oltre la mera tutela del parco, ma che guarda alla smilitarizzazione del territorio, ad una riflessione sugli investimenti pubblici e la loro destinazione alla sicurezza e protezione sociale. 190 milioni provenienti dal fondo per la Coesione Sociale debbono andare a sostenere infrastrutture sociali, interventi di protezione sociale, welfare sostenibile, non certo in nuove infrastrutture militari. La nostra è una riflessione che guarda anche allo sviluppo territoriale e alle riflessioni del movimento pacifista. Le scelte di pace non le si esercitano solo sui grandi scenari internazionali, ma ogni singola amministrazione ha l'onere di assumersi la responsabilità delle scelte che compie sul proprio territorio. Le scelte di pace sono scelte politiche, sempre, nel contesto locale come nello scenario internazionale".

"Un progetto ben definito - hanno sottolineato da Arci Valdera - che prevede un eliporto, una torre di ardimento, un poligono, un'area per l'uso di esplosivi, un campo di addestramento, un'area di stoccaggio, riserve munizioni interrate e molto altro. Tutto questo comporterà la cementificazione di decine di ettari di terreno, in un territorio già fortemente impattato dall'edilizia industriale, le aree di gestione e smaltimento dei rifiuti, le infrastrutture stradali.
Ci chiediamo se di tutto questo i cittadini siano stati informati, di fronte ad un progetto complesso sono necessarie narrazioni complesse. Crediamo che su alcuni temi ci sia il bisogno di un profilo di grande coerenza, la promozione di una cultura di pace inizia sul territorio, dalle piccole grandi scelte".

Per questo Arci Valdera ha espresso "grande preoccupazione, perché crediamo che decisioni che impattano violentemente sulle comunità, sul disegno del territorio e sullo sviluppo locale non possano arrivare dall'alto ma debbano prevedere necessariamente l'ascolto di chi quei territori li vive, li anima e li tutela".

Per l'associazione La Rossa di Lari, che aderisce al Movimento NoBase, "il punto non è dove si farà la base, ma che la base non va fatta e quei soldi vanno spesi non per militarizzare i territori ma vanno messi a disposizione delle persone, delle comunità e del loro benessere, migliorando i servizi, la sanità, la scuola, mantenendo gli spazi verdi e non cementificando in quantità inverosimili, e questo proprio come principio e necessità, di qualunque territorio si parli".

La Lista Civica Pontedera in Comune, invece, "valuta con grande interesse questa opportunità per quanto resti di difficile realizzazione. Un progetto che potrebbe permettere di superare la tanto ambita quota 30.000 abitanti, offrire maggiori opportunità di crescita per altri servizi essenziali quali ad esempio l'ospedale oltre che portare ricchezza per le attività commerciali ed economiche del territorio".

"Un progetto - hanno aggiunto - che oltre tutto potrebbe avere minori impatti ambientali ed acustici rispetto al progetto originale dell'Autodromo. Qualora questa suggestione si concretizzasse, dovranno essere valutati con grande attenzione i progetti preliminari ed esecutivi, per limitare al massimo gli impatti ambientali ma è fondamentale tenere aperto il dialogo con i "decisori". Alla luce di queste considerazioni desideriamo manifestare pubblicamente grande soddisfazione per l'operato del Sindaco che, di fronte ad una opportunità di questa portata, si è dimostrato ancora una volta pronto a svolgere la propria azione politica nella tutela gli interessi della nostra comunità".


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