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Attualità venerdì 02 settembre 2016 ore 17:15

Gli operatori dell'Unione sui luoghi del sisma

Gli aiuti portati e le impressioni avute da chi si è recato verso Amatrice. Il diario del geologo Andrea Sodi della protezione civile della Valdera



PONTEDERA — Era una settimana fa quando il presidente dell'Unione Valdera Corrado Guidi comunicava di aver messo a disposizione della Regione le attrezzature e le competenze della protezione civile locale a supporto dei primi interventi. E' così che il geologo Andrea Sodi, responsabile del servizio di protezione civile dell'Unione Valdera, è stato convocato per aggregarsi alla Colonna Mobile Regionale Toscana il 30 agosto scorso.

Di seguito, un estratto del diario da lui tenuto nei tre giorni di attività.

"30 agosto, ore 5: si parte per Amatrice, un piccolo convoglio di sei mezzi trasporta il cambio turno del personale degli enti locali che operano nell'ambito della Colonna Mobile Regionale Toscana (CMRT) attiva sul posto fin dal 24 agosto. Con noi materiale logistico per il completamento del campo. Con alcuni ci conosciamo, abbiamo già lavorato insieme in varie emergenze e questo ci conforta perché sicuramente lavoreremo con maggior sicurezza e fiducia reciproca. Il viaggio è lungo circa 7 ore a causa di strade interrotte e ponti pericolanti

Finalmente arriviamo al campo della Colonna Mobile Regionale. In realtà non è un campo ma bensì tre: infatti alla Toscana è stato assegnato di seguire due frazioni di Amatrice, Musicchio e Cornillo, ma la morfologia è montana e i luoghi adatti per un campo sono pochi. Abbiamo un campo base dove sono concentrati i soccorritori, volontari, personale enti locali, polizia municipale, sanitari e tutti i servizi, quali segreteria, cucina mensa, tende; la popolazione invece è distaccata presso le due frazioni in alcune tende nelle uniche, piccole aree disponibili. Inoltre è presente un Punto Medico Avanzato gestito dal 118 della Toscana, dove operano un medico e 2 infermieri.

Il compito del nostro turno è quello di fare il passaggio da una gestione di prima di emergenza a una stabilizzazione dell'operatività; questo si traduce con una serie di attività prevalentemente logistiche e di relazione con le strutture operative presenti sul campo, in particolare con il centro Operativo Comunale (COC) e la Direzione Comando e Controllo della Protezione Civile Nazionale (DiComaC) appena istituite.

E' stato necessario completare l'urbanizzazione del campo con la realizzazione di fognature e la sostituzione dei bagni chimici con i moduli bagno, l'inghiaiamento del campo e della strada di accesso, il passaggio dell'alimentazione elettrica da generatori, grandi e rumorosi, alla rete ENEl (i generatori restano solo per l'emergenza). Facile a dirsi ma non a farsi in un territorio di montagna lontano da grandi centri e con viabilità non ottimale; i pochi rivenditori di materiali edili sono quasi vuoti, vista la richiesta di materiale per i campi e pertanto è necessario integrare le risorse messe in campo dal sistema regionale con le risorse reperibili nelle vicinanze e quindi per tutte le necessità siamo fissi al COC per ottenere quanto ci manca. La nostra criticità maggiore è la scarsità di segnale della telefonia e della rete che ci costringe a usare il nostro 4x4 come ufficio del capocampo e centrale di comunicazioni telefoniche in posizione distante dal campo ma coperta dalla rete, mantenendo i contatti con il personale e i 3 campi con l'ottimo sistema radio regionale.

Emergono inoltre tra la popolazione necessità della vita quotidiana che nei primi giorni dall'evento erano rimaste in secondo piano come lavare dei panni o recuperare vestiti e generi dalle abitazioni, problemi di salute, visite da fare. La popolazione è prevalentemente anziana; qui sono presenti diverse aziende agricole con animali, a conduzione familiare; è per questo che molti hanno scelto di non risiedere nei campi, ma vicino alle stalle e agli allevamenti, utilizzando il campo solo per i pasti e le necessità primarie.

Fortunatamente nelle due frazioni non ci sono stati morti, ma solo abitazioni danneggiate. L'ordinanza del Sindaco emessa il giorno del terremoto prevede l'evacuazione di tutta la popolazione, pertanto nessuno può risiedere nelle abitazione fino alla effettuazione delle verifiche di agibilità che partiranno nei prossimi giorni. Purtroppo continuano anche le scosse, numerose e alcune ben avvertibili; all'alba una forte scossa ci sveglia anche se siamo in tenda e dormiamo profondamente le nostre 4-5 ore di sonno prezioso.

Ci si trova a cercare di risolvere problemi banali nella vita quotidiana ma che diventano complicati in emergenza, tutti al campo sono disponibili e si danno da fare: dal medico ai volontari ai tecnici alla polizia locale sforzi apprezzati e ricambiati dalla popolazione anche condividendo un formaggio, gli ortaggi e i frutti dell'orto, un amaro fatto in casa, piccole cose che fanno apprezzare ancora di più l'ospitalità e la schiettezza di queste persone, oltre ad allevviare stanchezza e tensione.

Il volontariato è la componente fondamentale della colonna mobile regionale con la presenza di vari “professionisti” idraulici, elettricsti, ruspisti, caministi, cuochi ecc. necessari per una operatività del campo; molti ragazzi giovani volenterosi di apprendere e fare esperienza. Nel nostro turno sono presenti volontari anche di associazioni della Valdera, altri si alterneranno nelle prossime settimane segno che il sistema di protezione civile intercomunale del nostro territorio è apprezzato e si rende utile mettendo a disposizione le professionalità di associazioni ed enti locali.

La giornata inizia alle sei sveglia e colazione ma c'è chi si sveglia prima per la pulizia dei bagni e preparare la colazione, poi ognuno inizia le proprie attività pianificate nell'incontro che quotidianamente si tiene a fine giornata. Il pranzo e la cena spesso restano indietro mettendo un po' in crisi la cucina, ma c'è necessità e voglia di finire quanto prima i lavori iniziati, sia per la popolazione, sia per essere in grado di affrontare la stagione autunnale.

A conferma di quanto detto più volte dalla protezione civile nazionale qui i beni di prima necessità non mancano anzi forse ce ne sono troppi: ci sono magazzini pieni di coperte e scatolame, sia inviate da organizzazioni che spontaneamente da cittadini; tutto questo può aiutare nelle prime ore, ma poi gli approvvigionamenti devono essere organizzati secondo le specifiche necessità onde evitare caos e sprechi.

La periferia di Amatrice è un un brulicare di attività: ci sono campi di assistenza alla popolazione e campi logistici per soccorritori, materiali e mezzi, elicotteri che vanno e vengono dalla grande piazzola gestita dall'aereonautica militare. Il centro del paese invece sembra bombardato: un misto tra Gaza e uno dei nostri borghi dopo il passaggio del fronte in tempo di guerra.

Martedì sera ci sono stati i funerali di alcune delle vittime. Tutte le attività si fermano; grande folla e molti soccorritori a contorno, regna una compostezza e una dignità inaspettata, il Cristo attaccato senza croce alla tensiostruttura e dietro quel che rimane di un edificio collassato, una fitta pioggia autunnale, abbracci e lacrime tra cittadini che si consolano per le perdite dei cari o per incontrarsi ancora vivi sono i simboli di questo momento; sullo sfondo sfilano tutte le più alte cariche dello Stato. Poi, anche se ormai è tardo pomeriggio, si torna tutti a lavoro per recuperare; stasera il cuoco avrà più pazienza nell'aspettare volontari e funzionari, cucina aperta fino a tarda sera.

E' giovedì, lasciamo il campo per fine turno, sono arrivati i colleghi a darci il cambio. Oggi c'è il sole, il campo ha cambiato sembianze. Credo, senza presunzione, che il compito assegnato sia stato eseguito quasi totalmente: il nuovo assetto del campo permette, seppur con ancora qualche lavoro da completare, di rispondere meglio alle esigenze della popolazione e della logistica dei soccorritori. Il passaggio di consegne è lungo, anche perché ognuno cerca di portare a termine le proprie attività.

E' sera e percorriamo sotto la luce del tramonto strade immerse in una natura bellissima ma sismica, dove si alternano aspre montagne, praterie, boschi e greggi di pecore fino all'autostrada. Giungiamo a Firenze che “ormai è già domani”; qualcuno è già a casa, chi ancora deve fare un po' di strada si ferma a prendere un caffè in sala operativa regionale, i colleghi di turno sono sonnecchiosi vuol dire che è stata una giornata tranquilla in Toscana. Un caffè, ultime battute e saluti, quindi a casa".

Dall'Unione Valdera ricordano la possibilità di sostenere i comuni colpiti con una donazione attraverso il conto corrente creato dall'Unione Valdera.

IBAN IT66 G 08562 70910 000012022653



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