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domenica 18 agosto 2019

Attualità sabato 14 ottobre 2017 ore 14:15

Uscita da scuola dei minorenni, parla Vittipaldi

Luigi Vittipaldi

Lungo intervento del dirigente scolastico dell'istituto Fermi. A Fornacette c'è un'ordinanza: i genitori devono venire a prendere i figli all'uscita



PONTEDERA — L'uscita da scuola degli studenti minorenni non era regolamentata fino a oggi. Ma adesso, una sentenza della cassazione per la morte di uno studente nel 2002, ha condannato il docente dell'ultima ora di lezione e un dirigente scolastico. Di fatto la responsabilità è andata al personale scolastico, anche se lo studente, quindici anni fa, è morto fuori dall'istituto scolastico e dopo la fine delle lezioni.

L'episodio ha scatenato polemiche anche a Fornacette, dove la dirigente scolastica dell'istituto King ha emesso un'ordinanza per regolamentare l'uscita da scuola. Come spiegato su La Nazione l'ordinanza prevede che i genitori vadano a prendere i figli a scuola. Questo provvedimento riguarda per adesso solo Fornacette.

Su questi fatti è intervenuto l'ex dirigente scolastico del King di Fornacette e attuale preside dell'istituto superiore Fermi di Pontedera Luigi Vittipaldi.

"Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni - ha esordito Vittipaldi - sulle uscite autonome degli studenti da scuola è simile a quello che è accaduto ad inizio settembre con la faccenda dei vaccini… come a volte accade, le Scuole, il Personale Scolastico e i Dirigenti si ritrovano soli ad affrontare situazioni difficili e diversificate, che andrebbero invece normate uniformemente e in maniera dettagliata a livello centrale, proprio nel rispetto dei principi costituzionali di eguaglianza e non discriminazione".

Vittipaldi ha ripreso: "Una premessa è assolutamente necessaria: gli Istituti Scolastici, ciascuno e non tutti insieme, sono singole P.A. con a capo un proprio Dirigente e, come tali, sono sostanzialmente autonome, comportando quindi diverse interpretazioni e modi di procedere, anche perché delle singole scelte ne risponde esclusivamente il proprio dirigente scolastico".

"Forse non tutti sanno, genitori in primis, che le Scuole, a differenza di altre P.A., non dispongono al loro interno di uffici gare, uffici legali, ecc., né di competenze specifiche per affrontare tutte le problematiche a cui vanno incontro ogni giorno: sostanzialmente si affidano alla competenza e all’esperienza del DS, al confronto tra Scuole stesse, a volte, con la propria Amministrazione e/o con gli EE.LL. di riferimento".

"Ciò nonostante, poiché le casistiche scolastiche sono, allo stesso tempo, specifiche e molto variegate, è sempre auspicabile un comune modo di procedere tra tutte le Istituzioni Scolastiche, specie tra quelle di un medesimo territorio, Ambito, Provincia, Regione. Ed è quello che in questi giorni difficili si sta tentando".

"Ad oggi, su questo tema non sono state dettate linee comuni, tuttavia, l’Ufficio Scolastico del Veneto, nel 2014, ha diramato una Circolare, che però non ha alcun valore di Legge:

http://www.istruzioneveneto.it/wpusr/wp-content/uploads/2014/12/uscita_scuola_notadg.pdf

Ma ritornando al problema dell’uscita dei ragazzi da scuola, occorre precisare che non si tratta di una mera questione di scelte educative e/o organizzative della Scuola e/o delle famiglie, oggi apparentemente in “contrasto” sul perché non si procede come di consuetudine a far uscire da soli i ragazzi delle Scuole “Medie” (oggi Secondaria di I grado), ma di qualcosa di più profondo e inderogabile da parte di chi si vede assoggettato ad una responsabilità diretta e non trasferibile ad altri, legata alla sicurezza e all’incolumità dei minori di 14 anni, ma in generale di tutti i minorenni".

"Tutto discende dagli articoli 2047 e 2048 del Codice Civile e dall’art. 591del Codice Penale, che attribuiscono in capo a genitori, tutori e Personale della Scuola, specifiche responsabilità (e pene) in caso di “omessa sorveglianza” e/o “abbandono del minore di 14 anni”, nonché la diversa giurisprudenza intervenuta in merito a infortuni e/o decessi conseguenti all’uscita da Scuola degli alunni minorenni".

"In particolare, l’attuale stato di preoccupazione e agitazione dei Dirigenti e del Personale Scolastico discende dalla recente sentenza della Corte di Cassazione (ultimo grado di giudizio in Italia) n. 21593 del 19 settembre 2017, in merito al decesso di un minore, occorso in seguito ad un incidente stradale all’uscita da Scuola (evento che risale al 2002/2003), che ha visto condannati, penalmente ed in via definitiva, il DS e l’Insegnante dell’ultima ora di lezione".

"Entrambe le posizioni, sia quella dei genitori che vogliono che i loro figli tornino a casa da soli (anche perché spesso non possono venire a riprenderli a Scuola per impegni di lavoro), che quella delle Scuole che vogliono tutelare i propri dipendenti (DS, Docenti e CS) da responsabilità gravi, sono legittime, ma anche convergenti: entrambe le parti vogliono che i ragazzi siano adeguatamente responsabilizzati e supportati ad acquisire una maggiore autonomia, anche per essere in grado di affrontare le sempre più difficili sfide di una società complessa e multiforme…".

"Tuttavia, questi buoni propositi si scontrano con ciò che poi la Magistratura e io Giudici sono costretti ad applicare, sempre nell’interesse dei minori, che, nella maggior parte dei casi, vede la condanna degli operatori scolastici (la condanna penale è personale e non astrattamente a carico dell’Ente “Scuola”); in taluni casi, anche quando i genitori abbiano preventivamente autorizzato l’uscita autonoma. Da qui le disposizioni “rigide” dei DS, a cui sono in capo le responsabilità organizzative della gestione scolastica".

Vittipaldi ha poi parlato di possibili iniziative da percorre: "Soluzioni? A modesto parere di chi scrive (in duplice veste di Dirigente e di genitore di due figli minorenni, nonché di ex docente in scuole “di frontiera"), nessuna efficace e valida per ogni situazione, ma alcune percorribili che potrebbero risolvere, almeno in parte, questa situazione, a vantaggio e tutela sia delle famiglie che della Scuola, ma soprattutto degli alunni:

  1. Di lungo periodo: dare corso alle diverse interrogazioni parlamentari e proposte/disegni di legge presentati nel corso degli anni in merito alla responsabilità degli operatori scolastici e fermi in attesa di discussione e/o approvazione del legislatore (in altri Paesi europei la responsabilità per ciò che viene commesso e/o occorre ad un minore è imputata ai soli genitori, secondo il principio della “culpa in educando”);
  2. Di breve periodo: in attesa di rivedere l’intera materia, non certo semplice perché investe diritti e doveri di rango costituzionale, stesura ed emanazione di un Decreto Legge, specifico per regolamentare la questione dell’uscita autonoma da Scuola, in maniera dettagliata ed uniforme su tutto il territorio nazionale, da convertire in Legge entro i 60 gg previsti da tale tipologia di provvedimento d’urgenza;
  3. Nell’immediato: i genitori provvedono a delegare altri adulti a prelevare il proprio figlio minore all’uscita da Scuola, sollevando la Scuola e i suoi operatori dalla responsabilità di eventuali incidenti fuori dal perimetro scolastico e dagli orari di servizio.

Il punto 3) può sembrare una “forzatura”, tuttavia, occorre ricordare alle famiglie che uno dei motivi per cui i DS non vogliono autorizzare le uscite autonome dalla Scuola è proprio il fatto che, nella maggioranza dei casi di infortuni o decesso di minori, le azioni giudiziarie contro i DS, il Personale Scolastico e il M.I.U.R., sono state promosse proprio da quei genitori che ne avevano preventivamente autorizzato l’uscita autonoma!

Sono più che certo del fatto che nessun genitore vorrebbe essere al posto di quel Docente o DS imputato di lesioni o morte di un minore all’uscita da Scuola, solo per averlo autorizzato ad uscire autonomamente su esplicita richiesta scritta dello stesso genitore che poi “vuole giustizia”".

"Quali colpe si debbono imputare al DS, al Docente o al Collaboratore Scolastico? Perciò, prima di avviare un inutile “braccio di ferro” Scuola-Famiglie, occorre agire a livello “politico”, nell’accezione più ampia e alta del termine, affinché le famiglie possano consapevolmente e responsabilmente scegliere la miglior soluzione per la gestione del livello di autonomia dei propri figli minori e, nel contempo, consentire alla Scuola di supportarle efficacemente e serenamente in tali scelte, senza tuttavia vedersene addossate responsabilità o colpe che, oggettivamente, non possono avere".

"Infine, mi permetto di ricordare che per il cosiddetto vivere civile occorrono alcuni elementi fondamentali: fiducia, rispetto e onore, da cui discende la stima! In assenza di anche uno solo di questi elementi, ogni relazione umana e professionale è minata sin dall’origine e, oggi più che mai, occorre ripristinare” il rapporto costruttivo tra Cittadini e Pubbliche Amministrazioni; a maggior ragione per la Comunità Educante, quale è il mondo della Scuola, in quanto fondamentale per la buona riuscita della nostra azione educativo-didattica destinata ai nostri figli, a loro volta, futuri cittadini".



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