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Attualità martedì 04 ottobre 2022 ore 14:30

Rimosso il manifesto di Pro Vita

Lo spazio pubblicitario dov'è stato rimosso il manifesto

Con un'ordinanza comunale è stato liberato lo spazio occupato dal cartellone dell'associazione che chiedeva di fermare la cosiddetta "teoria gender"



PONTEDERA — Non ha avuto vita lunga il manifesto di Pro Vita & Famiglia Onlus, affisso in uno spazio pubblicitario di piazza Generale Alberto Dalla Chiesa nei giorni scorsi. Tramite un'ordinanza, infatti, l'amministrazione ha provveduto alla rimozione dello stesso, dove veniva contestata la cosiddetta "teoria gender".

"Purtroppo quel manifesto si basa su un falso assunto, che è quello della diffusione di un'ipotetica teoria gender, che nella realtà non esiste - ha spiegato l'assessora alle Politiche sociali, Carla Cocilova, tra le prime a denunciare la presenza del manifesto - il fatto che riporti una visione fuorviante legata agli orientamenti di genere delle persone e una rappresentazione falsa e lesiva dell'identità delle persone è dimostrato dalle molte segnalazioni di persone che, appunto, si sono sentite colpite dall'esposizione di un messaggio del genere".

"Oltre a questo aggiungerei che utilizza in modo strumentale l'immagine di un bambino - ha aggiunto l'assessora - cosa che non dovrebbe mai essere fatta".

Nell'ordinanza che ha imposto la rimozione si fa riferimento alle norme in vigore, con riferimento al Codice della strada, per il quale "è vietata sulle strade e sui veicoli qualsiasi forma di pubblicità il cui contenuto proponga messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso o dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alle abilità fisiche e psichiche".

"Ciò appare non solo contro le leggi vigenti, ma anche al di fuori del perimetro delineato dai principi dell’ordinamento giuridico nazionale e internazionale nei confronti del diritto all’identità di genere - conclude l'ordinanza - quale dimensione individuale e sociale della sessualità di ciascun individuo".


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