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martedì 21 maggio 2019

Interviste giovedì 29 gennaio 2015 ore 13:30

Soldi, sangue, tenerezza. Parla Michele Santeramo

Michele Santeramo è nato nel 1974
Michele Santeramo è nato nel 1974

Il drammaturgo pugliese alla vigilia del debutto de La prossima stagione racconta il mestiere di scrittore da De Filippo ai social network



PONTEDERA — I soldi scambiati con il sangue, una macchina dei ricordi che impedisce le bugie, la riscoperta della tenerezza tra lui e lei. Va in scena da stasera fino a domenica il nuovo spettacolo di Michele Santeramo, drammaturgo pugliese che lavora spesso al Teatro Era. Dopo tante coproduzioni La prossima stagione, la sua ultima fatica, è prodotto al cento per cento dal teatro di Pontedera.

Qui News Valdera ha intervistato lo scrittore pugliese alla vigilia del debutto.

A Pontedera ormai sei di casa, gli spettatori ti conoscono e aspettano i tuoi spettacoli. Ma com'è nato questo sodalizio?

“E' nato con Luca Dini che si interessò per la Fondazione Pontedera Teatro a un mio spettacolo, Vico angelo custode, decisero di coprodurlo insieme a Teatro minimo. Era il 2007, da allora le coproduzioni sono continuate fino a oggi. La prossima stagione è il primo spettacolo prodotto interamente dalla Fondazione Pontedera Teatro”

La prossima stagione racconta la storia di una coppia in sei episodi lungo 50 anni di vita, dal 2015 al 2065. Quali sono cinque buoni motivi per vedere questo spettacolo? O meglio, quali sono i motivi che ti hanno spinto a scrivere questo spettacolo?

“Al primo posto la tenerezza, sentimento che oggi sembra un difetto, una debolezza. Il secondo è una domanda: cosa potrebbe succedere nel mondo se continuiamo a comportarci così? Terza ragione la fantascienza, intesa come scrittura del futuro, non lo avevo mai fatto, ne La prossima stagione mi spingo fino al 2065. Quarta il passato, inteso come invenzione del passato, come spiega Calvino. Ultima ragione è che da quando ho visto il film La grande guerra di Monicelli volevo inserire in un mio spettacolo lo scambio di battute tra Gassman e la Mangano, quando lui le dice: 'Io...' e lei risponde: 'Anch'io...'. Ce l'ho fatta”

In questo spettacolo ci sono delle provocazioni interessanti come la storia dei soldi e il sangue...

“In un libro di Walter Siti, Resistere non serve a niente, lo scrittore racconta che il numero di transazioni economiche che avvengono in una sola notte è superiore all'intera quantità di denaro realmente presente nel mondo. E' risaputo che i soldi stampati ormai siano di più rispetto alle riserve di oro, quindi quanto valgono davvero i soldi? In realtà più niente, siamo noi che gli diamo valore. Per questo nello spettacolo mi sono immaginato che al posto dei soldi si possa pagare col sangue”

Sei conosciuto per l'incisività dei tuoi testi, i dialoghi serrati, come sviluppi le tue opere?

“Ho un metodo di scrittura che insegno anche nei seminari che tengo quando mi sposto nei vari teatri d'Italia. Incontro studenti, persone interessate al teatro, attori, scrittori. Il mio metodo parte da un'immagine. Dalla descrizione di un'immagine, l'inquadratura poi si allarga. Dopo ci spostiamo sulla linea temporale e immaginiamo cosa può succedere. I miei lavori sono nati così. Ma per rendere i testi interessanti il lavoro nei seminari è importante. Per esempio La prossima stagione si conclude grazie a un'intuizione di un ragazzo di sedici anni che era a un incontro e che mi ha dato lo spunto per concludere la storia. Non ho potuto dirglielo perché non ho suoi contatti, ma mi piacerebbe farglielo sapere”

A proposito di contatti, tu non appari sui social network. Perché? Non pensi che questa scelta sia deleteria per il tuo lavoro?

“Per il momento no. Quando era in pubblicazione il mio libro ho usato Facebook per promuoverlo, con il profilo del Teatro minimo. Dopo pochi giorni mi sono accorto che appena tornavo a casa volevo controllare se c'era qualche novità. Non mi piace. Per quanto mi riguarda stiamo sempre di più perdendo spazi privati. Mi spiego, io e te siamo qui che chiacchieriamo, se adesso suona il telefono qualcuno sta interrompendo il nostro spazio privato. Coi social siamo sempre in relazione, continuamente pronti ad essere interrotti. Per quanto riguarda il mio lavoro ho pensato spesso se potesse essermi utile, e ci penso ancora. E' vero forse con un profilo pubblico raggiungerei più persone interessate al teatro, il mio amico Michele Sinisi mi dice di fare ogni giorno un profilo, però io dico sempre che lo faccio domani. In realtà raggiungere più persone che significa? Sono davvero interessate ai miei lavori per il fatto che fanno clic col mouse? Non ne sono sicuro. Questo tema ha qualcosa a che fare col prossimo lavoro che si chiamerà Il nullafacente”

Come hai iniziato a scrivere?

“Sono nato a Terlizzi, in provincia di Bari, vicino all'altopiano delle Murge. Quando hai 18 anni, vivi a Terlizzi, ma riesci a immaginare un mondo migliore o diverso devi fare qualcosa. Ho avuto la fortuna di imbattermi nella storia di Gennaro De Gemmis, un ricco barone pugliese che aveva allestito la più grande biblioteca sulla Puglia. Conobbi la storia perché un giorno il direttore di una prestigiosa biblioteca di Parigi venne a Terlizzi a visitare la biblioteca. Sentii l'impulso di raccontarla e divenne il mio primo spettacolo, Nobili e porci libri. Per affinarmi, essendo un grande ammiratore di Calvino, mi sono messo anche a ricopiare i suoi scritti, per cercare di carpirne il ritmo”

Dove vivi quando non sei via per lavoro? Quando invece sei a Pontedera, che posti frequenti?

“A Terlizzi, è un ottimo posto dove tornare. Vivo con mia moglie che ha un'erboristeria. L'altopiano delle Murge così vicino è un luogo dove andare a pensare. Sono spesso via e questo gioco di andare e tornare rende piacevole Terlizzi. Non ci vivrei 365 giorni all'anno. Quando invece sono a Pontedera gli amici del Teatro Era organizzano tanti incontri con le scuole, seminari che non ho molto tempo per visitare i luoghi caratteristici o la città. Diciamo che ho frequentato Pontedera pre-night, all'ora dell'aperitivo”

Da stasera, giovedì 20 gennaio alle 21, fino a domenica sarai al Teatro Era con La prossima stagione, con chi hai lavorato?

“Con Cristina Gardumi e Erica Artei. La prima ha lavorato con me disegnando le immagini che vengono proiettate mentre narro la storia, che è fatta, salvo due brevi intermezzi, interamente di dialoghi. Erica invece è il tecnico, anche se chiamarla tecnico è riduttivo. La Prossima stagione – uno spettacolo da leggere durerà circa 50 minuti perché come diceva il maestro Eduardo De Filippo non bisogna andare oltre la soglia di attenzione del pubblico. Ai tempi di De Filippo era più alta, adesso secondo me 50 minuti sono la giusta misura”

René Pierotti
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