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Attualità giovedì 26 febbraio 2015 ore 08:30

"Una cattiveria da provare, esplorare e capire"

Michele Sinisi arriva al Teatro Era e ci racconta il suo Riccardo III: "Metafora dei politici certo, ma anche delle nostre parti nascoste"



PONTEDERA — Dalla magia del Teatro quando era in via Manzoni, al rapporto con Michele Santeramo fino al Riccardo III, che può essere metafora dei politici ma anche delle parti più nascoste di ogni individuo. Michele Sinisi, 38 anni, regista e attore teatrale arriva in città dove sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo presenterà Riccardo III, che è stato candidato al premio Ubu 2014.

Qui News Valdera lo ha intervistato per capire di più dello spettacolo e della persona.

Com'è nasce il tuo sodalizio con Fondazione Pontedera Teatro?

“Il sodalizio con Pontedera è nato personalmente nel ’98 con Luca Dini ai tempi de I Porti del Mediterraneo. Dini era venuto a Polverigi ad assistere al lavoro che diretto da Driss per il progetto diretto da Baliani, per l’occasione ero tra i dieci selezionati di quell’edizione, avevo 22 anni. Ho poi rincontrato Dini ad una replica del mio Murgia a Roma, dopo di che ho ricevuto la proposta a replicarlo nella mitica e storica sede di via Manzoni, un posto magico, pieno di storia e di teatro passato e presente, un cuore dove conobbi anche Carla Pollastrelli e Roberto Bacci e dove s’incontravano artisti provenienti da ogni parte del mondo, con prospettive linguistiche differenti, accomunati tutti dalla malattia per il teatro”

Riccardo III è la prima produzione interamente del Teatro Era?

“Riccardo III segna un nuovo inizio passando per l’origine e il Teatro Era costituisce la cassa di risonanza dentro cui totalmente ha preso origine questa tensione riscoperta. Il progetto si fonda lì sia sul piano organizzativo che artistico”

Perché Shakespeare? E perché Riccardo III?

“Shakespeare Riccardo III perché è magico, affascinante e diabolico, da attore ho sempre desiderato stare in quelle dinamiche, al di là del testo e del suo significato, ho cercato a più riprese di iniziare ad esplorare quella sagoma, quell’archetipo di cattiveria, dentro cui è possibile vedere allo stesso tempo i politici così come la parte più recondita di noi stessi”

Com'è andato il lavoro sul testo?

“Il primo giorno di prove avevo solo un ingrediente: usare il testo del prologo, la prima battuta di Riccardo, in inglese. E nient’altro. La tentazione di trasgredire questa regola iniziale è stata continuamente presente, istintivamente volevo sfuggire dalla tensione post-drammatica rifugiandomi nel racconto del fatto. L’incontro con Francesco Asselta e il suo continuo specchio ha definitivamente dato coraggio a questo percorso che temevo quotidianamente”

Un mese fa abbiamo intervistato il tuo amico Michele Santeramo, che ci ha raccontato che non usa i social network anche se te lo spronavi ogni giorno, perché, parole sue: “Sei il re di Facebook”. Qual è il tuo rapporto coi social network? Come hanno cambiato la realtà secondo te?

“La rete è una naturale evoluzione dell’uomo a rendersi la vita più comoda, fornisce grandi possibilità di comunicazione, favorisce la caduta di distanze e la vicinanza delle differenze. Certo, costituisce, mi piace affermare che deve favorire principi di percorsi inizialmente distanti da sviluppare su un piano poi totalmente carnale e umano. Credo nella sua forza come mezzo che accompagnando il processo ha chiaramente modificato e condizionato giustamente le caratteristiche del linguaggio reale, anche nella sostanza. Sarà curioso vedere Santeramo e altri autori entrare strutturalmente sulla rete per scrivere e far leggere in tempo reale l’evoluzione della scrittura. Il testo deve portarsi dentro anche le dinamiche della rete. Quello ch’è testo, che si legge, è mutato più di quanto si voglia ammettere e accettare. La nostra quotidianità, i “tinelli di casa” sono molto più contemporanei di quanto si possa pensare. Il touch e gli elettrodomestici, l’elettronica e il traffico sono le nuove lettere di un alfabeto tridimensionale, le serie sono il nuovo romanzo (?) e il traffico le nuove pagine da sfogliare”

Come ti sei avvicinato al Teatro? Cosa ti piace di più fare?

“Al teatro mi sono avvicinato attraverso una recita parrocchiale, in cui mi si chiedeva di contribuire al tesseramento dell’oratorio partecipando ad uno sketch in cui dovevo avere un piccolo ruolo: un anziano. Mi innamorai subito della possibilità di essere altro e della possibilità che il teatro da ogni sera di affacciarsi dall’altra parte, di visitare tutte le zone extra quotidiane. Quello che mi piace fare è stare in scena, mi diverte ogni sera e non vivo l’ansia da prestazione perché non vivo lì il timore del giudizio. Il Teatro mi ha insegnato ad accettarmi, a piacermi per quello che sono, non c’è sulla scena alcuna malattia da cui guarire. Si è, e basta”

Dopo tanti anni e tanto lavoro è finita la collaborazione con Michele Santeramo...

“Con Santeramo abbiamo condiviso un percorso di 13 anni con Teatro Minimo e questo spettacolo ha segnato ritualmente la fine di questa avventura. Abbiamo deciso di comune accordo di intraprendere strade diverse per scegliere in futuro di lavorare assieme senza più lasciarsi condizionare dalla consuetudine progettuale di doverlo fare. Riccardo III è stato un progetto di laboratorio avviato e congelato nel 2009 per la Residenza Teatri Abitati. Questa estate poi, ho incontrato Asselta proveniente invece dal mondo cinematografico che ha accettato la sfida di stare sulle tavole e assecondarmi in questo percorso per entrambi, me e lui, totalmente al buio. Con Asselta ho deciso di riprendere quel percorso congelato e allestirlo in solitudine scenica in inglese, evocando quella figura teatrale senza raccontare alcuna storia. Con Santeramo si lavorerà assieme sulla base dei progetti che ci vedranno contemporaneamente coinvolti volta per volta. Chiaro è che lo si incontrerà con più facilità di quanto ci si possa incontrare con altri autori. Tredici anni assieme sono tanti, ognuno di noi due credo possa prevedere i passi dell’altro e quindi dove poterlo trovare…”

Sei spesso a Pontedera, quali posti ti è capitato di visitare?

“Il fiume Era così come il parco che lo accompagna è il posto più magico. Pontedera, come tutta la Toscana, costituisce un territorio con un bell’equilibrio tra efficienza e calore. L’organizzazione del tessuto urbano non sottrae famigliarità alle relazioni umane. La presenza della Fondazione ha ulteriormente contribuito a dare continua umanità al percorso di sviluppo e di sistematizzazione”

Progetti futuri?

“Il risultato linguistico del Riccardo III alimenterà altri progetti di gruppo su classici, l’archetipo teatrale sarà nuovamente indagato su testi della tradizione mentre un lavoro più tradizionale continuerà su testi di drammaturgia contemporanea, dove la parola conduce l’azione, su testi e autori viventi, tra cui anche Santeramo”

Dacci alcune buone ragioni per venire a vedere Riccardo III...

“È uno spettacolo che non lascia indifferenti perché non ci si rapporta razionalmente ma esclusivamente di pancia. È per tutti, pur non raccontando nessuna storia. Tutto quello a cui si assiste è vero. Non c’è finzione”

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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