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sabato 23 luglio 2016

LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​Campanili e campanilismi tra orsi, cispia e mota

di Mario Mannucci - mercoledì 18 marzo 2015 ore 18:41

"Rubbaorsi", gridano ancora allo stadio, al mare e dovunque (con rilancio sulle onde telematiche) i pontederesi ai ponsacchini. "Meglio rubbaorsi che cispiosi come voi", ribattono dall'orgogliosa Ponsacco.

La storia è (abbastanza) nota: il marchese Eugenio Niccolini di Camugliano, bisnonno dell'attuale marchese Lorenzo, raccontò in un suo diario di fine '800 che un manipolo di ladruncoli ponsacchini capeggiati da "un certo Cini, figlio di Palle di Mescuglio", pensava di trovare un bel maiale grasso nello stanzino di un contadino di Cenaia. Il quale l'aveva appena venduto - la casualità domina la vita... - dando ospitalità all'orso e al suo domatore che lo portava in giro per fiere e mercati. Con una zampata, l'orso rovinò il volto allo sfortunato figliolo di Palle di Mescuglio, e la cosa si riseppe in giro, arrivando fino a Pontedera. Dove però c'era (e c'è) parecchia nebbia e umidità, per cui i ponsacchini cominciarono a chiamar cispiosi, cioè con gli occhi appiccicati e sgocciolanti (i colliri erano da venire) i "cugini" di città. 

Tuttora siamo a questi epiteti, peraltro simpatici almeno fino a quando non diventano gridi di battaglia. Ma l'epiteto di "cispiosi" non c'e l'ha in esclusiva Pontedera. Così i terricciolesi chiamavano i pecciolesi - la rivalità fra i due paesi era arricchita da episodi curiosi come quello della medaglia di cartone fatta recapitare ai pecciolesi dai terricciolesi dopo che in un concorso bandistico a Volterra li avevano battuti - e così i castelfranchesi chiamano ancora i fucecchiesi. 

Tra butesi e cascinesi (nel senso della frazione di Cascine) correva e non si è del tutto spento il batti e ribatti di "motosi" (quelli di pianura-padule) e "corbellai" (quelli di monte), Calcinaia e Bientina erano rivali acerrime, mentre una grande rivalità c'era anche tra Peccioli e la sua frazione di Fabbrica. Dove pare che il tenore di vita fosse migliore perché tutti lavoravano mentre a Peccioli c'era parecchia miseria nera, con conseguenti problemi anche di accattonaggio. 

Fin qui il campanilismo, ma un tempo si discuteva e ci si accapigliava anche su chi avesse il campanile più bello? Peccioli con la sua torre con accenti anche moreschi? La dirimpettaia Soiana, anch'essa con campanile del grande architetto pontederese Luigi Bellincioni...?. Anche Ponsacco ha un bel campanile, peraltro restaurato di recente (ma con tirata d'orecchi del parroco ai parrocchiani non troppo generosi nel sostegno al restauro) perché pendeva pericolosamente come la torre di Pisa, mentre Pontedera ha visto distrutti dalla guerra i suoi due campanili realizzati a fianco del duomo e sostituiti poi con uno solo e di non particolare pregio.

Mario Mannucci

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