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domenica 26 giugno 2016

LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​E i rossi salvarono i neri finiti nel bosco

di Mario Mannucci - mercoledì 10 giugno 2015 ore 15:37

Non possiamo garantirvelo, cari lettori appassionati di storia, ma se fosse possibile scommetterci noi scommetteremmo che Montecastello è l'unico 'posto' in Italia dove i rossi hanno salvato i neri nonostante che quest'ultimi avessero imboccato l'erta verso lo storico borgo con intenzioni tutt'altro che amichevoli. 

Successe tra il '20 e il '22 - l'incertezza sulla data è l'unica di questo storia, mentre chi l'ha raccontata in un libro, Pierluigi Gorini, l'ha appresa da testimoni diretti - al tempo degli scontri fra socialcomunisti (il Pci nacque nel '21) che finirono, come è noto, con l'affermazione del fascismo, avviato a diventar regime due o tre anni dopo. In precedenza erano invece stati i rossi a puntare alla rivoluzione bolscevica anche in Italia, per cui anche loro menavano contro i rossi ma anche contro i cattolici e gli aderenti alle leghe bianche, tanto che il giovane e futuro presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, si beccò una zoccolata in testa durante un comizio. 

Tempi 'caldi', caldissimi, con feriti e morti, come il segretario della camera del lavoro di Pontedera, Alvaro Fantozzi ucciso in un agguato sui primi tornanti della salita per Marti, salita simile e vicina a quella di Montecastello. A bordo di un camion, la 'squadraccia fascista', come poi saranno chiamati i partecipanti alle spedizioni punitive, arrivò a notte inoltrata e cominciò la salita per Montecastello, forse cantando il loro famoso 'allarme allarme siam fascisti, terror dei comunisti...'. 

Secondo la tradizione montecastellese su questo episodio - ormai in caduta libera perché son passati quasi cento anni, il tempo che va da nonni e bisnonni a nipoti portati a confondere Mussolini con Napoleone - sul camion c'erano anche alcuni paesani i quali avrebbero però spiegato d'aver partecipato alla spedizione soprattutto per moderarla ed evitare guai grossi. Ma alla guida del camion c'era un forestiero, che forse per poca pratica, per troppo buio, eccessiva velocità o magari per qualche bevuta di troppo, sbagliò la curva del 'Tondo', davanti all'odierno campo sportivo, finendo nella sottostante vallata. Dove il camion si arrestò fermato dai pini e dal sottobosco pieno di pruni. 

La canzone (se c'era stata) diventò dunque un urlo che insieme allo strepitio del camion in caduta arrivò fino al paese interrompendo anche la riunione dei rossi che subito si precipitarono fuori per soccorrere gli incidentati. Forse perché inizialmente non sapevano chi fossero, forse perché i montecastellesi erano e sono brava gente, fatto sta che i rossi furono aiutati a recuperare la strada, mentre il camion rimase lì per diversi giorni. 

Pierluigi Gorini, cattolico e soprattutto scrittore teso a cercar la verità sempre e comunque, come dimostrano le sue cronache di fatti non certo di grande onore per alcuni preti o fedeli castellani, finisce il capitolo con questa frase: "E' d'obbligo ricordare che, passati pochi mesi, salvati e salvatori si ritrovarono insieme nella sede comune e sotto la stessa bandiera..."

Bandiera che visti gli sviluppi politico-storico di questa situazione, non fu sicuramente quella rossa.

Mario Mannucci

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