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venerdì 30 settembre 2016

LA STORIA SIAMO NOI — il Blog di Mario Mannucci

Mario Mannucci

MARIO MANNUCCI - Giornalista e scrittore storico, racconta di Pontedera e della Valdera dai tempi antichi ai giorni nostri con un linguaggio comprensibile a tutti evidenziando "segreti", personaggi e storie che hanno caratterizzato il territorio

​Quando Pontedera salì sul 'Colle'

di Mario Mannucci - giovedì 29 gennaio 2015 ore 13:19

Fino a qualche anno fa venivano due corazzieri da Roma, uno dei quali, per un certo periodo, era pontederese, a portare la corona d'alloro alla tomba di Giovanni Gronchi nella cappellina di famiglia, sepolture tuttora definita gentilizie per rafforzarne la distinzione da quelle singole, nel cimitero della Misericordia. Ora i corazzieri non vengono più ma la cerimonia ha pur sempre una sua dignità istituzionale, con carabinieri in alta uniforme e autorità civili e militari. 

L'appuntamento si ripete ad ogni inizio novembre, nei giorni dedicati ai defunti, da trentadue anni. Giovanni Gronchi, terzo presidente della Repubblica (dopo Enrico de Nicola e Luigi Einaudi e prima di Antonio Segni, Giuseppe Saragat, Giovanni Leone, Sandro Pertini, Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano) era nato a Pontedera il 10 settembre 1887, nell'appartamento di inizio via 1° Maggio, a pochi metri da piazza del comune, e morì a Roma, novantunenne, il 17 ottobre 1978. In questi giorni il Quirinale è nuovamente al centro dell'attenzione per la successione a Napolitano ed è dunque è doveroso, in chiave locale, ricordare che il 29 aprile 1955 - il prossimo 29 aprile bisognerà dunque celebrare il sessantennale - Pontedera, la Valdera e l'intera provincia pisana salirono sul Colle con l'ex ragazzo cresciuto all'ombra del duomo e del circolo cattolico San Luigi (che è ancora lì, in via della Misercordia). 

Il ragazzo fin da giovanissimo impegnato in politica e nel sindacato bianco nelle file cattoliche ma che fu bocciato alle elezioni amministrative di Pontedera nel 1910. Il ragazzo poi studente di lettere alla Normale e quindi professore, volontario nella prima guerra mondiale nonostante che i cattolici italiani fossero contrari al conflitto e che lui potesse evitarlo perché orfano di madre, quindi sottosegretario nel primo governo Mussolini dal quale si dissociò ritirandosi a vita privata per tutto il periodo fascista. 

Nell'Italia repubblicana fu deputato nella prima legislatura (e c'è una bella immagine che lo vede parlare da un palchetto strapaesano ai cattolici di Ghizzano in vista delle elezioni del '48), due volte presidente della Camera e infine presidente della Repubblica. Gronchi fu eletto al quarto scrutinio con voti che venivano dal Pci fino al Msi passando per quasi tutto l'arco parlamentare, e pochi giorni dopo venne subito a Pontedera in visita privata fermandosi alla tomba di famiglia. 

Poi la visita ufficiale, il 9 giugno, accolto da una grande folla e ricevuto in comune, mentre poi andò a pranzo con i fedeli amici delle famiglie Masi, Vivaldi, Cioppi e altri. Altre visite lo portarono in città, mentre a San Rossore, tenuta presidenziale molto amata da Gronchi che vi fece costruire la villa del Gombo vicino al mare, una notte dovette addirittura scappare in pigiama e rifugiarsi in prefettura (sui lungarni) perché gli uomini della sicurezza temevano un'irruzione golpista. (Il famoso e misterioso e golpe Borghese che però non ci fu, mentre il suo presunto organizzatore, il principe Juno Valerio Borghese, già capo della fascistissima X Mas, fu cercato, ma non trovato, da decine di uomini delle forze speciali, armati fino a denti, nella villa dei Gotti Lega a Capannoli. 

Quando Gronchi era faceva i primi comizi, una zoccolata lanciatagli da un socialista gli fece cadere il cappello a Fornacette, mentre sulla salita di Castel del Bosco, al ritorno da un incontro con i contadini di Varramista, i socialisti lo fermarono e gli staccarono il cavallo dal barroccio. Con Gronchi, qual giorno, c'era anche il giovanissimo Giuseppe Vivaldi, poi politico e personaggio pontederese morto ultracentenario. 

I funerali di Gronchi si svolsero in duomo e prima della sepoltura un corteo attraversò le vie del centro pontederese. A ricordare pubblicamente Gronchi nella sua città resta la lapide in via 1° maggio, quella (poco conosciuta) di intitolazione del Villaggio Gronchi su un condominio popolare del viale Italia, una piazza Gronchi a ridosso del centro città' (la piazza della finanza) e più di recente e in clima non più di scontro tra sinistre e cattolici, l'intitolazione della nuova biblioteca comunale sul Viale Piaggio. Ma se Pontedera ebbe in quegli anni il canale scolmatore, il villaggio popolare fuori del ponte, e altre realizzazioni, fu merito anche del suo Presidente della Repubblica.

Mario Mannucci

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