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mercoledì 26 settembre 2018

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Calimero

di Maria Caruso - sabato 04 giugno 2016 ore 20:26

Le nostre milongas sono piene di Calimeri in entrambi i sessi ovviamente. Calimero è un pulcino piccolo e nero non riconosciuto dal Tango Argentino. Sono i cosiddetti invisibili, mai invitati da nessuno e poco considerati in generale. Le motivazioni possono essere tante, essendo sporco di fuliggine, non può essere riconosciuto da mamma Tango. 

Vive pertanto nelle milongas incassando colpi da ogni parte e puntualmente pensa: “Eh, che maniere! Qui tutti ce l’hanno con me perché io sono piccolo e nero… è un’ingiustizia però”. Calimero è il quinto della sfornata tanghera e la scuola dalla quale proviene non è solo Veneta ma di tutte le Regioni italiane. Il suo aspetto certamente non lo aiuta se specialmente è grasso, basso e brutto (vale anche al femminile). 

Di solito i loro maestri vedendoli sempre seduti e mai in pista girano la testa ora da una parte ora dall’altra in senso di diniego. Mamma Cesira fa finta di non conoscerlo mentre Gallettoni (il padre, gallo tutto nero) burbero solo in apparenza, lo segue tenendolo d’occhio da lontano. Calimero lasciato in balia di stesso dalla sua famiglia originaria si porta dietro il suo mezzo guscio senza abbondonarlo mai del tutto e pertanto il suo atteggiamento tra i presenti in sala è sempre ben messo in evidenza. 

Ballare in pista è fondamentale per farsi notare dal pubblico tanghero e Calimero pertanto entra in un circolo improduttivo per cui meno balla e meno lo invitano. E’ un bel guaio! Un bel giorno Calimero, vede un tanghero grosso che sonnecchia, lo scambia per la mamma e da lui, si fa dare lezioni di tango facendo ancor più confusione con bolei e ganci. I genitori colpevoli di averlo abbandonato l’hanno esposto alle cattive compagnie e non sempre difatti il bene e la verità trionfano, almeno apparentemente, anche se il nostro Calimero è onesto e in buona fede. 

Il mondo tanghero non è apertamente ostile a Calimero ma è perfino confortevole poiché se anche non balla con nessuno, lo considera come parte del suo mondo e del suo arredamento. A parte quindi qualche aguzzino come il furbo papero Piero che se la tira, invitando perfino quelli seduti dietro di lui, e il professor Gufo Saggio che fa finta di insegnargli qualcosa, Calimero ha anche la fidanzata Priscilla che gli vuole un gran bene e un amico sincero Valeriano che lo conforta e lo incoraggia. 

Calimero è un cult nel mondo tanghero poiché rappresenta le disavventure che ogni ballerino vive dal suo ingresso in milonga, quando tutti indistintamente qualche volta, ci siamo sentiti come il pulcino piccolo e nero. Capita che qualcuno, mosso forse da uno spirito avventuriero (AVA) finalmente inviti il nostro Calimero grazie al quale finalmente egli tornerà, a essere bianco, lindo e contento. Grazie alla bontà dell’olandesina Mira di nome e Lanza di cognome Calimero è finalmente riscattato dimostrando a tutti, una volta in pista, che non è poi così male nonostante la pancia e un viso con le rughe. 

Possiamo finalmente dire glorificando la Lanza con lo slogan: “Ava come lava!” e renderle omaggio ringraziandola ufficialmente per aver manifestato al meglio la sua funzione di ribattezzare e rietichettare con la scritta “OK” il nostro tanghero Calimero. L’autostima del pulcino aumenta sempre di più ed è spronato dai vari complimenti che riceve a dare sempre il meglio di sé facendolo diventare sempre più bravo. 

Il fatto è che spesso Calimero a un certo punto, crogiolandosi nel suo ego, si ferma dal continuare nell’impegno dell’apprendimento senza fare altro, aumentando però al contempo le sue ambizioni sull’essere invitato da quelli ancor più bravi, giovani e belli, al punto di sentirsi nuovamente “Calimero il pulcino tutto nero” come ai vecchi tempi. Anche nel carosello di Calimero c’era sempre una leggera morale così come nella vita dei tangheri: per ogni obiettivo raggiunto ne dobbiamo sempre aggiungerne uno nuovo, affinché il nostro agire, diventi costante e foriero di risultati soddisfacenti. 

Ognuno di noi sa quante volte è stato Calimero e quante volte è stato lavato da Ava. L’augurio è di non aver più bisogno di farci lavare da Mira Lanza ma di pulirci da soli.

Maria Caruso

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