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Cultura sabato 26 gennaio 2019 ore 15:00

Un portfolio per il Giorno della memoria

"Soluzione finale" si chiama così il portfolio del fotografo Simone Sonetti. Poche immagini che raccontano un pezzo di storia vergognosa



CASCIANA TERME LARI — Domani sarà celebrato ovunque il “giorno della memoria”, una ricorrenza internazionale per ricordare le vittime dell'olocausto quindi della shoa, così come deciso in data 1 novembre 2005 dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Saranno tante le corone di alloro e i cerimoniali, ma vale la pena onorare questa triste ricorrenza anche con un portfolio di un fotografo Cascianese, Simone Sonetti.

Bravo sempre Simone, ma lo è ancora di più quando si cimenta in scatti di particolare spessore, quando usa il bianco e nero, quando, come stabilisce la regola artistica, non è importante quello che l’immagine ti mostra quanto i sentimenti e le reazioni che scatena guardandola.

Ed è proprio questo che trasmette il portfolio “Soluzione finale”, una raccolta di scatti realizzati da Simone durante viaggi ai campi Dachau, Auschwitz e alla fabbrica di Oscar Schindler museo di Cracovia, negli anni 2016 e 2017.

Con tanto smarrimento e tanta incredulità assistiamo ad uno spaccato di un periodo vergognoso della storia dell’umanità: quel cappello di un ufficiale tedesco, quel timbro, quei due simboli contrapposti, i binari ed un carro, la recinzioni di filo spinato elettrico, le baracche, i lavatoi e i dormitori, sette barattoli vuoti del gas usato per lo sterminio e la camera a gas di Dachau,

E nella foto finale, il vuoto in una stanza, a significare che niente è rimasto di quella povera gente.

Poche immagini che valgono un racconto di anni di sofferenze e atrocità.

A “Soluzione finale” sono state riconosciute due menzioni d'onore al circuito internazionale Gran Tour delle colline a Figline Val D'Arno.

Simone ha voluto anche raccontare qualcosa di quei viaggi che non lo hanno esonerato da riflessioni e angosce:

“Il viaggio più toccante è stato quello di Dachau  - racconta Simone - . Era una domenica di gennaio del 2009 e c'era neve e ghiaccio , il campo era deserto , non c'era nessuno. Stavo fotografando ed ero nei miei pensieri, quando entrando in una delle baracche trovai una ragazza che piangeva . Mi bloccai, uscii fuori da quella stanzona, mi misi seduto e non riuscii più a fotografare per un bel po’. Poi piano piano ripresi il mio lavoro, ma nell'aria avvertivo ancora presenti quel senso di dolore e di morte, come se non fossero mai passati tutti questi anni”.

Marcella Bitozzi
© Riproduzione riservata


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