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Cultura domenica 24 luglio 2022 ore 10:40

Chiudere al traffico Piazza Garibaldi

Foto di: www.valderatoscana.it

La proposta è rilanciata da Giuseppe Cecconi studioso dell'architetto Giovanni Michelucci ed autore del libro “Dove si incontrano gli angeli”



PONTEDERA — Per il grande architetto Giovanni Michelucci “il verde non abbellisce la città se non quando diventa un elemento da strutturare architettonicamente”. Piazza del Campo a Siena ne è un esempio dato che, “in virtù della forma che ha assunto, seguendo la struttura della confluenza delle colline, può definirsi naturale”. Questa Piazza si collega alla stupenda campagna senese, non crea fratture di sorta, ma costituisce un elemento di continuità dell'intero paesaggio. Lì non ci sono alberi o siepi, eppure si ha la sensazione, come dice Michelucci, che “in Piazza del Campo ci potrebbe nascere il grano”.

“Vi è più natura nel teatro romano di Arles, o nella cella di un frate cappuccino da cui si vede il cielo o la foglia di un fico, che in un campo in campagna”, afferma Michelucci, aggiungendo, per farsi capire, “a mettere un cipresso accanto a Palazzo Vecchio a Firenze, farebbe ridere”. Egli ravvisa “una profonda relazione fra un tessuto architettonico medievale e il bosco, fra una cattedrale gotica e un campo di grano maturo”.

Una quindicina di anni fa, al Museo Piaggio fu fatta una grande mostra dei disegni di Giovanni Michelucci, dove si poteva osservare come nelle sue opere, lui si ispirasse alle forme della natura. I pilastri della Chiesa sull’Autostrada sono alberi pietrificati, il prospetto del Palazzo di Giustizia di Firenze sembra un fitto bosco, il Giardino degli Incontri del Carcere di Sollicciano è sostenuto da due filari di tronchi, con i rami che si piegano a destra e a sinistra come per cercare la luce. Durante i lavori di quest’ultima costruzione, un merlo e una merla vi nidificarono!

Tutto il dibattito contemporaneo sulla forestazione urbana, dovrebbe tener conto delle osservazioni dell’illustre architetto pistoiese.

D'altronde gli alberi piantati lungo le vie delle città, o allocati in vasi di plastica che spesso fungono da ricettacolo di mozziconi di sigarette, danno a volte l'idea di essere prigionieri condannati a far mostra di sé, come gli animali tristi di uno zoo. Se sono piazzati sui marciapiedi, intralciano i pedoni che procedono a zig zag scendendo continuamente in strada. Paradossalmente snaturano la città. Il massimo della pena me la fanno certi ulivi piantati sulle rotatorie, nel bel mezzo dei gas di scarico delle auto.

C'è stato un certo dibattito a Pontedera suoi pini malati e pericolanti di Piazza Garibaldi, Quegli alberi fanno parte della storia della Piazza, e giustamente c’è chi si dispiace se qualcuno verrà abbattuto. E chiede giustamente che ne vengano piantati degli altri, per pareggiare il conto. Eppure, per mantenere un legame con la natura, sarebbe importante soprattutto chiuderla al traffico questa Piazza, dando così un significato nuovo ai pini, e alle panchine monumentali come luogo di sosta, di riflessione e di incontro. Già così com’è, la Piazza presenta questa dimensione di convivialità. La scuola Curtatone lì a due passi, ormai in disuso come edificio scolastico, potrebbe diventare un centro culturale pubblico, con un cinema all’aperto nel cortile, e unirsi alla Piazza. Eliminati il muro e le cancellate che circondano la ex scuola, saltate queste barriere, ecco che dalla Piazza si entra in contatto diretto con via della Stazione Vecchia (chiusa al traffico), dove c’è l’Università del tempo libero, e Villa Crastan col suo bel giardino e la vasca dei pesci. Di lì basta un attimo per arrivare sull’argine del fiume. Così si crea un collegamento fra il parco fluviale e Piazza Garibaldi.

Dopo il passaggio della guerra Michelucci fu chiamato a ricostruire tutta la zona intorno a Ponte Vecchio, che i Tedeschi in fuga avevano fatto saltare con le mine. Egli era contrario a un ripristino di maniera delle antiche facciate, che avrebbe prodotto solo un falso storico. Lui non voleva cancellare le tracce della guerra, per non dimenticare quella tragedia, e intendeva partire proprio da quelle macerie per costruire una città più libera. Così aveva pensato a dei camminamenti aerei, come la galleria del Vasari, per unire le torri medioevali rimaste in piedi, aprendo dei percorsi che, facendosi strada sulle case antiche distrutte, arrivassero fino a Boboli. In tal modo collegava l’Arno ai giardini di Palazzo Pitti. Ma prevalse la linea politica di ricostruire tutto com’era prima,e Michelucci, deluso e disperato, sbatté la porta e si dimise dal suo incarico.

Gli alberelli piazzati nelle città sono bisognosi di cure quotidiane, con cisterne rumorose dai motori a scoppio, che le annaffiano la mattina presto. Inoltre, per cancellare le tracce di calcare sotto i vasi, ogni tanto viene spruzzata acqua ad alta pressione. Una cura continua che impegna diverse persone.

Ma soprattutto questi arbusti appaiono isolati, separati l’uno dall’altro, soli soletti. Sembrano quasi contro natura. Perlomeno estranei a quella natura affascinante che descrive in tante sue pagine Lev Tolstoj. Ecco come nel racconto Tre morti il grande scrittore racconta mirabilmente l’abbattimento di un albero: “I colpi di scure suonavano sempre più sordi, bianche schegge succose volavano sull’erba molle di rugiada, e dai colpi si udiva nel tronco un leggero scricchiolio. L’albero trasalì con tutto il suo corpo, si piegò e subito si raddrizzò, oscillando spaventosamente sulle radici. Per un attimo tutto tacque, poi di nuovo l’albero si piegò, di nuovo scricchiolò nel tronco e s’abbatté con la cima sull’umida terra. Si spense il rumore della scure e dei passi. Il pettirosso fischiò e volò più in alto. Nel nuovo spazio gli alberi fecero ancor più lietamente mostra dei loro rami immoti”.

Gli alberi che decorano le città, annaffiati artificialmente ogni dì, appaiono floridi, con le foglie verdi e lucenti. Ma sono una falsa immagine della natura che nei boschi comincia a soffrire del caldo eccessivo e della siccità. Tutto ingiallisce, il paesaggio diventa spettrale, la terra agonizza per l’inquinamento: è un grido d’allarme che andrebbe ascoltato subito.

P.S. A proposito di Michelucci e Pontedera, l’avvocato Franco Leoncini, pieno di ammirazione per la Chiesa sull’Autostrada a Firenze Nord, lo cercò per avere un suo parere su come progettare il campanile del Duomo. Michelucci trascorse qualche giorno a Pontedera per riflettere. Alla fine consigliò di non farlo, perché la Chiesa poteva assolvere da sola alla funzione propria del campanile. Visto lo spirito di amicizia con cui si svolse questo incontro, Michelucci non volle niente per la consulenza. D’altronde il grande architetto per realizzare l’Osteria del Gambero Rosso a Collodi, non chiese compensi, ma solo il vitalizio annuale di una damigianetta di olio delle colline pesciatine, che gli fu portata puntualmente nella sua casa di Fiesole: questo gradito dono a lui, che diventò centenario come un ulivo! 

Giuseppe Cecconi
© Riproduzione riservata


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