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Attualità giovedì 29 gennaio 2015 ore 18:20

Torna a "casa" dopo 15 anni

Pavel Grekov al cartello del paese
Pavel Grekov al cartello del paese

Pavel Grekov era uno dei bambini che alla fine degli anni 90 passavano l'estate a Fabbrica per purificare i polmoni dall'aria di Cernobyl. La sorpresa



PECCIOLI — Ciao, sei Sandra?” con un accento dell'est. “Sì, sono io. Ma tu chi sei?” la risposta. “Sono Pavel, ti ricordi?”. La storia che stiamo per raccontare risale a un anno fa ma ha origine a metà degli anni '90 quando alcuni ragazzi bielorussi venivano ospitati durante le estati a Fabbrica, paese di mille abitanti nel Comune di Peccioli.

Pavel Grekov, oggi 27enne, come tanti altri bambini e adolescenti, arrivava nella campagna toscana dalla Bielorussia per purificare i polmoni dall'aria contaminata che si respirava dalle parti di Minsk, dopo i terribili fatti del 1986 a Cernobyl: “Pavel l'abbiamo ospitato la prima volta nell'estate del 1995, – racconta Alberto Barsottini - aveva sette anni. Era uno di quei bambini che venivano dall'area di Chernobyl e si disintossicavano da noi in estate. E' venuto per cinque anni consecutivi, praticamente fino a quando per limiti di età gli è stato consentito dalle leggi della Bielorussia”.

Dopo cinque estati insieme Pavel è tornato in Bielorussia e nonostante il buon rapporto non ci sono stati più contatti: “Dopo l'ultima vacanza del 1999 non abbiamo più saputo nulla di lui, niente di niente. Fino a domenica 29 dicembre 2013. Verso le 12,30 – dice Barsottini - mentre stavamo andando a tavola, all'abbaiare dei cani, mia moglie si è affacciata alla porta e si è trovata davanti tre ragazzi, uno di questi gli ha domandato ..."Sei Sandra?" Lei, obbiettivamente un po' sbalordita, gli ha risposto"Si, sono Sandra....ma tu chi sei?" Lui "Sono Pavel"”.

Grande l'emozione per Sandra, Alberto e i figli Brando e Verdiana: “Ci ha spiegato – riprende - che stava andando con tre amici a sciare in Francia. Hanno fatto questa deviazione appositamente per passare a salutarci, come se fossimo di strada... Eravamo increduli, poi dopo aver metabolizzato la sorpresa, ce lo siamo riabbracciato come facevamo all'epoca. Che emozione. Ha potuto ritrovare i miei figli che all'epoca erano molto piccoli e adesso sono più che adolescenti e tutti i familiari che aveva conosciuto all'epoca”.

Eppure durante il primo soggiorno le cose non erano andate benissimo: “Il primo anno è stato difficile tenerlo con noi – ricorda Barsottini - Pavel era molto piccolo, noi abbastanza inesperti di figli, avevamo solo Brando di due anni, lui non parlava italiano né tanto meno noi il russo, quindi avevamo grosse difficoltà a rapportarci. Il problema principale però era che a lui mancava la mamma e non ci accettava in nessuna maniera. Eravamo arrivati al punto di desistere rimandandolo indietro, sia pure a malincuore, poi con il passare dei giorni si è un po' più aperto, e tutto si è fatto più semplice”.

Dopo la bella sorpresa la promessa: “E' stato bello averlo avuto con noi per un pomeriggio, adesso siamo in contatto tramite Facebook, ci sentiamo con regolarità. Al momento di lasciarci, ha promesso che tornerà da noi con la fidanzata e rimarrà a Fabbrica per alcuni giorni”. Come tanti anni fa, a respirare l'aria buona delle nostre colline.

(seguirà l'intervista con Pavel)

René Pierotti
© Riproduzione riservata



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Permessi di soggiorno per i migranti, l'escamotage dell'orientamento sessuale

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