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Cronaca lunedì 27 gennaio 2014 ore 17:24

Napolitano omaggia il pontederese Ugo Barderi, deportato nei campi di lavoro tedeschi

Ugo Barberi con il prefetto di Pisa Francesco Tagliente
Ugo Barberi con il prefetto di Pisa Francesco Tagliente

Da tecnico della Piaggio a prigioniero in un campo di lavoro. La storia di Ugo, fondatore dell'enoteca Barderi decorato dal prefetto Tagliente



Durante le celebrazioni del Giorno della memoria il Prefetto di Pisa Francesco Tagliente ha consegnato la medaglia d'onore del Presidente della Repubblica al pontederese Ugo Barderi, che dopo la guerra ha fondato l'Enoteca Barderi ancora attiva a Pontedera. Ugo con tantissimi connazionali fu deportato nei lager e destinato al lavoro coatto per l'industria bellica tedesca.

Barderi nato a Siena da una famiglia di contadini giovanissimo si trasferì a Pontedera, dopo gli studi tecnici condotti brillantemente, per lavorare alla Piaggio che in quegli anni produceva motori per aerei. Rimase alla Piaggio fino al 1939, quando venne chiamato alla leva militare, dove prestò servizio come aviere da prima all’aeroporto di Vicenza, fino al reclutamento e dopo presso l’idroscalo di Orbetello. Poi dopo i vari trasferimenti negli idroscali dopo l'8 settembre 43 tornò a casa a Pontedera. Ma per lui la Seconda Guerra mondiale non era ancora finita. Ad agosto del 1944 viene scoperto nella propria abitazione da una pattuglia di militari dell’esercito tedesco che lo prelevano e con il treno è trasportato insieme a tanti altri giovani in Polonia, dove fa tappa ad Auschwitz. Da lì Ugo Barderi è accompagnato con il treno ad Amburgo, dove è destinato a lavorare come operaio in una fabbrica di chimica farmaceutica. Ad Amburgo rimane fino a fine agosto del 1945 quando, a seguito della Liberazione, e caricato su di un vagone merce insieme con altri deportati e rimpatriato. Dietro incarico dell’Ufficio dei Reduci presta servizio presso l’Ara, occupandosi della vendita dei residui dell’esercito americano e inglese. In seguito rileva una latteria in Pontedera che gestisce con la madre e la sorella. Successivamente intraprende l’attività di auto trasportatore di carburante e nel frattempo si sposa. Nel 1960 insieme ad un socio rileva in Pontedera il negozio di dolciumi e liquori dello svizzero Pitschen e continuerà a gestirlo poi da solo con la moglie. Il negozio è tuttora esistente e porta nell’insegna e nella denominazione il suo nome, “Enoteca Barderi”, ed è gestito dal figlio Cesare Barderi.

Il Prefetto Tagliente, durante le celebrazioni ha pronunciato un intervento in cui ha richiamato ai valori del Giorno della Memoria e all'importanza di trasmetterli ai più giovani.

“E' il momento della riflessione su quello che il nostro paese ha vissuto negli anni più angosciosi della sua storia e che non vuole mai più rivivere”, ha esordito il Prefetto Tagliente, dopo aver espresso solidarietà alla Comunità Ebraica per l'oltraggio subito con la spedizione delle teste di maiale. “E' una ricorrenza che celebriamo per non dimenticare, rivolta soprattutto a quelle generazioni di giovani lontane dagli anni dell'orrore dell'Olocausto”.

“Abbiamo il dovere di ricordare, non solo per onorare i morti ma anche per difendere i vivi - ha proseguito il Prefetto citando un’espressione significativa di Tullia Zevi . Oggi più che mai è dovere di tutti approfondire la conoscenza della storia e farne oggetto di riflessione per non cadere più negli errori passati, poiché, purtroppo, il rischio di ripiombare nella xenofobia e nell’intolleranza è sempre alto. Per questo, penetrare a fondo le cause che hanno portato all'Olocausto è importante quanto piangerne le vittime”.

“La persecuzione e la feroce determinazione allo sterminio, perpetrate del regime nazista - ha continuato Tagliente - colpirono in primo luogo gli ebrei, ma si estesero anche ad altre persone ritenute un ostacolo al dissennato progetto del miglioramento della razza. Il Giorno della Memoria rappresenta, dunque, l’occasione per non dimenticare la Shoah, le leggi razziali, la strage dei cittadini ebrei e di tutti quegli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia e addirittura la morte, ma anche coloro che, seppure appartenenti a schieramenti diversi, si sono opposti ai progetti di eccidio a rischio della propria stessa vita, salvando altre vite e proteggendo i perseguitati. Non a caso nel 2005 l’Onu ha scelto la data del 27 Gennaio per commemorare le vittime dell'Olocausto, il giorno in cui, nel 1945, l'Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz svelandone gli orrori di fronte al mondo intero”.

Il rappresentante dello Stato a Pisa ha, poi, proseguito affermando: “Le tematiche che stanno alla base dell’istituzione del Giorno della Memoria devono essere tenute sempre ben presenti, nella consapevolezza della responsabilità che abbiamo, come comunità civile, di non dimenticare neanche per un momento la lezione che proviene dal passato e di doverla trasmettere ai giovani quale ammonimento a fare tutto ciò che possiamo e dobbiamo, perché il passato non si riproponga mai più come attualità o prospettiva per le generazioni future. Purtroppo la cronaca, quasi ogni giorno, ci segnala inquietanti episodi che ci costringono a constatare con amarezza come, ancora oggi, preoccupanti forme di razzismo e di antisemitismo affiorino in alcuni settori della società e siano presenti in misura allarmante nei media frequentati specialmente dai più giovani.

Dobbiamo stare in guardia – ha concluso Tagliente - per evitare che gli strati della popolazione più colpiti dal disagio e dallo sconforto, dovuti all’attuale crisi economica internazionale, si lascino sedurre da scellerate propagande rivolte contro un presunto nemico, anziché operare per rafforzare la coesione e la solidarietà sociale”. 



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