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Attualità domenica 24 settembre 2023 ore 17:30

Marco Papiani, una lettera da Marconcini

L'ex sindaco Marconcini e Marco Papiani

Anche l'ex sindaco ha voluto partecipare al ricordo dell'ex assessore della Giunta Millozzi, venuto a mancare nel 2021 e celebrato con un libro



PONTEDERA — Alla presentazione del libro Marco Papiani, la politica del sorriso (Tagete), che si è svolta a Villa Crastan, volume dedicato proprio alla vita dell'ex assessore Marco Papiani, ha raccolto un'ulteriore testimonianza: quella dell'ex sindaco Paolo Marconcini.

In una lettera aperta, Marconcini ha tratteggiato il suo ricordo, personale e politico, dell'ex amministratore scomparso nel 2021. Riportiamo quanto scritto dal sindaco tra il 1999 e il 2009.

"Tra le testimonianze che sono state fatte, vorrei aggiungere lamia che ho preferito scrivere, non più avvezzo da tempo a intervenire in pubblico.

Non ho avuto rapporti personali con Marco Papiani, era più giovane di me di una decina di anni e c’erano un po’di generazioni in mezzo. Ricorderò solo due cose private e terminerò con una riflessione politica. Quando nel 2010 morì Dino Carlesi, suo parente, Papiani ne curò la commemorazione pubblica. Da un anno non ero più sindaco, ma Marco chiese anche a me di dire due parole.

Gli fui grato: con Carlesi avevamo fatto molte cose insieme nel corso della mia esperienza amministrativa e nel dolore per la scomparsa apprezzai questa richiesta. Non era un saluto formale: in qualche modo era, almeno per me, la ricucitura finale di un rapporto con una cultura di cui Dino era stato uno dei principali esponenti, dall’Autunno Pontederese, all’arte, dal teatro, alla poesia, con cui noi sessantottini giustamente 'ribelli' avevamo determinato, ingiustamente, una cesura.

L’altro ricordo è più privato: dopo la pandemia, in estate, ci trovammo al teatro Era, nell’anfiteatro all’aperto, in attesa di una rappresentazione. Sapevo della malattia e gli chiesi come stava e aspettavo una risposta formale. Rimasi colpito dalla risposta: mi danno pochi mesi di vita, però magari sarà un anno e, finché posso, combatto. Lo disse con serenità, quasi sorridendo, come a rincuorarmi, rimasto com’ero senza parole. Certo la sua fede lo sosteneva in questo, ma ho conosciuto diverse persone di fede, non dotate di una tale forza d’animo nei confronti del dolore e della morte. Quella forza d’animo credo fossero il suo sorriso e l’equilibrio che metteva nelle cose che faceva.

Infine la considerazione politica. Marco Papiani ha fatto politica, intesa come dovere civico, impegno per il bene comune a partire dalle proprie convinzioni, ma mai rimanendone chiuso prigioniero. Negli anni Novanta a Pontedera, a partire da Enrico Rossi, aprimmo un 'laboratorio politico' che fu antesignano dell’esperienza dell’Ulivo. La sinistra comunista e socialista, che dal dopoguerra aveva governato la città, e il centro democratico cattolico progressista, che era all’opposizione, si confrontarono e un ponte fu gettato da opposte rive.

Questo non fu una semplice formula politica, ma lo scambio e l’unione con forze sociali e popolari che formavano un’area di centrosinistra. Le forze più impegnate e rappresentative si mettevano a capo dell’amministrazione comunale. Ciò determinò alcune cose. La stabilità, importante per governare, si coniugò con il cambiamento, decisivo per il progresso. Potremo dire la conservazione con l’innovazione e la rappresentanza con il governo: una democrazia è debole se rappresenta senza governare, come se governa senza rappresentare.

La coalizione che ne derivò ,nel corso del tempo, tagliò anche gli estremi: a destra come a sinistra. Marco Papiani partecipò a questa scelta e a questa opera. Non nelle prime Giunte, data la più giovane età, ma in quelle immediatamente successive. I ponti si progettano, ma possono venire travolti dalle piene, occorrono un’ingegneria, un’architettura, un 'genio pontieri' che li costruiscano e li consolidino. Marco Papiani era parte responsabile e attiva di quel genio. Con la moderazione, mai conservatrice, che lo contraddistingueva.

Renziano, non l’ho mai sentito invocare 'rottamazioni', né assumere posizioni sufficienti o integraliste. Invece l’abbiamo sempre visto intento a costruire e ricostruire una casa comune in cui persone diverse continuassero a confrontarsi e stare uniti. Insieme. Quella di guardare a sinistra era una scelta che Marco, uomo di centro, poteva fare e non fare, anche stante i suoi molteplici impegni professionali e sociali, ma che ha fatto e compiuto con coerenza.

E che ora il figlio Francesco, ex bersaniano, a capo del Partito Democratico, prosegue. Ne sarebbe fiero. Oggi lo scenario è mutato. Non si può dire che il centrosinistra tagli come allora l’estrema destra, che invece conquista, nel Paese e anche a Pontedera, nuovi consensi. Certamente ogni progetto politico e sociale va rinnovato. Siamo in grado di farlo? Di proseguire e arricchire quel cammino? Per rendere veramente omaggio a Marco Papiani, alla sua forza d’animo, al suo sorriso e alla sua vita, a questa domanda dobbiamo una risposta".


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