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sabato 23 luglio 2016

LEGGERE — il Blog di Roberto Cerri

Roberto Cerri

ROBERTO CERRI - Spunti ed opinioni del Direttore della Biblioteca Gronchi di Pontedera su libri, lettura, biblioteche, educazione permanente e su come tutte queste cose costituiscano una faccia importante dello sviluppo delle comunità.

​E se imparassimo a leggere in cinese ?

di Roberto Cerri - lunedì 17 novembre 2014 ore 14:47

Chiedo scusa per l'effetto spiazzante e se apparentemente mi sposto dalla lettura alla scuola. 

Ma in fondo il passo è breve! Il guaio è che da ex studente del “classico” non riesco a non commentare il processo al liceo classico e al greco che si è tenuto in questi giorni a Torino, dove è intervenuto a sostegno dell'insegnamento della lingua di Platone anche il grande Umberto Eco (per me un guru!). 

Appena qualche giorno fa anch'io sono stato in un liceo classico a consigliare letture e ho suggerito le Memorie di Adriano della Yourcenar, in una delle cui pagine si legge che tutto quello che di profondo è stato pensato dagli uomini è stato pensato nella lingua greca. 

Ne sono convinto. 

Tuttavia credo che lo studio del greco, dell'archeologia e di altre materie “classiche” potrebbe essere ridimensionato anche per evitare di produrre orde di umanisti votate prima al precariato e poi alla depressione. Se non lo faremo, peggio per noi. Continueremo a sprecare soldi per formare manodopera qualificata di cui il mercato però ha scarso bisogno e che quindi sarà pagata sempre peggio (visto che i cinesi immettono sul mercato milioni di lavoratori a costo bassissimo e sempre più qualidicati).

Ma l'argomento che mi intriga di più è la difesa del greco come lingua complessa e quindi assai formativa. Dico subito che non intendo smontare questa tesi, ma avanzare una modesta contro-proposta. 

Sostituire nei licei il greco col cinese.

Non ne so molto di cinese, ma, a occhio, mi pare assai più difficile del greco (e non potendo essere scritto con le tastiere normali credo ridarebbe fiato perfino ad una certa manualità che va perdendosi tra i giovani). Quello su cui vorrei che si riflettesse è che se il greco è formativo, il cinese lo sarebbe ancora di più e sarebbe ancora più utile.

Infatti imparare a leggere e scrivere il cinese avrebbe diversi vantaggi che provo ad enumerare.

Intanto stiamo parlando di una lingua viva, anzi vivissima e padroneggiarla ci consentirebbe di capire e dialogare con un bel po' di stranieri che vivono, lavorano e fanno affari qui da noi. Un modo insomma per avvicinarci a una comunità apparentemente chiusa, ma con la quale anche noi facciamo poco per dialogare. Insomma se loro sono chiusi ma un po' di italiano lo parlano, noi invece ci rifiutiamo di imparare la loro lingua. Chi è il meno disponibile?

Secondo vantaggio: gran parte del business mondiale si fa e sempre più si farà guardando ai mercati asiatici o con aziende e persone che provengono da quei mercati. Comprendere il cinese (almeno scritto) sarebbe un buon modo non solo per capire lo spirito di questo secolo (che è già fortemente cinesizzato), ma anche per afferrare forme e modi di questo nuovo “soft-imperialismo” e, se ce la facciamo, per evitare di esserne travolti.

Terzo argomento: se vorremo competere con i cinesi (e questa per molte imprese è già una dura necessità), dobbiamo capire le caratteristiche di questi player furbi, apparentemente mansueti ma terribilmente determinati. Perché i cinesi non ci faranno sconti. Di questo possiamo star certi. Impossessarsi della loro lingua e della loro cultura, sarà la via obbligata per capirli e forse giocare alla pari. Insomma le nostre start up e più in generale le imprese che intendono fare business coi cinesi avranno più bisogno di conoscere il “cinese” che il “greco”

Perché non di solo passato vive l'uomo. 

E il cinese, diversamente dal greco, ci proietta nel futuro. Un futuro difficile e complicato che incombe sulla vecchiaia della mia generazione, sulla mezza età dei miei figli e sulla giovinezza dei nipoti.

Perciò, con tutto il bene che voglio al “greco”, se fossi il ministro della pubblica istruzione di questo paese in affanno proporrei ai licei classici di sostituire il greco col cinese e ai licei linguistici di fare del cinese una delle loro lingue portanti.

Del resto acquisendo il cinese e buona parte della cultura orientale l'uomo occidentale diventerebbe davvero, come aveva profetizzato padre Balducci, un soggetto planetario. La fusione di queste due culture ci renderebbe infatti molto più universali di quanto non siamo adesso che possediamo solo il bagaglio della cultura umanistica e tecnologica occidentale. 

Non sarebbe cosa da poco.

E che i tempi siamo maturi per una scelta di questo tipo ce lo dimostra il preside del liceo linguistico Montale di Pontedera che ha avviato corsi di cinese per i suoi studenti (ed insegnanti). Brava. E' l'esempio di una scuola che anche in assenza di direttive e “visioni” dall'alto, sa leggere lo stato reale della cose e...... si organizza.

Roberto Cerri

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