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domenica 04 dicembre 2022

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Il cacio con le pere

di Nicola Belcari - domenica 20 novembre 2022 ore 09:00

Al contadino non far sapere quant’è buono il cacio con le pere. L’abbiamo sentito tante volte quando essere agricoltore era la “normalità” di un popolo, che fosse coltivatore diretto, mezzadro o bracciante. Era come dire: il formaggio si sposa, cioè si abbina, bene con le pere. Finiva per essere un consiglio o una considerazione di gusto alimentare. Il messaggio con senso diretto è assai improbabile: scoprendo la bontà delle pere il contadino le avrebbe potute tenute per sé? Le pere e il formaggio stanno per altro, che siano piaceri o prelibatezze, conoscenze o prese di coscienza. In altre parole: non è che assaporando raffinatezze con la consapevolezza della propria condizione c’era la possibilità che se ne sottraesse, facendo mancare le sue braccia al lavoro dei campi?

Ma il popolo lo sapeva bene quanto fosse buono il "cacio con le pere" anche se era escluso da quel consumo; sapeva anche altro, sapeva, senza trovarla un’ingiustizia e lamentarsene, di stare dalla parte dei poveri per nascita; sapeva che rubando parte del raccolto si riprendeva del suo. Aveva fede in Dio e rispetto per il prete anche se costui se la intendeva coi signori.
L’ombra del noce fa male? Sapeva o almeno sospettava che quella diceria fosse stata messa in giro da un padrone che non vedeva di buon occhio il riposo o l’ozio del contadino.

Il contadino restava in silenzio a capo basso: non avrebbe saputo opporre delle parole neanche se le avesse pensate ma il suo essere profondo sapeva e non si lasciava convincere. Non apprezzava nemmeno quelle lusinghe ingannatrici usate per ammansirlo: contadino, scarpe grosse e cervello fino.
Non aveva grilli per la testa: le illusioni della piccola borghesia cittadina, né le sue meschinità e miseri sotterfugi. Semplice, "ignorante", non contaminato da comodità ed infime soddisfazioni, s’affaticava sulla terra che gli era affidata con la cura che si ha per un orto o un giardino.

Oggi le pere e il formaggio non hanno più sapore: i frutti non maturano al sole e stanno nei frigoriferi, l’appetito e la fame non sono più gli stessi.
Passato è il tempo che Berta filava. Quel mondo è finito. Quell’umanità a volte rozza ma genuina e per certi versi pura è scomparsa per sempre.

Un tempo felice non c’è mai stato, è vero, ma uomini e donne splendidi di bellezza e virtù, nati nell’Ottocento, come oggi nemmeno potrebbero esserci come eccezione, hanno vissuto e di questo sono sicuro perché li ho conosciuti e ora posso solo rimpiangerli.

Nicola Belcari

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