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martedì 19 gennaio 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Il ceppo

di Nicola Belcari - venerdì 25 dicembre 2020 ore 08:43

Per il Ceppo… si diceva. La parola si usava dunque non solo alla lettera ma pure come metonimia. La parte del tronco più grande, la base dell’albero, anche insieme alla radice, di un legno non spezzato era lasciato così, per essere bruciato a Natale di cui diveniva un sinonimo. Da quel ceppo erano nati e cresciuti tanti rami che in quell’unità restavano idealmente compresi. Doveva durare più giorni per proteggere dal freddo il Bambino appena nato e arrivare all’Epifania e asciugare le sue piccole vesti, con la Befana, i Magi e altri personaggi che si confondevano in quel Racconto col sapore della Leggenda. Era l’unità della famiglia intorno al focolare. Il fuoco scaldava e cuoceva il pane con l’olio, purificava mentre il fumo odoroso saliva come in un sacro rito. Era il centro e anima della casa, rifugio e riparo da una Natura non nemica che con qualcosa che le apparteneva ci sostentava.

Natura non ostile da cui non deriva il Male, ché essa solo del nostro essere mortali è "colpevole", mentre il male sulla terra è opera dell’uomo.
Oggi il “ceppo” è quello di un virus che ci assedia e costringe come animali impauriti nelle nostre tane. Non è più una scelta ma una difesa disperata. Ebbene di quel ceppo maligno, della sua diffusione, che sembra non finire, è responsabile l’uomo. Non ho prove, non sono a conoscenza di fatti che lo dimostrino. Lo so perché conosco la stupidità e la cattiveria umane. Gli uomini che hanno scelto di essere stupidi o cattivi, a turno o insieme, sono colpevoli e carnefici di altri, innocenti e vittime. Il male sulla terra è opera dell’uomo in un modo o nell’altro, diretto o indiretto o tutt’e due.

Il poeta dell’inno all’uomo dell’Antigone, con la voce del coro, dunque a nome della comunità, dice: “molte sono le meraviglie ma nessuna è pari all’uomo”, quest’essere prodigioso, mirabile, misterioso e terribile può fare il Bene o il male e perciò “colui che si volge al male, non stia presso il mio focolare”.

Il Natale è il sogno di essere cristiani, è la voglia di un mondo diverso, più giusto, più vero, di amicizia e fraternità. È il sogno di un mondo come il nostro non è. La Speranza è che si riesca a essere alla meglio, in fondo in fondo, cristiani; perché la possibilità, forse sola, di salvezza, che si sia o no credenti, è vivere, pensare e comportarsi, come se lo fossimo, con l'amore per la Natura e l'umiltà di una creatura.Che Dio ci aiuti!

Nicola Belcari

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