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lunedì 04 luglio 2022

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Cenone 2021-2022

di Nicola Belcari - martedì 04 gennaio 2022 ore 07:30

Quella sera mi sono abbuffato con un numero imprecisato di prelibate polpette allo zenzero e al pepe nero che mia moglie aveva confezionato da par suo. Non avevo poi potuto fare a meno di condirle con uno zibibbo dell’annata migliore che tenevo in serbo per le grandi occasioni.

Avevo altresì approfittato di un fritto misto di croccanti ranocchi, rospetti e altri anfibi con contorno di augurali lenticchie in umido. Il buon umore dovuto al ristabilirsi di una pacifica convivenza con la consorte, sempre più precaria negli ultimi tempi, penso a causa dei mutamenti climatici, mi ha indotto a festeggiare con un bicchiere di troppo. Tanto si trattava solo di raggiungere il letto.

Non sono mancati nemmeno i “botti” (di fine anno) aerofagici e meteorici, dovuti al gas dello spumante e ai legumi. La notte è stata agitata. Invece di sprofondare nel pacifico sonno del giusto mi rigiravo senza posa in un penoso e tormentato dormiveglia. Quando finalmente mi sono addormentato è capitato il peggio. Un terribile incubo.

Stavamo festeggiando il Carnevale: in uno stretto corridoio i giovani sfilavano mascherati tra il divertimento generale, le battute e i commenti. Gli altri si stringevano e si spostavano cambiando amici e compagni. A un tratto arrivò la notizia che un virus s’era infiltrato tra noi. Dopo la sorpresa iniziale che percepimmo con relativa preoccupazione, nei giorni successivi cominciarono ad ammalarsi in molti, anche gravemente, tanti morivano. Si doveva stare chiusi in casa, banditi dagli altri, con la paura di essere contagiati da un momento all’altro anche da contatti ineliminabili con oggetti. Si sentiva dire che il virus era passato all’uomo dal brodo di pipistrello o da grigliate di lucertole o roditori, o forse da uno spezzatino di barbagianni. Altri dicevano che in un laboratorio, sperimentatori pasticcioni con camici e grembiuli unti del grasso delle cavie, avevano trafficato con le loro boccette fino a impestarsi.

La popolazione atterrita si rivolgeva agli esperti, scienziati veri o presunti, che brancolavano nel buio, ma alla luce dei riflettori tivvù sostenevano che la cosa era a e se non era a allora era bi, che andava fatto quello oppure quell’altro. Si capiva dai più eminenti esponenti del settore come fosse arduo uscire dal baratro in cui eravamo precipitati e come fosse illusoria la speranza di una facile salvezza.

Dovevamo indossare mascherine per proteggersi dall’aria infetta e rimanere prigionieri in casa, per giunta torturati senza tregua da micidiali e spietate zanzare tropicali a tutte le ore del giorno e della notte.
Stavo per gridare dalla disperazione quando mi sono svegliato. Che sollievo! Era stato solo un brutto sogno. E un nuovo luminoso anno cominciava.

Nicola Belcari

P.S. Ho il sospetto che le grottesche pietanze siano di fantasia…

Nicola Belcari

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