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domenica 18 agosto 2019

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Eclissi di luna

di Marco Celati - martedì 29 gennaio 2019 ore 11:24

Foto ed elaborazione grafica dell’autore

Venti Gennaio. Si fa nottata. C’è Luna piena: Luna grande e vicina. Da quando la comunicazione imperversa c’è sempre una Luna particolare, grande e multicolorata: blù, verde, rossa. Come nelle canzoni. Blue Moon, pallida Luna perché, sei tanto triste, cos’è, che non risplende per me... Tu che mi sorridi verde Luna, tu che già conosci la mia pena... E 'a Luna rossa me parla 'e te, io lle domando si aspiette a me... Fly me to the Moon, let me play among the stars...

Rossa soprattutto, dipende dalla riflessione della luce attraverso l’atmosfera al tramonto lunare. Stanotte, in un tempo di passaggio tra ieri e domani, il ventuno di Gennaio, dipenderà dall’eclissi. Un’eclissi lunare totale. Si verifica quando la Luna transita completamente attraverso l'ombra della Terra. Che è bello anche soltanto a dirsi. Comincia precisamente alle 3,36, ma l‘ora migliore per vederla, nubi permettendo, sarà alle 6,12 del mattino, all’alba del giorno dopo. Sveglie puntate e occhi rivolti a nord ovest, dicono le agenzie. Così tiro tardi, che per me non è un problema, anzi un’abitudine. Una cattiva, di quelle da non raccomandare che ti sconvolgono il ritmo circadiano, che, da quando ne ho letto, mi preoccupa pure.

Alle 3,36 precise, come l’uomo lupo a caccia della sua Luna, sono sul terrazzo, munito di un binocolo, in realtà un monocolo perché una lente non funziona. Made in China. Che si capisce perché la Grande Muraglia è considerato un capolavoro. Un manufatto cinese durato più di quindici giorni non poteva che essere tale. Battuta sovranista, chiedo scusa alla Cina che, anzi, ci invia segnali dal modulo atterrato proprio sul satellite. La parte in ombra, la più difficile.

Comunque il cielo notturno è aperto, le nubi stanno permettendo, la Luna è alta e chiara. Si trova nella distanza più vicina a noi, per questo sembra più grande del solito. Ogni cosa è illuminata dal suo lucore. Che fai tu, Luna, in ciel? Vado in culo ai curiosi, Giacomino. Sennonché non succede nulla, almeno al nostro debole sguardo. Le tre e quarantacinque, le quattro, niente. L’eclisse non parte. Tarda. Nemmeno una penombra si intravede. Ora va bene averci la luna di traverso, capita o si è predisposti, ma avercela in ritardo che storia è?! Così, deluso, vado a letto, ma metto la sveglia alle sei. Vedrò l’eclissi nella sua fase più avanzata. Bene. Anzi, meglio. Mi corico e mi addormento pensando nell’ordine ai seleniti, ai lunatici, ai licantropi, a Giulio Verne, a Méliès e ad Astolfo.

Astolfo andò sulla Luna a recuperare il senno del suo amico Orlando, furioso e impazzito perché Angelica non l'aveva voluto. Lui, il più forte e famoso dei paladini cristiani, ricco, bello, nonché nipote di Carlo Magno. E ‘sticazzi? Lei aveva invece scelto un soldato semplice, povero e ferito, oltretutto musulmano, Medoro. Me co’joni! Che anche come nome, diciamo la verità, lascia il tempo che trova. Ma Angelica era una donna già moderna - oltre che principessa del Catai, il che non guasta mai- e da vera donna e principessa sceglieva secondo il suo cuore e non secondo le convenienze economiche o sociali, né le differenze di provenienza e fede. Orlando però era davvero sfigato. Dopo essere ritornato savio, avere ritrovato il senno e pure una donna che gli voleva bene, Alda la bella -e se era chiamata così ci sarà stato il suo perché- finirà per morire a Roncisvalle, tradito da Gano di Maganza, un parente acquisito. Vittima del suo orgoglio e della sua testardaggine, tardò ad avvertire Carlo Magno e i Franchi dell’imboscata dei Saraceni, che poi, capace, erano Baschi perché cosa ci giravano i Saraceni sui Pirenei non si sa. E solo alla fine suonò l’Olifante, il corno di guerra, ricavato da una zanna di elefante. Lo suonò così forte da farlo scoppiare e farsi scoppiare pure le vene delle tempie. È morì. Che come morte se n’è sentite di migliori, per essere un paladino. Ma così finiscono uomini e opere, miti e leggende, così vanno le cose sulla Terra.

Alle sei la sveglia suona puntuale, mi alzo, rimbambito, in leggero ritardo, inciampo nelle pantofole, smoccolo, mi imbottisco di vestiti per ripararmi dal freddo e sono sul terrazzo. È quasi giorno. Ma la Luna non c’è più. Si è eclissata davvero. È già tramontata dietro il palazzo della scuola cittadina. Se n’è andata. Me la sono persa, come tante cose nella vita. Ho mancato l’eclissi totale e la Luna rossa che si riproporrà tra nove anni, nel 2028, quando sarò rincoglionito del tutto e non avrò più voglia di Luna e di stelle, semmai ne ho avuta. Oppure non ci sarò più. I tramonti, anche più delle albe, ci fregano sempre.

Pontedera, 21 Gennaio 2019

Marco Celati

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