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mercoledì 20 settembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Ho visto cose

di Maria Caruso - sabato 05 novembre 2016 ore 20:02

Ahimè credevo, dopo tanti anni di Tango, di sapere tutto di Lui o almeno di saperne molte. In realtà parlando con un amico tanguero virtuale di Facebook ho udito cose incredibili che lui ovviamente ha visto con i suoi occhi. 

Esordisce come tanguero insieme alla sua compagna qualche anno fa e, come tutti, finito il periodo di apprendistato (quando cioè il principiante decide di “buttarsi” pur sapendo di farlo senza paracadute) comincia a frequentare gli ambienti milongueri con la speranza di mettere in pratica tutto quello che gli era stato insegnato dai maestri. Galateo, mirada, cabeceo e altro fa presagire a Carlo quanto avrebbe assoporato in ambienti che, viste le premesse, dovevano per forza essere eleganti, riservati e rispettosi.

Il debutto avviene un sabato sera in una milonga insieme ai maestri e ai compagni di scuola. Non si va mai difatti da soli in milonga la prima volta, poiché si è certi di aver bisogno del confronto/conforto con facce note, con le quali condividere e scambiarsi sguardi terrorizzati carichi di punti interrogativi. Arrivati all’interno del locale dopo il primo momento di smarrimento finalmente, ci si siede e inizia il rituale “cambio delle scarpe”, sbirciando in qua e in là per dissimulare l’imbarazzo. 

Carlo deve mostrare i calzini a tutti i presenti e nel far questo come tutti del resto, ha un certo pudore e timore di sentire qualche cattivo odore anche se naturalmente ci è andato docciato” e profumato. Osserva la goccia di sudore sulla fronte della moglie Michela mentre cerca affannosamente di allacciarsi i sandali poiché, è comunque un’impresa per la donna, mettere le scarpe di tango. 

Finalmente entrambi sarebbero pronti per la prima tanda e invece stanno fermi a guardare cosa succede. Emozione pura nel veder ballare le coppie in pista. Lo sguardo è rapito da ganchi, bolei e sacadas con un mix d’invidia (senza cattiveria) e di speranza di poter diventare un giorno, così come loro. Già detto mille volte che inizialmente tutti ci sembrano dei mostri tangueri irraggiungibili. Carlo comincia poi a guardare altro o diciamo oltre e li capisce che il mondo tanguero è spaccato in due. 

Credeva che lo spirito del tango fosse dentro di ognuno di loro e che tale guida dovesse indicare il comportamento da tenere in quell’ambiente ma ahimè andando in bagno (l’emozione, infatti, stimola la diuresi) si trova nella prima scena di un film che mai avrebbe voluto vedere. Una ragazza era andata nel bagno degli uomini (forse non si era accorta dell’errore) e un uomo o pseudo uomo, come lo definisce Carlo, la stava invitando malamente a lasciare immediatamente libero il bagno. La donna gli dice di non sentirsi bene da dietro la porta e il tanguero vestito di sana pianta con pantaloni ghesby e scarpe bianche (l’apparenza inganna sempre) ha così risposto: “ Se stai male, vattene in ospedale”. 

Carlo rimasto paralizzato e basito (occorre a tutti un certo numero di minuti per rendersi conto e decifrare un comportamento così lontano dal nostro), non ha fatto in tempo a dire nulla al nostro signor tanguero che costui si era già eclissato e buttato nella mischia. A questo bel tanguero vorrei ricordare questa legge del codice penale: Art 593 Omissione di soccorso, tanto per mettere i puntini sulle i visto che andiamo ben oltre alle buone maniere in questo caso. 

Nello scorrere del tempo Carlo si accorge che ballerini e ballerine ballano tutta la sera tra di loro senza considerare affatto tutti gli altri presenti in sala e le domande gli nascono in testa spontaneamente: “Dove è finita la cavalleria?”. “Che fine a fatto lo spirito del galateo in milonga?”. Io aggiungo: “Perché non fate delle feste private e ve ne state per i fatti vostri e togliete il disturbo?”. Poi al colmo del suo disgusto per quanto stava osservando, la sua attenzione ricade sulle lamentele di questi “super ballerini” che quando malcapitatamente inciampavano con le donne sedute compostamente in attesa di quei tangueri che vanno al pascolo per un invito, si beccavano invece un insulto. 

Superata la prova di coraggio Carlo ad ogni modo, si butta nella ronda e per quella sera balla tantissimo nonostante il suo status, di quasi tanguero non glielo permettesse, ma come lui dice, questa è un’altra storia che semmai un giorno condividerà con me per poterla raccontare a voi. Ancora oggi il suo ricordo è nitido come fosse ieri ma nonostante tutto il nostro tanguero Carlo continua ad andare in milonga poiché fortunatamente non sono tutti così. Difatti Dio li fa e poi li accoppia. 

Tutti abbiamo la capacità di discernere e di scegliere dove passare e gustarsi le proprie serate in milonga. C'è né per tutti i gusti ovviamente ma Carlo quel giorno di qualche anno fa, è andato in una milonga e ha visto cose… che per la verità abbiamo visto tutti. Oserei dire che ogni regione di Italia ne possiede qualcuna di questo modello. 

Del resto anche il popolo italiano è difatti così… molto variegato!!!

Maria Caruso

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