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domenica 24 luglio 2016

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga.

Le tande rosa

di Maria Caruso - mercoledì 11 novembre 2015 ore 16:05

La tanda è composta di una serie di tre o quattro brani generalmente dello stesso autore o con il solito stile durante il quale i ballerini si accoppiano per ballare. Direi di poterle chiamare Tande Azzurre nel senso che sono i cavalieri ad andare dalle dame per portale poi in pista. L’uomo che non si sposta dal fianco della compagna di vita limita la donna dall’essere invitata. Dovrebbe pertanto levarsi di torno all’inizio della tanda azzurra. In argentina addirittura i maschi chiedono il permesso al compagno della donna per ballare con la loro mujer. 

Durante le cortine dove le mirade si fanno allo scopo di scegliersi reciprocamente alle volte assistiamo a spettacoli poco raffinati, dove il tanghero va di corsa dalla ballerina (generalmente la più gettonata) per accaparrarsi il turno di ballo mandando in esilio l’eleganza. Beh, l’uomo è cacciatore e questo si sa, quindi i più primitivi si fanno trascinare dall’impeto atavico dell’arrivare prima di tutti e tutto. Il tango è un ballo maschilista e machista dove l’uomo ha l’ultima parola, cioè è chi decide di alzarsi per andare dalla ballerina (a parte quando la tanghera rifiuta). La parola “maschilista” (l’idea di una presunta superiorità dell’uomo sulla donna) in sé, però può essere vista in senso positivo se l’uomo propone e la donna risponde rilanciando però a sua volta, proprio perché è questa differenza di ruoli, che permette di ballare producendo la complementarietà nella coppia. Certo è che la donna ha comunque l’ultima parola. 

Ogni uomo in fondo è solo. Ci sono momenti in cui ci sembra di far parte della vita e altri in cui invece ci sembra di stare solo a guardare quel che succede agli altri ma il tango ha bisogno di amare ed essere amato e per questo ha bisogno dell’altro. Una storia singolare ai tempi dei cavalieri Bianchi riusciti ad arrivare all’armeria del Castello per riarmarsi grazie all’aiuto di messer Paolo può spiegare l’origine della tanda rosa. Tali cavalieri riorganizzatisi erano riusciti ad arrivare alla porta della sala dei balli. Non essendo stati riconosciuti come nemici, il guardiano dei cavalieri Neri li fece entrare consentendo ai Bianchi di mettere sotto scacco i Neri. Il principe dei cavalieri Bianchi a quel punto, volle parlare con il capo dei cavalieri Neri, per arrivare a una soluzione senza spargimento di sangue. Difatti questi ultimi lasciarono il castello completamente disarmati ottenendo un accordo fra cavalieri senza morti né feriti. La notte di festa poteva essere ripresa a quel punto, visto lo scampato pericolo e, si decise di festeggiare l’evento lasciando alle dame il diritto di scelta (tradizionalmente di spettanza del cavaliere). La prima tanda fu quindi detta Rosa dove ogni dama potè scegliere il cavaliere che aveva ritenuto più valoroso dimostrando il proprio coraggio in quella difficile situazione. 

Le donne quindi devono ringraziare messer Paolo poiché è stato merito suo se il castello era stato liberato ed era stata istituita la Tanda Rosa. La ripresa della melodia riempì magicamente la sala ponendo fine a tutte le tensioni e finalmente la donna poté ballare una tanda intima, coinvolgente e unica con il ballerino da lei prescelto. Oggi ogni tanto in qualche milonga è annunciato dal musicalizador la Tanda Rosa durante la cortina (la qual cosa può essere anche pubblicizzata prima dell’evento stesso) e qui assistiamo a non pochi show da parte delle tanghere. 

Alcune donne si precipitano dal prescelto con passo svelto e deciso, a volte addirittura con qualche piccola corsettina perché in fondo la tanda rosa è vista come una cosa scherzosa senza minimante avere l’idea di formalizzare l’invito con la consueta e doverosa mirada dando per scontato che l’uomo non dirà mai di no (avallando l’idea comune e popolare dell’uomo anche nella vita di tutti i giorni: se me la da la prendo!). Altre invece aspettano che l’assalto alla carovana sia terminato e vanno dai cavalieri rimasti desolatamente seduti (un po’ per compassione) e perché a quel punto potranno finalmente ballare anche loro (magari erano state sedute tutte la sera). Altre invece, le più sensibili, che hanno il compagno di vita a fianco aspettano che loro siano invitati da qualche ballerina perché pare brutto andare e lasciarlo lì tutto solo. Tant’è che nel caso rimanesse senza alcun invito da parte di nessuna delle presenti, ballano con il proprio uomo (con un certo disappunto, secondo me). Alcune prese dall’emozione e dalla timidezza non invitano alcun maschio mentre altre non hanno occhio nello scegliere e magari pescano il principiante più assoluto pentendosi amaramente e rimuginando dentro di se per l’errore commesso per l’intera durata della tanda. 

Ahimè nella vita, la scelta, quale libero atto di volontà tra tante disponibilità, si manifesta preferendo una piuttosto che un’altra, ritenendola la migliore, la più adatta, la più conveniente in conformità a criteri personali di giudizio o dietro la spinta d’impulsi momentanei, non sempre è vincente con il senno di poi, rimandandoci alla riflessione: non è chi ho scelto per ballare ma con chi non ballerò o non avrò più la possibilità di ballare. 

Dame, fate attenzione pertanto, durante le Tande Rosa a non sprecare occasioni; non fate scelte superficiali giustificando il vostro comportamento perché sono poche le milonghe con Tande Rosa perché, ricordate, è sempre meglio poche tande ma buone.

Maria Caruso

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