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sabato 23 settembre 2017

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

La location nel tango argentino

di Maria Caruso - giovedì 27 luglio 2017 ore 09:29

Il tango si balla nelle milongas. Solitamente si tratta di sale ampie, contornate da tavolini e da sedie per i ballerini con un pavimento levigato possibilmente in parquet. Di solito gli organizzatori, anche per pareggiare i conti, scelgono circoli o locali a costi contenuti dove i tangueros si recano per ballare e ai quali poco importa in realtà della location, poiché sanno, che alcuni di questi posti sono, diciamo così, storici e lì pertanto troveranno da divertirsi. 

In occasioni di alcuni eventi particolari si scelgono sedi più pompose, specie se si prevede un gran numero di partecipanti. L’altra sera sono andata a ballare insieme al mio gruppo di amici in una milonga particolarmente bella. Mi sono ritrovata in una storica villa del ‘500 con annesso vasto parco e ampio loggiato affrescato del quale però non abbiamo potuto goderne la vista poiché l’ora tarda ne oscurava i contorni. Siamo rimasti letteralmente affascinati e l’atmosfera creatasi durante le tande è stata unica. Aggirarsi nelle sale attigue riportava i partecipanti in un mondo fantastico quasi ai confini del paranormale con possibilità ipotetica di fare incontri con i personaggi dell’aldilà, anche se eravamo nell’ aldiqua. 

In un momento di relax, la mia mente prende a fantasticare immaginandomi di essere nel 1940, come componente di una famiglia antifascista che per fuggire ai bombardamenti, si era rifugiata in quell’angolo di paradiso, senza milongas però e ciò, stampava una smorfia di disappunto, sul mio viso. Un tanguero conosciuto tanti anni fa, ma oramai sconosciuto poiché l’avevo perso di vista, m’invita a ballare portandomi bruscamente a una realtà ben diversa e più realistica, distogliendomi da un non vissuto nel quale mi ero completamente immersa. 

La sala era piuttosto affollata e si faceva fatica a starci dentro tanto erano in sovrannumero i ballerini presenti in pista rispetto alla capienza dell’ampio salone. Accade sempre, quando un uomo e una donna si avvicinano e si accostano per trovare un loro spazio, in quel preciso istante, che qualcuno d’improvviso spenga immaginariamente le luci rendendo pertanto l’ambiente soffuso, dai contorni sfocati. 

Il contatto con l’uomo, avviene quasi in maniera impercettibile, quando il mio braccio si solleva a cingere le sue spalle e il suo, invece, contemporaneamente, si accosta alla mia schiena nuda, per consentire poi a entrambi di far incontrare le mani che si uniscono in una stretta. Non si è subito pronti poiché la neo coppia non si muove. Lui si gode quel contatto quasi a volerlo fermare per sempre ma la musica ahimè incalza il movimento e così sposta la ballerina costringendola a fare un passo indietro che lei docile esegue con grazia. 

Il tempo si perde nello smisurato spazio della melodia e nient’altro esiste, al di fuori del tango, della musica e di quell’uomo, presente al centro del petto de la mujer. Il dubbio di non averlo mai conosciuto mi attanaglia la mente ingannata però dalla coscienza che insiste nel dire che ci ho già ballato. Eppure sembra così diverso… Che cosa è cambiato? Che cosa cambia nella percezione di ognuno di noi? 

Forse il vissuto di allora non è il vissuto di adesso poiché gli anni si susseguono inesorabilmente, uno dietro l’altro e, nel frattempo, ad ognuno di noi succedono cose diverse. Il suo passo è incerto quanto il mio, ma non perché siamo in difficoltà su come interpretare un brano conosciuto e molto gettonato, quanto per ciò che anche lui sente di me e di sé. Scambiarsi due parole di rito è quasi un dovere ma niente di ciò che ci siamo detti, ha veramente importanza. Di fatto, a fine tanda, ci rammarichiamo sia finita così. Due chiacchiere in fondo alla sala durante la cortina come commiato di un qualcosa di poco definito ma sentito e il desiderio di incontrarsi ancora, in un’altra occasione, per ricreare la magia di quel momento, pur sapendo che, l’aspettativa c’è, ma può non andare di pari passo con l’eventuale risultato ottenuto nella realtà di quel giorno futuro non ancora presente. 

Nel tango si rischia sempre in questo senso: non con tutti e non sempre con gli stessi tangueri si provano le medesime sensazioni dell’ultima volta in cui si è ballato, che rimane dunque, in ogni caso, una esperienza unica e irripetibile. Mi chiedo e chiedo a nome di tutti: “Può nascere qualcosa?”. Il ritrovare un tanguero/a per caso che allora ci aveva lasciati indifferenti o quasi, poiché troppo presi e impauriti dal muovere i primi passi, può far scattare un desiderio di andare oltre?. Alle volte si alle volte no. Dipende!. 

Ci sono segnali che fanno ben sperare. Ad esempio se quando ci si ritrova in milonga e scatta nuovamente il desiderio di invitarsi reciprocamente, oppure se c’è interesse anche al di fuori dall’ambiente milonguero. Il contatto tra i due prosegue per altri canali, fino a capitolare con l’invito per un caffè, un aperitivo, una cena, ecc consentendo all’altro di sentirsi libero di accettare o meno. Allora nel tango come nella vita, le storie possono nascere, crescere e morire nell’arco di qualche settimana, mese, anno o perdurare, fin tanto non scatta qualcosa con qualcun altro/a., oppure possono essere troncate sul nascere come quando si pianta un seme che muore subito dopo perché non è stato annaffiato, curato, concimato. 

E’ sempre una questione di scelta. Si sceglie chi mirare, con chi ballare, chi conoscere, con chi andare oltre. Tutti conoscono il tango, tutti conoscono la vita e tutti sanno che tutto può o non può accadere. Non sempre se qualcosa accade, dipende dalle motivazioni con cui si va a ballare, altre invece si. Il tango certamente è così coinvolgente che con la sua fisicità consente in parte di “saltare” alcune fasi del classico corteggiamento, nel senso letterale del termine. A ciascuno il suo tango e la sua storia.

Maria Caruso

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