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mercoledì 31 agosto 2016

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga.

The day after nel tango argentino

di Maria Caruso - giovedì 31 dicembre 2015 ore 07:00

The day after tango cioè il giorno dopo nel Tango Argentino è rappresentato da quei tangheri/e che avrebbero voglia di proseguire ipoteticamente il discorso (l’attacco) iniziato la sera in milonga. La cronologia dell’evento che dovrebbe sfociare nel tessere un avvicinamento più profondo tra due tangheri è molto variegata. 

Segno sospettoso e più evidente di tale desiderio è l’invito per più di una tanda da parte di un tanghero/a in una sola serata, poiché è risaputo che difficilmente s’invita due volte la stessa persona, data la quantità di merce a disposizione. Se poi si è invitate per tre volte, non ci sono dubbi sulle reali intenzioni dell’invitante. Qui viene fuori la personalità di ognuno di noi e non tutti usiamo lo stesso tipo di aggancio. C’è chi dopo la prima tanda inizia a chiedere informazioni anagrafiche dettagliatele sulla carta d’identità per farsi un’idea della possibilità di proseguire oltre. 

Domande quindi del tipo: “Di dove sei?”, “Dove vai a ballare di solito?”, “Ci vieni spesso qui?”, “Da quant’è che balli?”- “Non ti avevo mai visto…” (balli da dieci anni, bazzichi le stesse milonghe e non ti ha mai visto? non c’è dubbio è demenza senile), “Sei bravissima…” (per l’appunto hai preso la prima lezione di tango la sera prima) “Sei su Fb?”, ecc., sono segni premonitori del subire, di lì a poco, la messa in pratica della politica “Strike on warming” con un attacco vero e proprio su vasta scala. I più timidi provano a chiederti l’amicizia su fb, facendo varie peripezie per trovarti, poiché si sa che generalmente le amicizie tanghere si accettano senza riserve perché fra noi diciamo: “Più c’è n’è meglio è” per approcciare con messaggini in pvt: “Alla prossima milonga me la fai una mirada anche per andare a fumare una sigaretta?”. “La mia compagna di fumo si è data a quell’elettronica…” E quando rispondi: “Anch’io fumo quell’elettronica.”. Di rimando: “Boia non ho più speranze… i miei auguri, però troviamoci a ballare…”. Oppure: “Il sogno di ogni uomo è di ballare con ballerina bravissima, bellissima e sexy come te…. Spero di rivederti presto”. 

Quando non avendo alcuna risposta, ti cancella dagli amici, per poi al prossimo incontro (rimasto di nuovo colpito da questa “nuova” tanghera) ti richiede l’amicizia (smemorato e sofferente di Alzheimer incalzante) e ti rimanda lo stesso messaggio evidentemente con una copia incolla standard che usa per tutte indistintamente. Esistono personalità più coraggiose che si spingono fino a dichiararsi apertamente esordendo con complimenti vari del tipo: “Con te ballerei, anche se tu fossi un pesce infarinato…” rispondendo alle scuse da parte del tanghero perché abbondantemente sudato. Oppure: “Mi piacerebbe passare del tempo con te… capiti mai dalle mie parti?”. Fino a spingersi del tutto affondando nel clou della speranza: “Potresti rimanere qui con me?”. “Devi per forza tornare a casa?” (intanto si piazza accanto a te, quando la gente è andata via e ti piantona finché non te ne vai). 

Quando arrivano infine a dire, appena ti focalizzano in mezzo alle altre: “Dov’eri finita!”. “E’ un mese che ti cerco in tutte le milonghe…” è molto lusinghiero ma poco foriero di risultati poiché ti strappa solo un sorriso per l’originalità e niente di più. Il mondo tanghero non è il posto d’elezione dove “beccheggiare” e chi è veramente appassionato a questa filosofia di vita, non va e non andrebbe se pensasse di trovare solo del corteggiamento e del mangime da consumare sotto le lenzuola anche se tutto questo può accadere perfino a fin di serata con chi si è appena conosciuto/a. 

Mi sento però di suggerire, in primis agli uomini ma ahimè anche alle donne “molto moderne” di non arrivare subito al dunque, spezzando il legame del proibito, scavalcando le tappe e sciupando una “attesa” con un veloce fast food e non per fare moralismo ma perché si perde invece quel gusto sottile di far crescere l’attrazione fino ai massimi livelli prima di andare a pranzo con tutti i requisiti del bon ton. Il corteggiamento è un equilibrio tra istinto e fiducia che evolve e sfocia in qualcosa di concreto con il passare del tempo. 

La gentilezza non deve mai mancare, e la persona attratta da un'altra, deve invece parlare direttamente alla mente della prescelta/o piuttosto che al suo corpo- Tutto ciò richiede uno stile che va coltivato, se non l’abbiamo, per non sciupare l’atmosfera magica che inevitabilmente si crea negli ambienti tangheri. Non abbiate fretta, perché è bellissimo quando finalmente si traduce in concreto qualcosa che da qualche tempo abitava nei nostri pensieri. 

Andare a ballare con l’idea: “La/o rivedrò?”, “Ci sarà?” ci pone indubbiamente in uno stato d’intrigante agitazione interiore e saper aspettare, in un mondo come il nostro, del “tutto e subito”, lascia maturare la consapevolezza del proprio sentire, nel corso del tempo, ed è la premessa per una eventuale evoluzione splendida fra due persone, se compatibili anche nella vita, poiché il binomio matematico, se si balla bene insieme si starà bene anche nella quotidiana individualità dell’altro/a, non è la regola.

Maria Caruso

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