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martedì 27 settembre 2016

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga.

Le espressioni tanghere

di Maria Caruso - venerdì 28 agosto 2015 ore 14:00

Abbiamo ripetuto più volte che il tango è un sentimento che si balla. La mimica facciale che è quella parte della cinesica riguardante il modo in cui si altera il volto delle persone quando l’emozione provata svela il pensiero recondito di quel momento scavato dal nostro Io più intimo e profondo. 

E’ di uso comune scattare foto ai ballerini in milonga e di fissare pertanto l’espressione visiva con un fermo immagine che spesso chi osserva cerca di interpretare o di commentare. Le espressioni facciali sono segnali involontari, innati e universali. Diversi studi dimostrano che la mimica facciale di alcune emozioni primarie quali la rabbia, la felicità, la tristezza, la sorpresa, il disgusto e la paura sia universale a tutti gli uomini indipendenti dalla loro razza e cultura di appartenenza. 

Secondo il livello di bravura raggiunto possiamo pertanto identificare alcune di queste emozioni e quindi decifrare i pensieri dei tangheri durante la loro prestazione. Nel principiante trovi principalmente l’espressione della paura: si possono quindi notare le sopracciglia sollevate e ravvicinate fra loro, gli occhi aperti (specie l’uomo che deve capire dove mettere i piedi), e le labbra tirate che scompaiono e ricompaiono a più riprese poiché l’individuo non vuole far vedere agli altri cosa, sta provando in quel momento. 

All'aumentare del livello raggiunto nel ballo, arriviamo all’espressione della vera e propria felicità. Tale gioia può però essere di quattro tipi: scaturita da sensazioni fisiche positive, da eccitazione, da sollievo e infine dal sentirsi apprezzato dagli altri. In tutte le motivazioni troviamo la manifestazione del sorriso marcato a denunciare, infatti, lo stato di benessere provato. 

L’attento osservatore pertanto può farsi un’idea di cosa sta provando la persona mentre balla e del suo livello raggiunto per eventualmente selezionare a chi fare la mirada dell’invito durante la serata in milonga. Se poi la coppia che sta ballando è anche innamorata basta guardare le loro pupille incantate e le impercettibili effusioni scambiate durante le melodie per non avere segreti in tal senso. Anche la motivazione dei ballerini e la passione traspaiono dalle varie espressioni del viso. 

Chi biascica una gomma da masticare sicuramente non è molto appassionato né al compagno/a del momento, né al ballo e nemmeno al tango in sé, come anche chi si guarda intorno durante la tanda con espressione annoiata. Le emozioni si possono simulare e quindi fuorviare l’osservatore, ma la differenza sostanziale è determinata dalla durata della vera emozione (meno di dieci secondi) che è molto più veloce nell’arrivare che nel permanere. Diffidiamo pertanto di quelle manifestazioni da ebete stampate in viso come fosse il quadro di un pittore durante una mostra poiché nessuna emozione permane così a lungo. 

Gli occhi sono lo specchio dell’anima e le espressioni del volto rimandano a qualcosa di profondo che si muove nell’animo così chi è profondamente triste dimostrerà tale stato d’animo attraverso lo sguardo mantenendo le palpebre abbassate, lo sguardo rivolto verso il basso e gli angoli della bocca abbassati. Ad ogni modo le emozioni hanno diversi gradi di intensità ed è ovvio che più sarà intensa e più saremo in grado di riconoscerla. 

C’è chi si diverte a canticchiare sottovoce la canzone che sta ballando all’orecchio del compagno o magari traduce le parole generalmente spagnole ma a mio avviso tale comportamento disturba un po’ perché non consente l’interpretazione personale della musica. In ogni milonga che si rispetti si consumano intere storie d’amore: possono nascere sentimenti che crescono nel tempo, che esistono per la durata di un temporale oppure far scattare attacchi di gelosie e rabbia se il comportamento del proprio compagno/a non lo riteniamo consono. 

Il tango e la vita scorrono insieme su binari paralleli e ci accompagnano entrambi finché rimaniamo dentro la ronda riservandoci emozioni, vicissitudini di vario genere. Non è difficile nemmeno capire la motivazione emozionale dei tangheri anche quando sono seduti: c’è chi è ascolta nostalgicamente la musica ricordando eventi del passato (generalmente la donna) ma anche chi si guarda intorno vivacemente per invitare un nuovo ballerino/a (di solito il principiante); chi ha già un programma in testa e pensa solo di ballare con la lista personale delle tanghere senza altre New entry (il super avanzato) e chi invece cerca volti nuovi per provare emozioni diverse (forse l’uomo in cerca di compagnia). 

La musica del tango è per natura nostalgica e pertanto ben si presta a farci provare emozioni visibili nel nostro viso e difatti ascoltando palabras de tango che intona: “non è gelosia quello che sento dentro, è più una malattia che non ci riesco, che non capisco proprio… ma dimmi una bugia, che cosa conta se tu sei solo mia, il resto è una follia come un fantasma, il resto è colpa mia, colpa mia, e basta ma non andare via, stammi vicino stammi molto vicino e non andare via neanche con lo sguardo quando mi siedi accanto…” pochi ne rimangono indifferenti.

Maria Caruso

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