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lunedì 30 maggio 2016

MUSICA E DINTORNI — il Blog di Fausto Pirìto

Fausto Pirìto

FAUSTO PIRITO - Sulle strade del Pop (e non solo) con l'ex caporedattore di Tutto Musica & Spettacolo, direttore artistico del contest Rock Targato Italia, garante del festival della contaminazione BresciaMusicArt, ideatore e curatore del Tributo ad Augusto Daolio, autore dei libri “In viaggio con I Nomadi” e “Vasco in concerto”

La mia piccola-grande truffa del rock'n'roll

di Fausto Pirìto - lunedì 24 novembre 2014 ore 08:21

Nello spazio che mi viene concesso parlerò di musica a 360 gradi, senza discriminazioni di genere e con una sola regola: deve trattarsi di BUONA MUSICA ! 

I “dintorni” evocati nel titolo del Blog saranno i luoghi toscani (ma non solo) dove nascono, vivono o sono approdati artisti già affermati ma anche e soprattutto i giovani talenti in cerca di un “posto al sole” nello show-biz

In questo nostro primo incontro e nel prossimo mi permetterò di farmi conoscere. 

Lo sapete, poter vivere di musica è un sogno per tanti. Una chance che però non capita a tutti. Io sono stato fortunato e la musica, non quella suonata bensì quella “raccontata” attraverso i media, è diventata la mia professione.
Il primo approccio alla fine degli Anni '50. Mio fratello Nino, allora quattordicenne, aveva cominciato a suonare una chitarra Eko. Nino, grande fan di Elvis e Paul Anka, mi fece conoscere il RockʼnʼRoll e il Blues. A quei tempi vivevamo aCastelplanio, un paesino sulle colline marchigiane dove si produce il Verdicchio. Da lì, nel 1961, ci trasferimmo a Cecina. Mio fratello fece combutta con altri ragazzi della zona fino a formare un complesso, come si diceva allora, che chiamaronoThe Friends

Ricordo ancora la loro divisa di scena, fatta di pantaloni neri e giacca di pailletts oro scintillante con bavero di raso, rigorosamente nero. Era lʼalba del beat e “gli amici” si esibivano con un certo successo, soprattutto dʼestate, nei locali della costa livornese, come il mitico Ciucheba di Castiglioncello. Io ogni tanto andavo a sentirli suonare e mi divertivo soprattutto alle prove. Il loro cavallo di battaglia, “Diana” di Paul Anka, mi riecheggiava nella testa insieme alle hit dellʼepoca che facevano da sottofondo a quella stagione un poʼ naïf, che poi passò alla storia del costume italiano come “lʼera del (falso) boom” economico. Una specie di “dolce vita” in riva al mare, tra “Guarda come dondolo”, “I Watussi” e cover di successi internazionali quali “Stand by Me”, “Tower of Strenght” e “If You Gotta Make a Fool of Somebody”, che il folle Celentano fece diventare “Pregherò”, “Stai lontana da me” e “Il problema più importante”. 


Intanto, sullʼonda dei Beatles e dei Rolling Stones, in Italia spuntavano gruppi come funghi: da I Nomadi allʼEquipe 84, aiGiganti, ai quali si affiancavano band dʼimportazione come Rokes, Primitives, The Renegades e Procol Harum.
Nel 1967, con la mia famiglia mi trasferii qui a Pontedera e un paio dʼanni dopo iniziai a frequentare lo Shys Club, un locale-sala da ballo dove suonava un gran bel chitarrista conosciuto come LʼAstronomo. La sbornia del “boom” era passata, il movimento studentesco del ʼ68 aveva cancellato la spensieratezza, ma i sogni del “peace&flowers” stavano invadendo il mondo e cominciavano a farsi largo anche nella mia vita...
Come Cecina negli Anni '60 era stata lo specchio della società e del comune pensare di quei tempi, Pontedera, con le sue fabbriche, i suoi operai e i ragazzi della “piazzetta” rappresentava perfettamente la realtà conflittuale che si viveva allora in Italia. Con un minuscolo “gruppo anarchico”, che avevamo chiamato “Ilpastonudostudio” in onore di William Burroughs e del suo racconto intitolato appunto “The Naked Lunch”, cominciai a vivere più di notte che di giorno. 

Tra letture quali “Trattato del saper vivere a uso delle giovani generazioni”, manifesto dei Situazionisti francesi, e “The Psychedelic Experience” di Timothy Leary, la musica che accompagnava le nostre interminabili elucubrazioni sulla vita, sullʼamore e sulla morte era quella di Cat Stevens o dei King Crimson con qualche concessione (leggi “I semafori rossi non sono Dio”) a un amico che ogni tanto veniva a trovarci e a sbronzarsi con noi. Quellʼ amico era Gino Paoli...


Il mio orizzonte musicale, a quei tempi spaziava dalla musica psichedelica ai Jefferson Airplane e ai Pink Floyd, dai Gong ai Grateful Dead passando per il rock puro di Soft Machine, Cream, Doors, Led Zeppelin, Hendrix, Traffic, Genesis, Santana, Mahavisnhu Orchestra, Incredible String Band, con rare aperture a italiani come gli Area, il Battiato sperimentale e il Guccini più politicizzato. 

Poi, nel 1977, arrivò il punk e i Sex Pistols spazzarono via tutto e tutti... 

Alla fine del 1979, una mattina che scesi dal letto con il piede giusto, la mia vita cambiò radicalmente. Mio fratello, che nel frattempo aveva lasciato la musica cantata e suonata ed era diventato giornalista, mi telefonò indirizzandomi a un suo collega milanese che stava mettendo su una redazione per un nuovo settimanale di tv e musica: “Telepiù” (nel quale, tra l'altro, cominciò poi a collaborare proprio il giovane Marco Migli come corrispondente dalla Toscana). 

Io, che nel 1975 avevo fatto parte dello staff di Tele Libera Livorno, secondo loro potevo essere adatto per quella iniziativa. Andai a Milano un poʼ prevenuto (che cʼentravo io con un giornale che faceva capo allo stesso editore di “Tv Sorrisi e Canzoni”?). In Corso Europa, dietro Piazza del Duomo, conobbi il mio futuro direttore, Daniele Jonio, critico raffinato di jazz e grande affabulatore. Daniele mi convinse ad accettare, dicendomi: “Capisco le tue perplessità, ma se vieni a lavorare con me, vedrai che in futuro ti passerà sotto al naso il meglio della musica italiana e non solo”. 

E così è stato. 

E così inizio a prendere corpo la mia “piccola-grande truffa del RockʼnʼRoll”. 

Il punk a dire il vero, non lʼho mai capito, ma lʼho sempre rispettato. Non fosse altro che per lo slogan “Fuck the System”. Infatti, il mio scopo, andando a lavorare al Nord, era proprio di appropriarmi di uno spazio allʼinterno dei media e da lì portare avanti una operazione di contro-informazione. Il destino volle che la prima intervista importante affidatami fosse quella a Roberto Vecchioni. Lo incontrai allʼaeroporto di Linate, appena tornato dalla Sardegna dove aveva tenuto una serie di concerti. Alla fine di uno di questi, Vecchioni era stato denunciato per aver fumato uno spinello con alcuni suoi fan. La cosa fece scalpore, così il servizio si trasformò in una opportunità per fare chiarezza tra droghe leggere e droghe pesanti. Concetto di non poco conto per quei tempi, quando lʼopinione pubblica era solita “fare di tutta lʼerba un fascio” (e la citazione della parola “erba” è naturalmente voluta). 


Anche con Vasco Rossi, che ho poi conosciuto bene quando ormai ero passato da “Telepiù” al mensile “Tutto Musica & Spettacolo”, non mancarono le occasioni per affrontare argomenti simili. Un servizio-intervista con lui, lo intitolai: “Te la ricordi la rivoluzione psichedelica?” e nel botta e risposta Vasco andò giù duro contro i benpensanti che in lui e quelli come lui vedevano il diavolo. Era il 1984. Con il Rossi e quelli della sua Steve Rogers Band riuscii a stabilire un bel rapporto. Rapporto poi rinsaldato nel tempo, fino ad arrivare a oggi...

Giorno dopo giorno, come aveva pronosticato il direttore Jonio, il lavoro mi dava sempre più spesso la possibilità di conoscere il fior fiore della musica di casa nostra. De Gregori, Alice, Dalla, Pino Daniele, Edoardo Bennato, ancora Battiato, Guccini... fino ad arrivare all'immenso Fabrizio De André. E anche gli artisti stranieri cominciavano a fare capolino. Nel maggio dellʼ85, inviato a Parigi, mi capitò di fare due interviste importanti: la prima con Sting in occasione del lancio del suo straordinario Lp di esordio come solista, “The Dream of the Blue Tartles”, lʼaltro con Bill Wyman dei Rolling Stones che stava promuovendo un disco tutto suo, i cui introiti erano destinati alla ricerca medica. Comunque, anche per dare spazio a un mio giovane collega ben più esperto di me nel campo della musica anglo-americana, negli anni successivi preferii continuare a coltivare il mio “orto” italiano.


“Tutto Musica” a quei tempi poteva contare su oltre 200mila copie di diffusione che corrispondevano a un milione di potenziali lettori. Avere fra le mani un mezzo di comunicazione così potente e seguito, soprattutto dai teenager, mi premise di diventare direttore artistico del contest “Rock Targato Italia” insieme con Stefano Ronzani, uno dei più apprezzati, intelligenti e ironici giornalisti italiani di musica rock degli ultimi trent'anni, che lavorava per il settimanale “Il Mucchio Selvaggio”. 

Il nostro connubio funzionò alla grande, soprattutto per merito di Stefano che accettò di collaborare con me, capo-redattore “in pectore” di un giornale nazional-popolare. Con Ronzani cominciai a bazzicare gli ambienti dellʼunderground. Dal 1991 al 1995 passarono nella nostra rassegna gruppi come Gang, Rats, Litfiba, Timoria, Casino Royale, Moda, Avion Travel, Ritmo Tribale, Rocking Chairs, Settore Out, Karma, Extrema, Diaframma, Marlene Kuntz, Estra, Scisma, Radio Fiera, Suburbia, Frangar Non Flectar, Massimo Volume, Umberto Palazzo e il Santo Niente, Interno 17, Vanadium... ai quali affiancavamo nomi conosciuti o agli albori del successo, dai C.S.I. agli Skiantos, a Eugenio Finardi, dai Modena City Ramblers a Carmen Consoli, Negrita, Ligabue... 

Spesso la manifestazione si svolgeva in locali “border line” come Il Sorpasso e lʼIndian Saloon di Milano. E poteva capitare che in quegli stessi posti transitassero anche grandi artisti stranieri, da Peter Gabriel (che a quei tempi si occupava principalmente di musica etnica con la sua etichetta discografica Real World) a gruppi ancora sconosciuti in Italia (come i Pearl Jam, ad esempio, che si esibirono per la prima volta nel nostro Paese proprio al Sorpasso davanti a un pubblico di qualche decina di persone...). 


Cari amici, per questa volta mi fermo qui. Ma, per mantenere fede alla segnalazione dei “dintorni della musica” citati all'inizio, seguite il box della Sezione Spettacoli che trovate nella pagina principale del sito Qui News Valdera. Nei prossimi giorni parlerà ad esempio del S.O.M.S. (Società Operaia di Mutuo Soccorso) lo storico circolo S.O.M.S. riaperto da pochi mesi, dove ogni sabato sera vengono proposti eventi e spettacoli che hanno come protagonisti giovani rock&pop band locali ma anche artisti affermati in campo nazionale. Nei prossimi appuntamenti cercherò di farvi scoprire, di volta in volta, altri “luoghi” interessanti che magari sono a due passi da voi e che, magari, non conoscete. 

Un'ultima cosa: se avete domande da pormi, scrivete al mio indirizzo personale: fausto.pirito@poderelemurella.it

Per me sarà un piacere, ma anche un onore, rispondervi in questo Blog. 

Buona Musica a tutti!

Fausto Pirìto

Articoli dal Blog “Musica e dintorni” di Fausto Pirìto