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lunedì 25 ottobre 2021

FAUDA E BALAGAN — il Blog di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

ALFREDO DE GIROLAMO - Dopo un lungo periodo di vita vissuta a Firenze in cui la passione politica è diventata lavoro, sono tornato a vivere a Pisa dove sono cresciuto tra “Pantere”, Fgci, federazione del partito e circoli Arci. Mi occupo di ambiente e Servizi Pubblici Locali a livello regionale e nazionale. Nella mia attività divulgativa ho pubblicato i libri Acqua in mente (2012), Servizi Pubblici Locali (2013), Gino Bartali e i Giusti toscani (2014), Riusi: da rifiuti a risorse! (2014), Giorgio Nissim, una vita al servizio del bene (2016), SosteniAMO l'energia (2018), Da Mogador a Firenze: i Caffaz, viaggio di una famiglia ebrea (2019). ENRICO CATASSI - Storico e criminologo mancato, scrivo reportage per diversi quotidiani online. Svolgo progetti di cooperazione internazionale nei Paesi in via di sviluppo. Curatore del libro In nome di (2007), sono contento di aver contribuito, in piccola parte, ad Hamas pace o guerra? (2005) e Non solo pane (2011). E, ovviamente, alla realizzazione di molte edizioni del Concerto di Natale a Betlemme e Gerusalemme. Gli autori insieme hanno curato i seguenti libri: Gerusalemme ultimo viaggio (2009), Kibbutz 3000 (2011), Israele 2013 (2013), Francesco in Terra Santa (2014). Voci da Israele (2015), Betlemme. La stella della Terra Santa nell'ombra del Medioriente (2017), How close to Bethlehem (2018), Netanyahu re senza trono (2019) e Il Signor Netanyahu (2021).

In Medioriente non ci sono favole, solo realtà

di Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi - lunedì 31 maggio 2021 ore 12:17

Foto di: www.portalebambini.it

Se c'è una favola della tradizione di Esopo che ben rappresenta il conflitto israelopalestinese, è sicuramente quella dell'aquila e della volpe. 

Una storia di convivenza infranta, nel peggiore dei modi. Con l'aquila che per nutrire i propri aquilotti irrompe nella tana e divora i cuccioli della volpe. E gli aquilotti che caduti a terra e vengono sbranati dalla volpe. 

Il senso del triste racconto è che chi tradisce l'amicizia, anche se per superiorità di potere e forza, sfugge alla vendetta delle vittime, deve alla fine fare i conti con il fato crudele. Israeliani e palestinesi, come la volpe e l'aquila, non hanno alternativa ad accettare di vivere l'uno accanto all'altro e finché non avranno trovato un modo civile per farlo, le colpe del loro scriteriato agire ricadranno sui più deboli: gli indifesi cuccioli della volpe e gli aquilotti, gli innocenti bambini di Gaza come quelli delle città nel Sud di Israele. 

In questi decenni abbiamo purtroppo imparato che la diplomazia internazionale e le risoluzioni dell'Onu non ottengono il risultato prefissato. Frecce spuntate, che escono da una faretra vuota. Ciò che manca sono contenuti concreti da portare al tavolo della trattativa per fermare il ciclo vizioso della guerra. 

Non è servito tentare di imporla dall'alto (ci hanno provato in pompa magna tutti gli ultimi presidenti statunitensi ed oggi è arrivato il turno anche dell'amministrazione di Joe Biden) e non ha funzionato provare a svilupparla dal basso (il campo dei pacifisti è isolato e da ambo i lati si è ampiamente assottigliato). 

Non sono bastati nemmeno gli aiuti internazionali, attraverso la cooperazione, i piani d'emergenza e quelli per il dialogo, progetti che finiscono per avere un effetto palliativo e mai risolutivo. Non serve essere pessimisti per affermare che il conflitto israelopalestinese è sfuggito di mano da tempo, e non può essere ricondotto ad un piano logico di “normali” relazioni senza uno sforzo enorme e comune. Altrimenti varrà ancora la massima andreottiana: “Temo proprio che non vedrò la pace in Terra Santa in questa vita… Sospetto che non la vedrete neanche voi”. 

Chi non la vedrà è Adham al-Taani, un bambino di Gaza, aveva sei anni e viveva a Beit Lahiya. Adham è morto insieme ai suoi familiari. Sepolto sotto un cumulo di macerie. Quando è stato estratto dalle rovine della sua casa con il capo chino e il corpo coperto di polvere era irriconoscibile. Non potrà più giocare Ido Avigal, israeliano, che di anni ne aveva cinque. 

Quando le sirene di Sderot hanno iniziato a suonare la madre ha pensato di proteggerlo nascondendolo nella stanza blindata, che la scheggia di un razzo ha perforato. È deceduto poche ore dopo in ospedale. La madre e la sorellina sono rimaste ferite. Queste non sono favole ma storie di quotidiana normalità in Medioriente, è la cruda realtà sempre dietro l’angolo. In un conflitto dove il nodo resta e resterà per sempre intricato se non si riesce ad incanalare i contendenti sulla strada di una vera soluzione basata sul rispetto dei reciproci diritti.

Alfredo De Girolamo e Enrico Catassi

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