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martedì 30 maggio 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Ora e sempre

di Marco Celati - venerdì 29 luglio 2016 ore 14:36

La cucina della casa dove vivo funge anche da soggiorno: è sul lato della collina, a ridosso della strada che sale in paese. Nel primo mattino il sole entra di traverso dalla finestra e un fascio di luce calda avvolge la stanza. Solo poco tempo di magia, poi il sole sale sopra il tetto e si offre per tutto il giorno, fino al tramonto, sul lato opposto della camera e del terrazzo. La cucina torna presto nella penombra. Questa un tempo era stata una casa colonica e le finestre, con parsimonia e sapienza contadina, erano distribuite per mantenere l'abitazione al riparo dal gelo dell'inverno e dall'afa dell'estate. A volte penso che la vita sia come quella stanza: una breve illuminazione di felicità, una speranza che si accende ogni volta e subito si spegne e si ricompone nell'ombra.

C'è una calma serena stasera che quieta la coscienza. La coscienza inquieta. Il vento è calato, gli olivi sono fermi, aspettano il buio. Anche le nubi sembrano ferme, appoggiate sulla collina. La luna è apparsa bassa sul colle, rotonda e bianca, maculata dai crateri. Se non fosse per il rumore di fondo della strada e qualche cane che abbaia si starebbe immersi in un silenzio perfetto. Ci sono momenti che anche il tempo sembra immobile: ora è sempre. Di fronte c'e un paese sulla collina che sorge dove la valle risale verso i colli azzurri, più lontani e più alti. Oltre i colli e più in là, precluso alla vista, si stende il mare. Svetta un campanile sulla sommità del paese e, più in basso, si snoda un contorno di case. Qualche luce è già accesa. D'improvviso il grigio celeste del cielo è solcato da un volo di uccelli: vengono a stormi, si librano alti, vanno verso il tramonto. Via via se ne ode il richiamo. L'aria è fresca. Me ne sto qui, sul terrazzo: leggevo, pensavo a niente, guardavo le cose, il paesaggio. Le zanzare della sera infastidiscono, attaccano, forse sentono la bestia, il sangue che è in noi. È già ora di rientrare, la TV riempirà ogni vuoto, il tempo e lo spazio. Mi attardo in questa pace apparente e resisto a tutto quanto e per primo a me stesso, il nemico peggiore. Resistenza umana: ora e sempre. Ma non c'è niente che resta di me di quello che ero. "Si uccide ciò che si ama. Gli uni uccidono il loro amore, quando sono ancora giovani, gli altri quando sono già vecchi...Si ama eccessivamente o troppo poco".

Con mio figlio, Luca, ci sentiamo ogni tanto, gli chiedo come va? Risponde noi bene e te? Resisto, gli dico e lui questo mi scrive: una poesia.

Come si sta?

"Si resiste"

fra giorni di lavoro

e giorni di feste,

ci si veste e ci si sveste

di camicie bianche a coste.

Si investe nelle teste,

si scalano le creste,

si curano le croste.

E persiste,

come un fiatone dopo le rincorse;

come la differenza che sussiste

fra le sieste,

le soste,

e la coda alle poste.

A volte si insiste

come povere bestie

belle e povere bestie.

Gli dico bella!!! L'hai scritta te? Sì, mi fa, me la cavavo a scrivere filastrocche. Penso spesso davvero: i figli sono meglio di noi. Ora e sempre. La notte ha portato una pioggia leggera.

Marco Celati

Treggiaia, 18 giugno 2016

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"Si resiste" poesia/filastrocca di Luca Celati.

"Each man kills the thing he loves", si uccide ciò che si ama, è tratta da "A Ballad of Reading Gaol" di Oscar Wilde, "La ballata del carcere di Reading". Divenne una canzone interpretata nel 1982 da Jeanne Moreau per il film "Querelle de Brest" di Rainer Werner Fassbinder, dal romanzo omonimo di Jean Genet. Ne è stato tratto un video con le scene di "Ascensore per il patibolo" di Louis Malle che la diva francese interpretò nel 1957. 

Marco Celati

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