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martedì 28 giugno 2016

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

A pranzo

di Marco Celati - lunedì 11 maggio 2015 ore 16:10

"Come fosse per noi/ un'altra luna si accende/ e una pagina bianca distende alla notte/ da scrivere ancor./ Come fosse per noi/ poi la notte si arrende/ a parole pretende carezze,/ dimestichezze d'amor." A notte, davanti alla pagina bianca, chino sul tavolo di scrittura, riecheggiano parole e musica di un cantautore piemontese, più noto all'estero che in Italia. È stato capostazione in ferrovia e poi musicista, schivo e bravo, come spesso le persone schive sanno essere.

"Non era molto intelligente, o almeno non lo sembrava. Stava quasi sempre zitto. E quando parlava insisteva sulle stesse cose. Non era un conferenziere e nemmeno un buongustaio. Era soltanto un poeta". Quel poeta, così descritto nel primo romanzo di un allora esordiente narratore italiano, ebbe "soltanto" il Nobel per la letteratura.

La pagina è dura a riempirsi prima che ti colga il sonno: non sono uno bravo a scrivere, scrivo a fatica, mi perdo in acrobatici rimandi, costruisco un discorso a spirale, mi avvito in un ragionamento circolare, cancello spesso più di quanto vado scrivendo. Nemmeno mi aiuta l'euforia che si muta in tristezza, la sonnolenza creativa del vino. Ho ancor meno dimestichezze di scrittura di quanto poche abbia "dimestichezze d'amor". E spesso le persone che amiamo o che abbiamo amato sono quelle che ci disprezzano di più, forse perché ci conoscono meglio o chissà.

Mi riesce più scrivere a tavola, tra la gente come me in pausa pranzo. Mi piace stare tra persone che studiano e pensano e tra i faticanti che parlano di lavoro e consegne di prodotti e macchinari, di rifiuti, di bestie da soma e da gara. Nel frastuono, nel vocio indistinto della gente è incredibile come si posa essere soli tra tanti che ti conoscono o dicono di conoscerti bene, persino di esserti amico, come sia possibile isolarsi e partecipare, condividendo l'usanza festosa e chiassosa del pasto, scrivere e ignorare, essendo ignorato. E se con noncuranza tendi l'orecchio, mentre il vino scioglie la lingua, puoi cogliere frasi isolate, discordi spezzati, che compongono pezzi di storie.

Il cavallo ha garretti forti che spingono e non ce n'è per nessuno quest'anno alle corse...Con il camion ho caricato ferri e legnami per tutta la giornata...Non è vero che si resta giovani di spirito a settant'anni, sei un illuso soltanto a pensarci: troppa vita e troppi chilometri...Tra me e quella rumena...È più giovane di me e c'ho perso la testa... Ma quando uno deve impostare una vita, son cose che vanno pensate...Sì, ma se guardi al sentimento non c'è legge o dovere per l'età e la passione...Fosse per me, una casetta sul poggio, sulla terra, la tirerei su, terrei tutto pulito e basse le erbe, invece no, ci sono i piani urbanistici, la collina abbandonata e l'erba incolta...Anche il gozzo, però, dà la sua soddisfazione: è che ci vuol troppo lavoro, bisogna scartavetrare ogni anno, incatramare e ridipingere per riprendere il mare, non è mestiere...E poi non si trova più un posto, a pagarlo oro, in darsena o nei fossi per la barca...Un tempo col cabinato si usciva a pescare al largo della Meloria, oltre le secche, sul mare alto e all'Elba e ritorno quante volte s'è fatta...Gli dico: in mare ho viaggiato, finché ne ho avuto, ora basta, l'ho venduto: non è cosa...Altri tempi, però glielo voglio dire: la terra non dà niente, è bassa la terra..."Mio cugino non parla dei viaggi compiuti./ Dice asciutto che è stato in quel luogo e in quell'altro/ e pensa ai suoi motori/...Ma quando gli dico/ ch'egli è tra i fortunati che han visto l'aurora/ sulle isole più belle della terra,/ al ricordo sorride e risponde che il sole/ si levava che il giorno era vecchio per loro".

Guardo il laghetto artificiale con i pescatori che non prendono niente, a volte penso che siano comparse o familiari messi lì per fare scena dai gestori del ristorante, una grande famiglia del sud che si è spostata da noi e hanno fatto di tutto: prima avevano un forno e poi hanno preso la terra e poi hanno tirato su un tendone provvisorio da circo che è durato vent'anni e di più e hanno fatto ballare la gente e poi il ristorante e poi ancora faranno una pista per far correre auto e motori. Gente indomita e fiera, forse un po' folle da inventarsi una vita e di più.

Dalla finestra con i vasi di gerani rossi, oltre il lago dove si specchiano le nuvole, si vede la campagna: è bella la natura, incurante di noi. Sento il vento frusciare tra gli alberi, ondeggianti le chiome. E i pioppi, nevicanti a primavera, spargono i semi, i fiocchi di lanugine al vento e il vento se li porta. E ci sono questi campi punteggiati di giallo. Penso: non ho più tanta voglia di vivere, ma è così che la vita si arrende e rinasce.

Qui, ascoltando le persone e vedendo le cose, mi riesce scrivere o prendere spunti. Esco dal ristorante e riprendo la strada. Nel lungo andare il cammino si compie, ma si complica e ci annoia. Invidio queste persone che hanno vissuto e hanno ricordi, memorie, avventure, qualcosa da dire. Io sono sempre stato qui, non ho fatto granché, ho solo consigliato un amico, una specie di alter ego, che qualcosa ha pur fatto: è stato impegnato, ma non sa raccontare. A volte mi specchio in lui o forse è lui che si specchia in me, ma tutti con il tempo preferiamo specchi ingannevoli, compassionevoli di noi, in poca luce, che ci risparmiano rughe e difetti, i nostri ticchi, i vizi e gli orrori. Già tanto oggi avere orrore di se'.

Ecco io voglio scrivere del niente che si vive ogni giorno, ogni vita e di ciò che, inconcludente, non si conclude. "Preferisco così, senza niente da dire".

Vivere e scrivere, vivere o scrivere, arte e vita, arte o vita: un dilemma da niente, al giorno d'oggi la vita c'impone i suoi bisogni, la sua sovranità a volte con piacere, a volte con dolore, spesso con protervia. Bobi Bazlen, triestino, è stato un personaggio singolare, critico e consulente letterario, amico di poeti e scrittori del '900, influenzò la poetica e la vita di questi grandi, ma fu un uomo sfuggente, per certi versi enigmatico, che preferì la vita alla letteratura. Agì sulla vita delle persone e niente di scritto ha lasciato, scelse la vita all'opera letteraria. Chissà se saper essere e saper scrivere sono così antitetici? O se non occorrano tutt'e due per chi sa o chi può. Sopratutto chi può dire se essere e vivere sono proprio la stessa cosa? Come ciò che è vero e ciò che è o sembra. "La filosofia sembra che si occupi della verità, ma forse dice solo fantasie e la letteratura sembra che si occupi solo di fantasie, ma forse dice la verità". E tra presenza e nome, la vera vita è nel nome? Come per Ljuba che parte o per Gerti e il suo carnevale. C'è salvezza "al gorgo degli umani affaticato" ? Oppure muti, scenderemo nel gorgo, dove non fioriscono le primavere.

Finito il lavoro, sto tornando verso casa, c'è sempre una strada per fare ritorno. È dove si va o si torna e perché che non sempre sappiamo. Si è messo a piovere, va sempre a finire che piove: questa primavera è bizzarra come noi, come il nostro tempo. Sono arrivato, il viaggio finisce qui, breve come un racconto: non è stato nemmeno un viaggio, non sarà nemmeno un racconto. È scesa la sera, continua questa pioggia leggera, la luna si leva, stanotte scriverò, lo sento, finché non avrò il cuore gonfio e la tastiera fumante. "Preferisco così/ che non c'è niente da fare/ solo stare seduti/ a una porta qualunque/ a guardare che spiove".

Marco Celati

Treggiaia 29 Aprile 2015

Ci sono delle diavolerie informatiche, delle immagini quadrate costituite da punti tutti arzigogolati formanti una specie di bar code, che basterebbe chiamare codice a barre, secondo l'Accademia della Crusca, ma non credo si chiami proprio così. Insomma delle patacche grafiche che, se le fotografi con il cellulare, ti aprono un mondo, ti fanno accedere ad un'altra serie di immagini e di informazioni. E pare sia vero, anche se io non ci sono mai riuscito. Ecco, mi piace pensare al racconto breve come qualcosa di simile: una porta verso altre dimensioni, una chiave d'accesso ad altre conoscenze, altri mondi che non svelo del tutto. Ci sono citazioni che non riportano l'autore. L'ipotetico lettore (anche questa è una citazione: è il titolo di una poesia, chi è l'autrice?) se ne ha voglia, le cerchi da solo. Tutto è stato già scritto ed è stato scritto meglio, allora leggere diventa una specie di gioco, di caccia al tesoro. Vi do degli indizi. Il racconto si apre e si chiude con due canzoni del musicista citato, sotto la cui suggestione è stato scritto: s'intitolano "Dimestichezze d'amor" e "Preferisco così". Il libro d'inizio di un valente scrittore contemporaneo, cui si accenna, ha il titolo di un celebre stadio inglese, ma non parla di sport, bensì di letteratura. E poi sono richiamati due grandi letterati del '900: un poeta ligure e un poeta e scrittore piemontese. Chi sono Gerti e Ljuba dovrebbe essere noto. E c'è una frase, un'affermazione che si "sostiene" nel libro di successo di un famoso e bravissimo scrittore toscano, da non molto scomparso. Roberto Bazlen, detto Bobi, è citato e descritto perché ha preferito, a torto o a ragione, all'arte la vita. Buona caccia al tesoro

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati