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mercoledì 07 dicembre 2016

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

Racconti di viaggio

di Marco Celati - martedì 19 maggio 2015 ore 09:52

RACCONTI DI VIAGGIO

"Viaggiare? Per viaggiare basta esistere...É in noi che i paesaggi hanno paesaggio...La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo" Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine.

Ho descritto un viaggio di mio figlio Andrea, immedesimandomi in lui. Lui mi ha risposto, immedesimandosi in me. Mi pare anche più bravo. Buona lettura.

UN LUOGO DI MARE IN TERRA STRANIERA

Una striscia di mare, una panchina, due palmizi e sullo sfondo i palazzi del porto, davanti alla linea bassa e degradante delle colline.

Che ci faceva in quel luogo di mare? Come era capitato lì e perché? In terra straniera, dove uno scrittore spagnolo ambientava le avventure di un famoso investigatore che gli è sopravvissuto, in una città che, diceva questo scrittore, era stata sconvolta dalle costruzioni devastanti, realizzate per le Olimpiadi del 1992, diventando quasi irriconoscibile: "Una città inservibile, bella ma senz'anima, una città pastorizzata".

Lui però non aveva visto tanta devastazione: l'antico e il moderno gli pareva, anzi, che convivessero bene e che dessero a quella città un suo fascino e una sua particolare attrazione. E non si sentiva nemmeno in terra straniera: siamo tutti europei, cittadini del mondo.

Gli bastava, del resto, un posto per evadere dal peso del lavoro, dal dolore che i pazienti sulla poltrona del suo studio gli raccontavano, dal peso della vita e dai "frammenti di un discorso amoroso" che gliela rendevano interessante ed incerta.

Così in fine settimana aveva preso il primo volo last minute e low cost e si era tuffato nel gomitolo di strade del vecchio centro e nei viali della parte nuova. E gli pareva che le ramblas e i barrios, le opere fantastiche di Gaudì dialogassero con la torre delle comunicazioni di Norman Foster sul monte Tibidabo e con il MACBA, il museo di arte contemporanea di Richard Meier. Era una città libera, di una libertà non privata e fredda come nei centri del nord Europa, ma calda e comune, pervasa dal sentimento latino della nostalgia, dalla malinconia della saudade latino americana. La notte, per la movida si tira tardi e anche la mattina: a una certa ci si leva e si va con lo skate: se l'era portato agganciato allo zaino da viaggio. Via per le ampie strade verso il mare, "un mare libero, per uomini liberi" oppure proprio in Plaça dels Àngels, la piazza antistante il MACBA che, grazie alla sua conformazione, è diventata uno dei luoghi più famosi dove praticare lo skateboarding. Ogni giorno vi si possono ammirare le acrobatiche opere di molti skater, anche di livello professionistico.

E così, eccoci qui sulla panchina, tra due palme alte, davanti al molo, davanti al filo dell'orizzonte che sfuma nella distanza, irraggiungibile. Scatta una foto con il cellulare per fissare quella vista e fermare quell'attimo e la spedisce a qualcuno di là dal mare, di là dalla terra, di là dal cielo di nubi celesti e grigie.

Con il cellulare oggi si fa tutto, manca solo di radersi, ma qualcuno forse ci sta già pensando. Il progresso ha corso dal 1957, quando un ingegnere informatico americano, Russell Kirschnel, immortalò con un computer il suo bambino di tre mesi e, violando per la gioia la privacy del neonato, ne rese pubblica una foto sbiadita ai parenti ed al mondo. Forse non fu solo per gioia, ma così nacque, dopo quel bambino, la prima fotografia digitale della storia.

E che evoluzione dal 3 aprile del 1973, quando un ingegnere della Motorola, Martin Cooper, figlio di un immigrato ucraino cresciuto nella Chicago della grande depressione, fece la prima telefonata senza fili della storia! Anzi la seconda, perché la prima volta per l'emozione sbagliò numero: telefonava nella Sesta Strada di New York, proprio sotto l'ufficio del ricercatore concorrente della Bells per annunciargli, con malcelata perfidia e per la gioia dei giornalisti lì convocati, che era spiacente, ma il telefono cellulare l'aveva inventato lui! Per realizzare quel prototipo, grande come una scarpa e pesante oltre un chilo, c'erano voluti un milione di dollari. Dieci anni dopo il cellulare fu messo in commercio: soprannominato "the brick", il mattone, aveva un'autonomia di trenta minuti, poi doveva restare in carica dieci ore e costava appena quattro mila dollari. "Scherzavamo, immaginando un futuro in cui a ogni persona sulla Terra al momento della nascita sarebbe stato assegnato un numero di telefono". Oggi pare ci siano circa sette miliardi di cellulari nel mondo, più degli abitanti del pianeta, ma si prevede il sorpasso.

Scatta fotografie del paesaggio senza persone, senza soggetti in vista, solo oggettività nell'obiettivo. Chissà perché. A vederle ora, le foto richiamano alla mente le immagini di un dirigente del partito comunista che fu grande: negli ultimi anni della sua vita, ritiratosi ormai dalla politica attiva, sviluppò questa passione. Le sue fotografie sono raccolte nella pubblicazione intitolata "Pisa bella ancora". Tutte foto suggestive di Pisa e del suo territorio, senza nemmeno un pisano...Vi si coglie il riflesso della luce sulle cose prima del suo passaggio. Il momento, l'equilibrio in sospensione tra conservazione e cambiamento.

Seduto sulla panchina, mangia un panino con prosciutto "pata negra", beve una birra "Cerveza San Miguel", ha con sé un libro, legge. È un libro d'intrattenimento un po' voluminoso, di uno di quegli autori di successo, documentatissimi, che scrivono correttamente, in stile giornalistico, ma hanno ingoiato la macchina e nelle pagine non c'è mai un "addio ai monti", un momento struggente. D'altronde in questo weekend deve "staccare" dai saggi che deve leggere e dai report che deve scrivere per la rivista on line "Percorsi di Analisi Transazionale". Ha bisogno di evasione e la letteratura d'avanguardia per questo non fa certo alla bisogna: troppo ampollosa. "Mi ricordo che Rafael Alberti diceva che i personaggi di questi romanzi impiegavano trenta pagine per salire le scale!".

Riprende il percorso con la tavola verso le spiagge, ce ne sono quattro chilometri ed il mare d'inverno sembra ancora più chiaro. C'è un lungo molo: mette sul mare alto che si perde alla vista, al confine col cielo. Qualche vela passa al largo, "raramente qualche gabbiano appare". In lontananza si addensano le nubi. È ora di rientrare.

Negli auricolari, collegati al cellulare dentro la giacca, ascolta la malinconica Birdy: Fire Within, Wings. Con lo skate sembra davvero di avere le ali ai piedi e un fuoco dentro che ti anima, se lo controlli. Ha gusti musicali eclettici, impensabili per essere uno giovane. Gli piacciono anche le malinconie di Sergio Cammariere e pure il tango musicato da Ástor Piazzolla e quello cantato da Adriana Varela da quando ha letto su "Qui Blog" le intriganti e disinibite "parole milonguere" sulle strategie del tango in milonga di un'avvenente tanguera. E poi le ritmate sonorità creole di Buena Vista Social Club e perfino la capoverdiana Césaria Évora, ascoltata al Festival Sete Sóis Sete Luas, dedicato a José Saramago, perché pensa, come nella canzone, che tutti abbiamo bisogno nella vita di "Tiempo y Silencio". Un po' più tardi scenderà la sera.

Marco Celati

Treggiaia 2 maggio 2015

LA RISPOSTA DEL FIGLIO

"Stava fuggendo in fondo ", pensò il padre quando vide arrivare sullo schermo del cellulare la foto sbiadita scattata dal figlio nello stesso momento di vita, ma posizionato su un meridiano differente.

Era una spiaggia assolata, da una prospettiva che escludeva bagnanti, surfisti e persino lui stesso.

Per un attimo si chiese "ma da cosa fuggirà mai… " Poi si rammentò dei suoi momenti, della sua vita in continuo mutamento. Segno di adattamento, avrebbe detto Darwin. Segno di un complesso edipico non risolto, avrebbe dibattuto Freud. Segno che l'hai presa un po' alla lettera, avrebbe scherzato Benigni. Ma il verdetto di Dodo afferma che tutti hanno vinto, nessuno ha perso e quindi la ragione apparteneva a tutti coloro che si erano espressi sul suo affrontare la vita passando attraverso la vita stessa, come se albergasse nell'illusione dei frattali, la cui ripetizione degli ornamenti tende all'infinito. Il vecchio Escher c'era quasi arrivato a rappresentarli, pur non essendo un matematico. Poi aveva desistito. In fondo, di fronte all'infinito il cuore s'impaura. Ma il mutamento continuo cos'è se non un impedire al tempo di fermarsi per annullare il tempo stesso. Rendere infinita giovinezza, adultità e vecchiaia.

Magari dopo lo chiamo o forse gli darò noia. Meglio un messaggio "Prevale la sensazione che la solitudine sia una brutta bestia anche peggio della non buona compagnia". Forse era meglio unsemplice "ti abbraccio, tuo padre" vabbè ormai gliel'ho inviato.

Fare il padre non è stato semplice ed esserlo ancor meno. Non avevo confronti o forse non desideravo averli. Farmi rammentare dagli altri cosa si deve fare per farli crescere o cosa dire per educarli, ci vuole un certo spirito di accoglienza e in quegli anni in cui siete cresciuti ho preferito fare di testa mia. Preferisco pensare che mi ricorderete per il coraggio. Alle volte la testardaggine si può chiamare anche così.

"Ciao babbo, qui tutto bene, un po' indolenzito con lo skate E mi sono scottato il viso per il sole". Credo non si sia portato la crema solare. Se andava suo fratello sicuramente se la portava, con la carnagione biancastra che si ritrova. Fisicamente mi ha sempre assomigliato di più il figlio biondo. Era di famiglia con quel taglio degli occhi, quel viso più squadrato. Il viaggiatore solitario invece apparteneva più alla tradizione materna. Eppure mi ritrovo adesso a rivedere in lui il mio carattere, le mie scelte o non scelte con le donne. Il corpo e la mente incrociati. Il fratello biondo ha la pazienza della madre e il fisico dei Celati. Il fratello moro ha l'irrequietudine paterna e la bellezza della madre. Un incrocio equo, dopotutto.

Magari quando torna organizzo una cena e sento a che punto è con l'amore. O forse sarò troppo invadente a chiedere che sentimenti prova o con che donne si immagina di passare la vita. Alla fine non avrei da proporgli una soluzione che funziona con la sofferenza.

"Vuoi i tortellini o la pizza?" Vabbè ormai gliel'ho inviato.

Andrea Celati

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati