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martedì 27 settembre 2016

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

​L'arsella divina

di Marco Celati - venerdì 20 marzo 2015 ore 07:00

Domenica, vinto dal caldo, come tanti miei simili, ho cercato ristoro nella piscina comunale. Stare nell'acqua mi dà una sensazione di freschezza e nuotare mi rilassa, mi concentro sulla respirazione, tengo il conto delle vasche e mi isolo dal mondo.

Uscito dall'acqua, mi sono steso sulla sdraio, giusto per riprendermi e asciugarmi perché l'esposizione al sole mi dà fastidio ed è allora che, da una voce maschile sovrastante il rumore di fondo a bordo vasca, ho sentito proferire un'imprecazione blasfema piuttosto singolare che si è appuntata nella memoria.

"Matonna berva, arsella!" così, ma con la lettera d al posto della t, terminava il discorso di uomo poco distante da me che gridava nel cellulare: forse stava telefonando lontano e pensava così di assecondare al meglio la tecnologia del suo apparecchio mobile.

"Amen" ho commentato tra me e me e lì per lì ho pensato alla necessità dei credenti di ricorrere a rituali giaculatorie per esorcizzare l'ignoranza dell'anonimo bestemmiatore.

Ho subito temuto l'aggravante accostamento alla vulva, in quanto organo genitale femminile, ma poi mi sono detto che forse si trattava di un mio malizioso riflesso e, per una volta, ho voluto pensare ad un'umanità innocente, libera e priva di violente ossessioni sessiste. E allora ho riflettuto meglio: all'associazione feroce della santa vergine alla bestialità, si univa l'ulteriore riferimento specifico ad una creatura animale innocua e prelibata, l'arsella di mare appunto.

Ricordo una sera al mare a Tonfano in villeggiatura, i miei genitori giovani e vivi, io piccolo, un temporale estivo, tuoni e lampi, la luce saltata, cenavamo a lume di candela. Ho ancora memoria di quella sera: un senso avventuroso e familiare di felicità che non ho più ritrovato negli anni insieme al gusto saporito di quella cena, una cena a base di arselle!

Che sia stata l'acqua, pur dolce e clorata della piscina, a richiamare nel Nostro quel sapido riferimento marinaro? In ogni caso la precisazione riferita a quell'esserino gentile e protetto rendeva più accettabile la blasfemia.

In fondo poteva sembrare un riferimento pagano, ma non privo di sacralità, agli esseri spirituali della latinità: i lari o i penati, le statuette votive, protettrici del focolare, dello stato, ma anche dei campi e quindi della natura. Ho pensato all'immaginetta di una giovane con un'arsella in mano, chissà per quale transfert protettrice delle piscine.

Ma ancor di più avrebbe potuto trattarsi di un riecheggiamento alle divinità animali e antropomorfe dell'antico Egitto. Ricordo, in proposito, un fumetto meraviglioso, un graphic novel uscito negli anni 80, "La Fiera degli Immortali" del disegnatore franco-jugoslavo Enki Bilal. Nel ricco e complesso pantheon egizio, caratterizzato da una religione zoolatrica, esistevano, tra gli altri, una dea vacca e perfino un dio sciacallo, che è un canide. E ciò potrebbe assolvere molti ignoranti smoccolatori, compreso il sottoscritto...

Insomma, era ad una divinità panica che si appellava inconsapevolmente il chiassoso utente della rete della telefonia mobile, quasi a riaffermare la supremazia della natura animale e nello stesso tempo divina, o viceversa, sul nostro civile, tecnologico, moderno e rumoroso consesso umano. E così sia.

Pontedera 22 luglio 2013

Marco Celati

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