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mercoledì 26 aprile 2017

RACCOLTE & PAESAGGI — il Blog di Marco Celati

Marco Celati

MARCO CELATI vive e lavora in Valdera. Ama scrivere e dipingere e si definisce così: “Non sono un poeta, ma solo uno che scrive poesie. Non sono nemmeno uno scrittore, ma solo uno che scrive”.

La colza

di Marco Celati - sabato 07 maggio 2016 ore 08:00

L'auto corre veloce. I campi gialli stasera, sulla via del ritorno sembrano dirci qualcosa. Che la natura è mirabile e che se una simile bellezza può esistere a fianco di una superstrada, allora anche la vita che scorre può essere migliore.

Sono campi di colza, una pianta che si dà in pasto ai bovini o da cui estraggono un olio, che va miscelato perché puro non è buono per noi. Oppure ci si può fare biodiesel, carburante per le auto, impoverendo la terra. Ma al di là di tutto è una pianta bella a vedersi, accende di lampi la campagna e dimostra che la natura è una meraviglia, un valore a prescindere dalla sua utilità. E viene voglia di pensare che si possa dire lo stesso della vita. Che la vita sia bella in sé e per sé o nonostante tutto, perché anch'essa è parte della natura. C'è stata donata da nostra madre e da nostro padre con un atto d'amore più o meno cosciente e così siamo venuti al mondo: come creature e questa è la nostra natura. La natura è la terra e la terra è il mondo. Ma qualcosa non torna in questo passaggio o non ci soddisfa, qualcosa si perde dalla partenza di quell'atto d'amore che ci ha dato la vita. E non è il fatto che la vita un giorno, presto o tardi, terminerà: questo lo sappiamo o lo apprendiamo vivendo. Ci fa male, ma no, non è questo: non è la natura matrigna. È che la terra è il mondo per forza di cose, ma il mondo è quello che abbiamo creato, modificando la natura a nostro vantaggio o svantaggio. E il mondo che ne è scaturito non è il migliore fra quelli possibili, forse è solo il migliore tra quelli passati. Non è scaturito da un atto d'amore come la vita, non solo o non sempre, ma anche dalla sopraffazione e dall'odio, così come purtroppo la vita può essere generata anche da una violenza e da uno stupro.

L'auto corre veloce sulla superstrada fra i campi gialli di colza e presto sarò di ritorno. Un tempo, su una strada bianca di pietre e di ghiaia, sarei passato a piedi o a cavallo o in una carrozza trainata da cavalli, nutriti dal fieno dei campi. Ci avrei messo del tempo e poco dopo il tramonto la luce sarebbe morta e sarebbe stato buio e il cammino forse solo rischiarato dalla luna e le stelle. Sarebbe stato obbligo fermarsi presso una stazione di posta, un albergo, un fienile, chiedendo a qualcuno ospitalità fino all'indomani. Ma l'auto divora l'asfalto, consuma gasolio o benzina e fra poco arriverò e presto sarà casa e ritorno, anche se magari non so quale casa e quale ritorno.

Per quel gasolio e quella benzina del mio veloce progresso si scavano pozzi, si drena la terra, s'impongono costi e tasse, si disegnano nazioni e confini, si combattono guerre. Ovviamente non solo per me, ma ciò non mi rafforza né mi consola. Né mi esime dal pensare. Al posto di quel carburante ci potrebbe essere altro: se ci fosse idrogeno, ad esempio, l'auto correrebbe lo stesso veloce, magari solo un po' meno, ma la stazione di posta e il buio sarebbero scongiurati ugualmente. E nell'aria finirebbe solo un po' di vapore e qualche altro trascurabile elemento. Natura e mondo andrebbero un poco più d'accordo. E questo accordo o disaccordo è dipeso e dipende da noi: dagli uomini e dai loro potenti interessi, dalla loro scienza e dal loro sapere. Così come da me è dipeso e dipende quale casa e quale ritorno.

Marco Celati

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Treggiaia, 2 Aprile 2016

Il dipinto è dell'autore che chiede irrimediabilmente e presuntuosamente scusa a Giacomo Leopardi sia per quel, pur breve, passaggio sulla natura matrigna, sia per la sicumera del testo che il poeta considererebbe non degna di nota, semmai solo di commiserazione. Filosofia d'accatto: è che, per fortuna o purtroppo, l'autore ci crede. 

Marco Celati

Articoli dal Blog “Raccolte & Paesaggi” di Marco Celati